Mille spettatori era solo l’antipasto. Era prevedibile che i grandi club di Serie A non si sarebbero accontentati della riapertura simbolica degli impianti ottenuta già nel weekend di esordio del campionato grazie alla spallata delle Regioni. Il forcing di presidenti e governatori si fa sempre più insistente, tanto che il governo (o almeno una sua parte, quella più prudente che fa capo a Roberto Speranza) è costretto ad alzare le barricate: “Oggi la priorità sono le scuole e non gli stadi”, ammonisce il ministro della Salute, dopo però che il suo stesso vice Pierpaolo Sileri aveva parlato di 25mila spettatori all’Olimpico e pure il titolare dello Sport Spadafora aveva lanciato segnali incoraggianti. L’obiettivo è tornare ad avere almeno qualche migliaio di tifosi negli impianti, non un numero fisso ma una percentuale, da declinare a seconda delle varie situazioni. E rigorosamente bardati di mascherina. Come? Con un nuovo protocollo, che oggi riceverà l’ok della Conferenza Stato-Regioni ma su cui ancora si deve pronunciare il Comitato tecnico-scientifico. Quando? Prima possibile nelle intenzioni dei club, disperati per i conti in rosso, probabilmente dalla prima o la seconda settimana di ottobre.

Il protocollo: blocchi da mille e mascherina obbligatoria – C’è un nuovo documento che dovrebbe permettere il ritorno dei tifosi allo stadio, non solo per la Serie A, ma per tutte le competizioni e manifestazioni sportive. Non è il dossier preparato dalla Lega calcio, che puntava ad ottenere una capienza ridotta del 30-40%, considerata per il momento ancora irrealizzabile. È una bozza preparata proprio dal governo, 3 pagine, valide per tutti, che punta a superare il tetto di mille spettatori ma al contempo a mantenerlo. Gli impianti, infatti, saranno suddivisi in “blocchi funzionali” in grado di ospitare al massimo mille persone: ogni blocco dovrà avere un accesso/uscita totalmente separato ed indipendente e che possa usufruire in via esclusiva dei servizi accessori. Tanti piccoli “compartimenti stagni”, attraverso cui dovrebbe essere possibile allargare il numero delle presenze e al contempo evitare assembramenti. Così si potrà raggiungere il target massimo del 25% della capienza.

Certo, poi bisognerà vedere caso per caso come potrà essere applicato il protocollo: a San Siro, ad esempio, se si volessero utilizzare i macro-settori tra i tre anelli come divisione, si otterrebbero 11 “blocchi” e quindi massimo 11mila spettatori (il 25% invece è 19mila). All’Olimpico tra curve, tribune e distinte i blocchi sarebbero solo 6. Ma il calcolo è solo orientativo perché il documento definisce il “blocco” come “una tribuna o parte di tribuna”, quindi teoricamente è possibile ricavarne anche di più. Tutto dipenderà dall’organizzazione dei club e dalla capacità di rispettare le regole. Il dossier ne fissa anche altre, generali di comportamento per i tifosi: solo posti seduti, niente striscioni e bandiere, mascherina obbligatoria per tutta la durata dell’evento.

Più Inter-Milan che Roma-Juve – L’altra grande domanda è quando gli stadi potranno tornare a riempirsi. I patron se lo chiedono in continuazione, ossessionati dalle perdite (i ricavi da stadio valgono oltre 400 milioni a stagione per la Serie A). Una dichiarazione un po’ fraintesa del viceministro Sileri sulla possibilità per l’Olimpico di arrivare a 25mila spettatori ha alimentato l’ipotesi che l’apertura potesse esserci già per Roma-Juve, big match di domenica sera. È quasi impossibile che accada, il protocollo ancora deve essere approvato: oggi l’ok della Conferenza Stato-Regioni è praticamente scontato, molto meno quello del Comitato tecnico-scientifico che si pronuncerà domani. Anche dovesse arrivare il via libera, non ci sarebbero i tempi per un’organizzazione così complessa. Il lavoro del governo ha l’orizzonte di ottobre, quando per altro ci sarà da rinnovare il Dpcm (che scade il 7): il weekend successivo c’è la sosta per le nazionali e la Serie A non gioca, così il primo grande appuntamento con i tifosi diventerebbe il derby di Milano, Inter-Milan, in calendario sabato 17. Ma c’è anche chi sogna di bruciare i tempi e anticipare l’apertura alla prima di ottobre (bisogna capire però come conciliarla col vecchio Dpcm in vigore). Ci sono Lazio-Inter e Juve-Napoli quel weekend. I presidenti hanno fretta, gli stadi sono pronti a riabbracciare i loro tifosi. Contagi permettendo.

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