Ennesima sentenza ribaltata per Maurizio Venafro, l’ex braccio destro di Nicola Zingaretti in Regione Lazio. Coinvolto in uno dei filoni del processo Mondo di mezzo, era stato assolto in primo grado, poi la corte d’appello di Roma aveva deciso di condannarlo a un anno di reclusione (con pena sospesa) per turbativa d’asta. Ora la Cassazione ha deciso di tornare al punto di partenza, assolvendolo da tutte le accuse. I fatti contestati si riferivano all’affidamento della gara d’appalto per l’assegnazione del servizio Cup della Regione nel 2014, cioè il sistema di prenotazione di visite, esami diagnostici e specialistici nelle diverse Aziende ospedaliere del territorio. I giudici di piazza Cavour hanno disposto anche un nuovo processo per Mario Monge, dirigente della cooperativa Sol.Co., condannato a un anno e 4 mesi per la stessa vicenda.

Le vicissitudini giudiziarie di Venafro risalgono al 2014, quando venne iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Roma nell’ambito di un filone dell’inchiesta Mafia capitale (su cui poi la Cassazione è intervenuta, escludendo l’aggravante mafiosa per i vari imputati). L’ipotesi dei pm è che l’allora capo di gabinetto di Zingaretti avesse giocato un ruolo nella gara per l’assegnazione del servizio Cup, “in un’ottica di spartizione tra cooperative vicine ad ambienti di destra e di sinistra”. Appalto che era stato revocato dalla Pisana dopo i primi arresti nel dicembre del 2014. Assolto con formula piena dal tribunale di Roma, in appello la corte ha poi deciso di condannarlo a un anno di reclusione. Ora la Cassazione ha messo la parola fine al suo iter giudiziario.

“La Procura di Roma viene ancora una volta smentita e questo verdetto della Cassazione dimostra che Maurizio Venafro è stato ingiustamente perseguitato”, ha dichiarato l’avvocato Maurizio Frasacco, che insieme a Giampiero Mendola ha difeso Venafro in Cassazione. “Adesso aspettiamo di leggere le motivazioni della suprema Corte – spiega – per rivelare le gravi anomalie di questo processo”.

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