Gli incendi in California sono diventati ormai un triste appuntamento fisso, dato che ogni autunno le foreste da Los Angeles a San Francisco vanno a fuoco a causa dell’aumento delle temperature e per altri fattori riconducibili ai cambiamenti climatici. Fra i soccorritori al lavoro per arginare gli incendi ci sono anche i detenuti delle prigioni californiane. Si tratta di reclusi che hanno aderito al Conservation Camp Program che dal 1915 mette a disposizione dello Stato i carcerati arruolabili per le emergenze. Un progetto di reinserimento all’apparenza virtuoso che recentemente ha attirato alcune critiche per la paga misera ricevuta dai partecipanti.

I prigionieri-Vigili del Fuoco (le persone condannate per crimini violenti, incluso omicidio, sequestro di persona e reati sessuali, sono escluse) mettono a rischio la loro vita per pochi dollari. E quando non ci sono, come capita in questo periodo dopo che numerosi detenuti sono stati mandati a casa per contrastare la diffusione di Covid-19 nelle carceri, i danni degli incendi si moltiplicano. Mentre ettari di terreno continuano a bruciare, soprattutto nell’area settentrionale dello Stato, il governo locale è alla prese con le accuse di aver sfruttato i detenuti per anni: la paga fra i 2 e i 5 dollari al giorno (più un dollaro l’ora durante il coinvolgimento attivo nelle azioni antincendio) è reputata troppo bassa da varie associazioni che si battono per i diritti dei reclusi. Inoltre, il fatto che fino a poco fa gli iscritti al programma non potessero lavorare come firemen una volta scarcerati, in base a leggi che impediscono l’assunzione di persone con precedenti penali per determinati impieghi, ha posto nuova attenzione su questa forza lavoro quasi invisibile.

“Se come prigionieri stiamo mettendo in pericolo la nostra vita insieme ad altri Vigili del Fuoco, dovremmo ottenere la stessa paga, non guadagnare un dollaro l’ora – ha detto l’ex detenuto Rasheed Lockheart – Ci sono lavori all’interno della prigione che vengono pagati più di quanto ci danno per stare là fuori rischiando la vita”.

Secondo i dati raccolti dal quotidiano della capitale Sacramento Bee, ci sono circa 4mila carcerati al lavoro per combattere gli incendi in California. Come i normali vigili del fuoco, questi uomini abbattono alberi con seghe e asce per limitare la diffusione delle fiamme. Vi sono inoltre alcune decine di donne provenienti da carceri femminili che svolgono mansioni simili di contenimento. Grazie a una recente delibera, una volta terminata la pena queste persone potranno finalmente accedere ai corsi per diventare vigili del fuoco a tutti gli effetti e lavorare in una caserma. “Il Conservation Camp Program è vecchio di decenni e necessitava da tempo di una riforma. Ai detenuti che sono stati in prima linea combattendo i gravi incendi non dovrebbe essere negato il diritto di diventare in seguito un vigile del fuoco professionista. Ho firmato la legge AB2147 che lo permetterà”, ha twittato il governatore democratico della California Gavin Newsom. Una buona notizia che rende il reinserimento dei partecipanti più facile, ma resta il problema della retribuzione e della dipendenza da questi lavoratori, rei ma allo stesso tempo necessari per salvare la California dalle fiamme.

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