“Ngolo Kantè al Crotone” o “Firmino allo Spezia”: titoli da pagina di meme più che da fantamercato in ogni caso impensabili oggi per un media sportivo vero. Impensabili sì, perché in un calciomercato in cui i botti sono veramente pochi squadre piccole che hanno come obiettivo dichiarato quello di salvarsi non potrebbero neppure nei migliori sogni permettersi big come Kantè, come Firmino, o come tutti gli altri che possono essere annoverati tra i “top player”.

Tigana al Lecce” è un titolo equiparabile a quelli di sopra, con una differenza però: che 35 anni fa è uscito davvero sui giornali italiani e non era una bufala. Sì, perché all’apice della sua carriera, dopo aver vinto un Europeo da protagonista assoluto accanto a Platini e considerato uno dei migliori mediani al mondo, il francese con origini maliane è stato sul punto di venire in Italia: non alla Juve, al Milan, all’Inter, al Napoli di Maradona o alla Roma di Falcao…ma appunto al Lecce.

Il Lecce neopromosso del presidente Jurlano, con mister Fascetti in panchina e soprattutto con il mitico direttore sportivo Mimmo Cataldo. Ecco, titoli come “Tigana al Lecce” e la loro effettiva veridicità negli anni 80 e 90 erano legati all’esistenza di figure come Cataldo: a curriculum nessun corso altisonante, nessun master in “management del mercato calcistico” o stage in questa o quella potentissima agenzia di scouting, ma solo la voce “Capisce di pallone”. Ex arbitro, scomparso 10 anni fa a 85 anni, ha portato al Via Del Mare i vari Antonio Conte, Moriero, Pasculli, Barbas, Pasquale Bruno, Mazinho.

Nell’estate dell’85 al Lecce neopromosso che servono due mediani e con due slot per gli stranieri liberi Mimmo Cataldo vuol assicurare il meglio al suo Lecce: punta Alemao già nel giro della nazionale brasiliana, Whiteside da anni pilastro dello United e appunto Tigana. Quello che piace di più è proprio il francese: mai domo, eppure elegantissimo, tanta quantità, ma pure intelligente e in grado di giocare di classe. Spalla perfetta di Platini e mai desideroso di offuscarne la maestà: tant’è che nati a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, si narra che a una pomposa festa di “Le Roi” il buon Jean portò con se una candelina, mettendola su un pasticcino e festeggiando così, in disparte.

Cataldo sa che inserire Tigana in squadra permetterebbe a una neopromossa come il Lecce di affrontare al meglio un campionato difficile come quello di Serie A. A Tigana, campione d’Europa, amico di Platini che già regnava in Italia e dunque aveva tutta la possibilità di spiegargli che la Juve era la Juve e il Lecce il Lecce, andava benissimo trasferirsi in Salento e aveva già dato il suo benestare. Fatto l’accordo pure sul prezzo del cartellino: un miliardo e duecento milioni, è fattibile anche per una neopromossa.

A quel punto Jurlano, Fascetti e Cataldo si lustrano le mani, le voci corrono e i giornali titolano: “Tigana al Lecce”.
Ma Bez, compianto presidente del Bordeaux ricordato per i baffoni e anche per la sua estemporaneità, decise di chiedere più del quadruplo, cinque miliardi. Naturalmente a quel prezzo non se ne fece nulla, con Mimmo Cataldo che si defila, lui sì, con signorilità: “Anche i poveri hanno una dignità”.E mentre gli telefona addirittura il procuratore di Bobby Robson, per proporgli di portare al Lecce il suo assistito, Cataldo bada al sodo e non rincorre più sogni: prende Barbas e Pasculli. Il Lecce retrocederà: chissà se con Tigana sarebbe andata diversamente.

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