“Non vogliamo essere chiamati angeli o eroi, ma vogliamo la firma di un nuovo contratto. La aspettiamo da 14 anni”. Corrado è un infermiere del reparto di chirurgia di una clinica privata lombarda. Ha lavorato nei reparti Covid ammalandosi: “Non ci siamo mai tirati indietro”, racconta pensando alle difficoltà vissute in primavera. Guadagna 1300 euro netti al mese: “La stessa cifra di 14 anni fa”. Per questo oggi è sceso in piazza insieme ai tanti suoi colleghi aderendo allo sciopero nazionale della sanità privata promosso da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl. Un comparto che è formato da 100mila lavoratori in tutta Italia, più della metà nella sola Lombardia. “Le bollette sono aumentate, la spesa pure, ma i soldi che prendo sono gli stessi – spiega Cinzia, infermiera di un’azienda privata convenzionata – ci siamo messi in gioco con le nostre famiglie durante l’emergenza senza mai smettere e veniamo ricompensati così”. I sindacati puntano il dito contro le controparti datoriali Aris e Aiop che “dopo 14 anni di blocco contrattuale, tre anni di dure trattative e la pre-intesa finalmente raggiunta il 10 giugno scorso, non hanno poi siglato definitivamente il Contratto nazionale dietro pretesti senza fondamento”. Ma c’è un’altra contraddizione che fa arrabbiare i lavoratori: “Come mai i bilanci sono positivi, l’azienda cresce, spende e fa ospedali e noi non prendiamo mai nulla?”.

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