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Permesso premio al mandante dell’omicidio del giudice Rosario Livatino: è polemica

L'ergastolano Giuseppe Montanti, 64 anni, ha usufruito del permesso premio della durata di nove ore e ha incontrato ieri, in una località segreta, il figlio maggiorenne. Il cugino del giudice assassinato: "E' un segnale che di questa concessione di beneficio si stia avendo notizia solo oggi a meno di una settimana dal trentennale delll'omicidio"
Permesso premio al mandante dell’omicidio del giudice Rosario Livatino: è polemica
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Ha usufruito del permesso premio della durata di nove ore e ha incontrato ieri, in una località segreta, il figlio maggiorenne. È polemica per il beneficio concesso a uno dei mandanti dell’omicidio del giudice Rosario Livatino, l’ergastolano Giuseppe Montanti, 64 anni, di Canicattì, in provincia di Agrigento. Dopo 20 anni di carcere duro, il detenuto ha potuto lasciare il carcere e stare con un proprio familiare. Si tratta del primo permesso di cui ha usufruito dall’ergastolo – inflitto nel 1999 dalla Corte d’Assise di Caltanissetta – e dalla successiva latitanza.

“E’ forse un segnale che di questa concessione di beneficio si stia avendo notizia solo oggi a meno di una settimana dal trentennale del vile e barbaro omicidio mafioso di un valido servitore dello Stato”, ha commentato Enzo Gallo, cugino del giudice Livatino. Il permesso premio è stato concesso, dalla magistratura di Sorveglianza di Padova, proprio nella settimana delle commemorazioni per l’omicidio del giudice Livatino, avvenuto il 21 settembre del 1990. Montanti ha ottenuto il permesso anche grazie alla sentenza della Consulta di qualche mese fa sui reati ostativi e i permessi. Nel decreto del magistrato si fa proprio riferimento alla sentenza della Corte di Cassazione del 2020 in cui si afferma “la non necessità della confessione del reato per ottenere il permesso-premio“. Il dipartimento della amministrazione Penitenziaria (Dap), con nota del 30 aprile 2019, evidenziava che “non ha mai collaborato” e concludeva “che non si può escludere eventuale ulteriore collegamento con ambienti devianti esterni”.

Il magistrato di Sorveglianza di Padova ha anche chiesto parere alla Questura di Agrigento che ha messo nero su bianco (il 27 gennaio 2020) come l’organizzazione di Montanti, la Stidda, sia “sul piano organizzativo non del tutto disarticolata e tutt’ora operante nel territorio di Agrigento”. L’uomo venne arrestato dopo la condanna del 1999 e a seguito di un periodo di latitanza ad Acapulco, in Messico. La figlia era in viaggio di nozze ad Acapulco e gli agenti della sezione criminalità organizzata della polizia e della Squadra Mobile di Palermo che avevano seguito la coppia riuscirono ad intercettare l’uomo che era latitante dal 1994. Montanti veniva, allora, indicato da numerosi collaboratori come un esperto di esplosivi: ”Veniva contattato dalle cosche – hanno detto i pentiti – per confezionare ordigni”.

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