Prima in classifica, ancora una volta, ma è un primato di cui non è il caso di andare fieri. Nel 2018 l’Italia è il Paese dell’Unione europea con il record nell’evasione dell’Iva in valore nominale. Il dato emerge dal rapporto della Commissione Ue, che spiega come tutti i Paesi dell’Unione, nello stesso periodo di tempo, hanno perso in totale 140 miliardi. Una cifra destinata ad aumentare nel 2020, arrivando a quota 164 miliardi a causa della crisi collegata all’epidemia di coronavirus.

La maglia nera per l’Italia vuol dire che lo Stato ha perso 35,4 miliardi di imposta sul valore aggiunto. Seguono il Regno Unito, che nel 2018 era ancora nell’Unione europea, con 23,5 miliardi, e la Germania 22,1 miliardi. Sempre nel 2018 Roma è quarta nella classifica che misura il divario tra gettito previsto e riscosso con il 24%, dietro solo a Romania (33,8%), Grecia (30,1%) e Lituania (25,9%). Germania e Regno Unito, invece, sono dietro visto che hanno un’economia più grande di quella italiana con un Vat gap (che misura la differenza tra gettito previsto e riscosso) rispettivamente dell’8,6% e del 12,2%. La Francia subisce un danno del 7%, pari a 12,7 miliardi. La Spagna, invece, fa registrare un dato intorno al 6%, con circa 4,9 miliardi di euro di imposte sottratte al fisco.

“I dati di oggi dimostrano che gli sforzi per chiudere le opportunitò di frode ed evasione dell’Iva stanno facendo progressi graduali, ma anche che c’è’ ancora molto lavoro da fare”, ha commentato il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni. “La pandemia di coronavirus ha drasticamente modificato le prospettive economiche dell’Ue ed è destinata a colpire duramente anche il gettito dell’Iva. In questo momento più che mai, i paesi dell’Ue non possono permettersi tali perdite. Ecco perchè dobbiamo fare di più per intensificare la lotta contro la frode all’Iva con rinnovata determinazione, semplificando al contempo le procedure e migliorando la cooperazione transfrontaliera”, ha aggiunto.

Tra i dati del 2017 e quelli del 2018 per il nostro Paese è cambiato poco è: il gap tra gettito previsto e introiti effettivi si è ridotto dello 0,2%: dal 24,7% è passato al 24,5%. Il danno economico, invece, è addirittura aumentato da 35,3 a 35,4 miliardi. Ma il trend, sottolinea la Commissione, è comunque in calo progressivo dal 2014 (29,9%). Anche in Europa prosegue il calo: nel 2018 è sceso di un miliardo, nel 2017 era calato quasi di tre. L’andamento positivo, spiega Bruxelles, dovrebbe continuare nel 2019 ma “è probabile che il Coronavirus lo inverta” per il 2020. Restano forti le divergenze tra gli Stati membri: nel 2018 il gap va dallo 0,7% della Svezia al 33,8% della Romania. I più bassi in Croazia (3,5%) e Finlandia (3,6%), i più alti in in Romania (33,8%), Grecia (30,1%), e Lituania (25,9%).

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