Il Recovery fund? “Ci potremo ritenere appagati tutti solo quando i 209 miliardi verranno spesi e non sarà sprecato un solo euro“. Cosa ci sarà dentro nel Recovery Plan? “Anche un progetto significativo per Roma. Dobbiamo pensare anche a uno statuto, anche normativo della Capitale. Dobbiamo mettere Roma in condizione di migliorare tutte le sue performance”. Il rapporto tra i due alleati di governo, cioè 5 stelle e Pd, impensabile solo 13 mesi fa? “Ci stiamo amalgamando sempre di più e stiamo lavorando sempre meglio. Stiamo vivendo un’esperienza di governo che sta ottenendo risultati mai raggiunti prima in un contesto internazionale difficile”. È un Giuseppe Conte perfettamente a suo agio quello che compare per la prima volta a una festa del Pd. Il capo dell’esecutivo commenta anche in chiave positiva la decisione della Francia di ridurre la quarantena da 14 a 7 giorni: “È una prospettiva importante. Se dovessimo ridurre la quarantena si ridurrebbeero anche i costi sociali ed economici“.

“Se mi sento a casa qui? Applausi calorosi” – Invitato dai dem di Modena alla loro festa dell’Unità, il premier è stato accolto dagli applausi. Salutati i rappresentanti delle istituzioni – il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli, il prefetto Pierluigi Faloni e il presidente della Provincia, Gian Domenico Tomei – Conte si è incamminato verso l’area dedicata ai dibattiti strappando un ‘”bravo presidente“, urlato da una persona a bordo viale. Nell’area dibattiti è stato accolto da un altro applauso. “E’ la mia prima Festa dell’Unità in assoluto. Sono qui per essere intervistato. Se mi sento a casa mia qui? Gli applausi sono stati belli, sentiti e calorosi”, sono le parole che ha scelto come esordio del suo intervento.

“Rimpasto? Termine vecchiotto” – Poi, intervistato dalla giornalista Maria Latella, ha ripercorso tutti i dossier più delicati dell’autunno. A cominciare da un rimpasto in caso di sconfitta alle regionali: “E’ termine un pò vecchiotto, un pò logoro. Il fatto che se ne parli continuamente sulla stampa non vuol dire che può essere imposto nell’agenda di governo: non funziona così”. Quindi il premier è tornato a mettere le mani avanti in previsione di un turno elettorale durante il quale – Liguria a parte – le forze di governo si presentano alle regionali separate, nonostante il suo appello. “Non vivo nell’iperuranio, non ho pensato che dal mio invito nascesse un dialogo in cui si chiudessero delle alleanze in alcune Regioni dove non si erano chiuse”, dice l’inquilino di Palazzo Chigi. “Ciononostante – ha aggiunto – io credo semplicemente che da esperienze positive che si consolidano negli anni possano nascere prospettive più durature, non voglio dire organiche. Anche perché c’è un centrodestra unito. Presentarsi in modo sparpagliato significa presentarsi in modo impari. E’ questo il ragionamento che ho fatto e non ci rinuncio affatto”. Sul fronte politico, invece, utilizza parole al miele per gli alleati, soprattutto per il padrone di casa, Zingaretti: “Con Nicola ci sentiamo spesso. Qualche volta il giornali fanno il gioco della freddezza. Francamente non ho mai avuto uno screzio, è una persona leale e schietta”, dice Conte. Che poi è tornato a smentire qualsiasi attrito con Mario Draghi, come già aveva fatto alla Festa del Fatto Quotidiano: “Sono stato spesso sollecitato a esprimermi su Draghi e si vuole pubblicamente creare una rivalità che non esiste”.

“Recovery? Non sarà sprecato un solo euro” – Poi, sempre parlando di regionali, ne approfitta per portare la discussione sul Recovery plan: “Vorrei non perdessimo di vista che queste elezioni intervengono in un momento della nostra storia che non si era mai verificato. Stiamo venendo fuori dalla fase più acuta di una pandemia, abbiamo ottenuto un Recovery Fund da 209 miliardi, il governo ha un obbligo morale di portare a casa questo piano di ricostruzione e realizzarlo. Ben vengano tutte le competizioni ma non perdiamo di vista che io ho questo obbligo di portare a casa questo risultato. Non verrà sprecato un solo euro”, scandisce il presidente del Consiglio. E siccome pochi giorni fa pure Sergio Mattarella ha chiesto rapidità nei piani italiani, il premier ci tiene a dire che “il Recovery plan italiano non è in ritardo ma rispetta la tabella di marcia dell’Ue e soprattutto sarà forte e robusto, con l’obiettivo di avviare riforme strutturali. Dunque, niente spese correnti, niente rivoli. Dietro ci deve essere un progetto per il Paese anche sul fronte delle infrastrutture, del lavoro e dell’eliminazione delle diseguaglianze”, ha aggiunto ricordando che nei primi mesi del 2021 saranno definiti i progetti che entro il 15 ottobre saranno indicati per grandi linee. Inevitabile, discutendo di Recovery, la domanda sul Mes con la citazione della posizione del Pd: “La posizione di Zingaretti sul Mes la conosco, e io sono consapevole che c’è un dibattito in corso, non lo nego. Il mio è un atteggiamento molto laico, non è ‘Mes sì-Mes no’ a prescindere. Stiamo elaborando dei progetti, elaboriamoli, vediamo cosa serve alla sanità. E poi come un buon padre di famiglia, valutiamo i flussi di cassa e decidiamo di conseguenza. In questo momento né io né Gualtieri ci sentiamo di dire sì o no”. In ogni caso “se ci sarà bisogno lo valuteremo assieme e proporrò una soluzione al Parlamento. Esamineremo nel dibattito parlamentare, in massima trasparenza i regolamenti legati al Mes“.

“Per la scuola 70mila nuovi docenti” – Con il ritorno a scuola alle porte, ovviamente, il premier è stato incalzato su uno degli elementi fondamentali che dopo il lockdown simboleggia il ritorno alla normalità. “Abbiamo lavorato tutta l’estate a tempo pieno sul dossier scuola. Ci sono 70mila nuovi docenti per l’emergenza, e abbiamo un piano per immettere a tempo pieno 160mila docenti. A chi ci critica dico: ma negli anni scorsi perché non avete fatto nulla per la scuola?”, sono le parole del premier. Che ha raccontato: “Ho spiegato a mio figlio, 13 anni, tornerai a scuola, è una grande sfida. In Francia e Germania molte hanno già richiuso. Se un tuo compagno è positivo saranno ricostruiti i contatti stretti e scatterà una cautela: starete a casa per il tempo necessario. Al momento sono 14 giorni, alcuni Paesi stanno pensando di ridurre. Noi abbiamo predisposto tutte le cautele”. Sui banchi, invece, l’inquilino di Palazzo Chigi ci ha tenuto a far notare come l’Italia sia l’unico Paese ad averli sostituiti: “Ma questo anche perché a scuola c’erano ancora i banchi di mio nonno”.

“Salvini? Non può mancare a nessuno” – Spazio, ovviamente, anche ai tre dossier più delicati: Autostrade, Ilva e Alitalia. “Possiamo dire che con Autostrade avevamo un rapporto concessorio che si è trascinato in modo iniquo e squilibrato per lo Stato? Li abbiamo costretti a mettersi intorno a un tavolo. Abbiamo avuto un negoziato in cui se non fossimo stati testardi fino alla morte non avremmo portato a casa nulla”, ha detto Conte. Che poi ha rivendicato la necessità “di avere un vettore di bandiera, che è importante. Non possiamo affidare il trasporto aereo solo al libero mercato. Dobbiamo avere una compagnia di bandiera forte. Ma non vogliamo un carrozzone di Stato. Abbiamo creato le premesse per creare una nuova Alitalia, perseguendo l’equilibrio economico e finanziario”. Per l’ex Ilva, invece, serviva “un partner industriale, in Italia non si è fatto avanti nessuno. Abbiamo bisogno di Arcelor Mittal. E’ entrata la parte pubblica, loro hanno fatto retromarcia. A novembre scadono gli impegni per rilanciare la transazione energetica, dobbiamo avere il tempo”. Taranto, ha ripetuto Conte, “sarà il polo siderurgico verde“. Chiusura su Matteo Salvini, l’ex alleato di governo. “Se mi manca? Non può mancare a nessuno, visto che parla tanto e continuamente”, la battuta conclusiva del premier.

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