Uno sconto di pena, quello previsto per legge per tutti i detenuti. Cesare Battisti, ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo condannato all’ergastolo ed estradato dal Brasile dopo un lungo confronto, finora “nel corso della carcerazione subita ha dato prova di partecipazione all’opera di rieducazione, facendo, inoltre, registrare una condotta regolare”. Ed è per questo il magistrato di Sorveglianza di Cagliari, Maria Cristina Lampis, ha concesso all’ex terrorista dei Pac la liberazione anticipata, ossia i “45 giorni di riduzione pena” previsti per ogni semestre scontato in caso di buona condotta. Gli è stata concessa per i due semestri scontati da gennaio 2019 a gennaio 2020. Quindi non una scarcerazione.

Per l’avvocato Davide Steccanella a Battisti si sta continuando, intanto, ad applicare un isolamento in carcere illegittimo. “Sconcerta – spiega il difensore – l’assenza assoluta di risposte all’istanza presentata dalla difesa a tutti gli organi competenti ancora il 18 maggio, in cui si denunciava la situazione di illegittimo isolamento, e vanamente reiterata il 12 giugno. Assenza di risposte che impedisce anche il minimale diritto di impugnare qualsivoglia provvedimento amministrativo”. La concessione della liberazione anticipata per il corretto comportamento di Battisti “evidenza ancora di più la incomprensibile contraddizione del ministero – afferma l’avvocato – che continua a classificare come pericoloso terrorista un soggetto che ha commesso l’ultimo fatto per cui è intervenuta condanna nel 1979 e in ben diverso contesto storico e sociale del nostro Paese”.

Battisti, condannato all’ergastolo per 4 omicidi e arrestato nel 2019 dopo 37 anni di latitanza, da oltre 1 anno e mezzo è in isolamento diurno nel carcere di Oristano. Il detenuto, che ha ammesso i quattro omicidi per cui è stato condannato, aveva iniziato uno sciopero della fame. “Avendo esaurito ogni altro mezzo per far valere i miei diritti, mi trovo costretto a ricorrere allo sciopero della fame totale e al rifiuto della terapia” scrive in una lettera inoltrata al suo legale. La morsa del Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) – scrive Battisti nella lettera – messa puntigliosamente in esecuzione dalla autorità del carcere di Oristano, ha resistito provocatoriamente a tutti i miei tentativi di far ripristinare la legalità, e la dovuta concessione dei diritti previsti in legge, ma sempre ostinatamente negati. A nulla sono valse le mie rimostranze scritte o orali rivolte a questa Direzione, al Magistrato di Sorveglianza, all’opinione pubblica. A Cesare Battisti non è nemmeno consentito sorprendersi se nel suo caso alcune leggi sono sospese: è quanto mi è stato fatto capire, senza mezzi termini, da differenti autorità”. “Pretendere un trattamento uguale a quello di qualsiasi altro detenuto – si legge ancora nella missiva – è una contesa continua, estenuante e che coinvolge gli atti più ordinari del mio quotidiano: l’ora d’aria; l’isolamento forzato e ingiustificato; l’insufficiente attendimento medico; la ritensione arbitraria di testi letterari; le domandine sistematicamente ignorate; oggetti di varia utilità e strumenti di lavoro negati, anche se previsti dall’ordinamento penitenziario, ecc”. Da qui l’annuncio dello sciopero della fame e del rifiuto delle terapie per malattie di cui soffre. Il tutto, scrive Battisti, “affinché sia disposto il mio trasferimento in una Casa di Reclusione dove mi siano facilitate le relazioni con i familiari e con le istanze esterne previste dall’ordinamento nonché i rapporti professionali atti al sostentamento e al reinserimento. Chiedo – conclude – inoltre che sia rivista la mia classificazione nel regime di Alta Sicurezza (AS2) per terroristi, in quanto non esistono più di fatto le condizioni di rischio che la giustificherebbero”.

La liberazione anticipata gli è stata concessa per i due semestri scontati da gennaio 2019 a gennaio 2020, l’ultimo dei quali era stato contestato lo scorso luglio da Battisti e dal suo avvocato Davide Steccanella con una denuncia per abuso d’ufficio alla Procura di Roma, perché ritenuto illegittimo. Proprio per questo motivo in mattinata era arrivato l’annuncio dell’ex terrorista che, tramite una lettera resa pubblica dal suo legale, aveva fatto sapere che “avendo esaurito ogni altro mezzo per far valere i miei diritti, mi trovo costretto a ricorrere allo sciopero della fame totale e al rifiuto della terapia“.

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