L’avvelenamento del dissidente russo Aleksej Navalny si è trasformato in un caso internazionale che rischia di sconvolgere i rapporti tra la Russia di Vladimir Putin, i Paesi europei e gli Stati Uniti. Al centro del nuovo braccio di ferro con Mosca è finito uno dei più importanti progetti infrastrutturali, sia per il Cremlino che per Berlino: il gasdotto Nord Stream 2. Dopo che oggi la Germania, con il portavoce della Cancelliera Angela Merkel, Steffen Seibert, ha fatto sapere di non escludere alcuna ipotesi sulle possibili conseguenze, nel dibattito è entrato con maggior irruenza il presidente americano, Donald Trump, che si è detto a favore dello stop al gasdotto russo-tedesco.

Il blogger oppositore di Vladimir Putin, che è ancora ricoverato all’ospedale Charité di Berlino dopo un trasferimento aereo avvenuto 18 giorni fa per evitare di essere curato nelle strutture russe, è uscito oggi dal coma farmacologico nel quale era stato messo 18 giorni fa, poco dopo il suo avvelenamento. È reattivo, secondo quanto comunicano i medici tedeschi che hanno trovato nel suo organismo tracce dell’agente nervino Novichok, lo stesso utilizzato contro l’ex spia russa Sergei Skripal e sua figlia in Inghilterra nel 2018.

Ma il suo caso è ormai diventato un elemento che rischia di influire sulle strategie energetiche e geopolitiche della Germania e degli altri Paesi europei. Berlino predica cautela, nonostante le dichiarazioni esplicite del ministro degli esteri, Heiko Maas (“Mosca non ci costringa a bloccare il Nord Stream”), che aveva chiesto spiegazioni immediate al Cremlino sottolineando che la realizzazione del gasdotto coinvolge più di 100 aziende in 12 Paesi europei, di cui circa la metà in Germania. “Chiunque ne richieda lo stop – ha ammonito il capo della diplomazia – deve essere consapevole delle conseguenze“.

Conseguenze economiche sia per Mosca che per Berlino, visto che il progetto parte dalle coste russe sul Mar Baltico per arrivare su quelle tedesche, anche se sia in Germania, anche dentro la Cdu, che in Europa, soprattutto tra i Paesi dell’est, non sono pochi coloro che cercano di ostacolare l’opera, ritenuta un altro rischioso legame con la Russia di Putin. E tra chi intende impedire che i rapporti tra Paesi europei e Mosca si rinsaldino, oltre a proporsi come fornitore del proprio shale gas, c’è sicuramente Donald Trump che, non a caso, è subito intervenuto nel dibattito: “Sono a favore” dello stop al Nord Stream 2, ha detto ricordando di essere stato “il primo a sollevare la questione del Nord Stream. Noi proteggiamo la Germania dalla Russia e Berlino paga milioni di dollari a Mosca per la sua energia”.

Anche per la delicatezza del tema, Angela Merkel sta tentando di tenere la questione Navalny e quella legata al gasdotto separate. La posizione assunta con forza, fin dalle prime ore, a sostegno del blogger dissidente, tanto da offrire insieme alla Francia la possibilità di cure nel Paese, si scontra con gli affari economici in campo energetico che collegano Mosca a Berlino e che creano alla leader Cdu non pochi grattacapi anche all’interno del partito. Così, prima di qualsiasi decisione, il governo ha fatto sapere che si consulterà con i partner europei.

Ma la risposta del Cremlino, attesa dalla Germania, non cambia. Putin si è chiamato fuori dal caso e non ha ammesso alcuna responsabilità. Anzi, ha accusato Berlino di non aver fornito alcuna prova sull’avvelenamento. “I tentativi di associare la Russia a quanto accaduto sono per noi inaccettabili”, ha sottolineato il portavoce del presidente Dmitri Peskov.

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