In questo periodo si parla molto di scuola, per fortuna. Meno di università, anche se presto torneremo in aula pure noi. Molti atenei nel mondo, come Cambridge, hanno annunciato che manterranno la didattica a distanza ancora per mesi. Cosa faremo in Italia? Vi racconto cosa accadrà all’Università di Bologna, dove insegno, che è stata fra le prime, in marzo, ad avviare le lezioni online.

Durante il lockdown, ci siamo tutti adattati rapidamente a fare lezioni, esami e lauree online, comprendendo che alcune tecnologie digitali avrebbero potuto essere usate proficuamente anche dopo il periodo emergenziale. Ma la didattica più piena ed efficace, quella che, ora dopo ora, riesce a costruire una relazione positiva e dialogica con gli studenti e le studentesse, non può prescindere dall’aula, né dal fatto di incontrare i ragazzi di persona, anche singolarmente in molti casi. La didattica, infatti, si nutre di relazioni umane, di incontri e presenze reiterate, il che vale e varrà sempre, a tutte le età e in tutti i settori.

Per questo a Bologna abbiamo fatto di tutto, dopo il lockdown, per organizzare il rientro in aula, nelle biblioteche, nei laboratori e nelle sale studio, garantendo la salute di tutti: studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo. E così faremo: dal 21 settembre torneremo in aula. I posti a sedere saranno tutti a debita distanza fra loro (ridotti del 50%), tutti dovremo indossare la mascherina negli spazi dell’ateneo, ovunque saranno a disposizione gel igienizzanti, seguiremo una segnaletica apposita per entrare e uscire dai vari ambienti.

Inoltre, poiché in aula ci staranno meno persone del solito, gli studenti useranno un’applicazione (è stata predisposta durante l’estate) per prenotare la frequenza ai vari corsi, aggiornandola ogni due settimane. Infine, prima, dopo e durante le lezioni, alcuni tutor e personale dedicato ci aiuteranno a evitare assembramenti e vicinanze eccessive.

E chi non potrà frequentare? Ebbene, le lezioni si svolgeranno in presenza, ma saranno anche connesse in remoto, e in diretta, agli studenti iscritti che per motivi di Covid o per altro non potranno venire a Bologna, in modo che tutti possano fruire dei corsi e sostenere gli esami anche a distanza.

A questo scopo, durante l’estate ogni aula è stata attrezzata con un monitor multitouch con pennino (oltre alla tastiera e al mouse), una document camera (mostra sullo schermo oggetti, immagini, fogli), un sistema di autotracking abbinato a una webcam (il/la docente può muoversi in aula e la webcam lo segue), un microfono wireless (la voce del/la prof arriva agli studenti in remoto come a quelli in aula), uno speaker che porta in aula la voce di chi sta a casa, rendendo possibile la partecipazione di tutti, presenti e assenti.

È questa la ricchezza che l’emergenza ci lascia e che rimarrà anche quando – speriamo presto – il Covid non sarà più temibile. Innanzitutto, d’ora in poi le lezioni saranno accessibili anche a tutti gli studenti e le studentesse che, per lavoro, salute o altro, non possono frequentare. Inoltre, le lezioni in presenza potranno essere integrate con parti in remoto, in cui si può ad esempio organizzare un lavoro di gruppo, un question time (i ragazzi in remoto fanno più domande e sono meno timidi), e mille altre attività che ogni docente e settore disciplinare può inventarsi.

L’emergenza, insomma, ha lasciato all’università una buona dose di innovazione, non solo per le tecnologie digitali, ma soprattutto in termini di creatività, apertura mentale, capacità di adattamento, sperimentazione di nuovi modi di stare in aula e online, di metterci in relazione gli uni agli altri: studenti con docenti e viceversa, studenti fra loro, docenti e personale tecnico-amministrativo e viceversa. Avremo ancora problemi? Certo, ma li affronteremo. Con ottimismo e creatività. Non vedo l’ora di cominciare.

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