Tutte le discoteche dovranno restare chiuse, le Regioni non potranno derogare alla decisione del governo e agli operatori del settore verranno riconosciuti contributi economici – inseriti già nel decreto Agosto – per la fine anticipata della stagione. E arriva anche una stretta sulle mascherine nei luoghi della movida. È questa la decisione maturata nel corso del vertice tra l’esecutivo e le Regioni, convocata dal ministro Francesco Boccia, alla luce dei dati del contagio (leggi il bollettino del 16 agosto) e delle immagini arrivate dalle sale da ballo dalla Riviera Romagnola alla Puglia nel week di Ferragosto.

La decisione (e i dubbi di 3 Regioni)
Ministri e governatori si sono riuniti alle 16.30 in videoconferenza per discutere, dopo il nulla di fatto di tre giorni fa, e quasi tutti i presidenti – a quanto apprende da fonti regionali Ilfattoquotidiano.it – si sono trovati d’accordo con la linea dell’esecutivo. Dubbi – ma si adegueranno – sono stati espressi solo da Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia e Puglia. Emiliano ha difeso l’apertura delle discoteche viste le misure già adottate negli scorsi giorni, Marsilio ha spiegato di non avvertire in Abruzzo il tema discoteche, mentre Fedriga ha chiesto misure nazionali contro tutti gli assembramenti e non solo per una categoria. Ma la stretta del governo è andata anche oltre e riguarda più in generale la movida: dalle 18 alle 6 del mattino sarà obbligatorio indossare mascherine nei luoghi e locali aperti al pubblico e nei luoghi in cui è più facile che si creino assembramenti.

Speranza: “Ripresa significativa, priorità alla scuola”
“Diamo un segnale al Paese che bisogna tenere alta l’attenzione”, ha detto Speranza secondo quanto si apprende. “La ripresa dei casi – ha aggiunto – è significativa anche alla luce dei contagi nel contesto europeo”. La priorità, ha spiegato il ministro della Salute, “deve essere riaprire le scuole a settembre in piena sicurezza” e “non possiamo vanificare i sacrifici fatti nei mesi passati”. Il ministro Boccia ha precisato che “restiamo uno dei Paesi più sicuri al mondo per la sicurezza sanitaria” e che “questa condizione non è casuale ma figlia dei sacrifici che abbiamo fatto e che vanno difesi”. Adesso, ha aggiunto, è il “momento di andare avanti ma limitando al massimo le attività che presuppongono contatti fisici e assembramenti incontrollabili”.

Patuanelli: “Non c’erano alternative, ora i ristori”
Stefano Patuanelli, anche lui presente al vertice, ha ammesso che il “danno atteso dalla chiusura delle discoteche è grosso ma non vedo alternative”. Quindi la promessa: “Faremo il possibile per dare un sostegno economico alle attività che avranno delle perdite, trovando delle poste di ristoro specifiche anche nel dl Agosto”. Apprezzamento per la scelta del governo arriva da Stefano Bonaccini che parla di “giusta proposta”, ma allo stesso tempo ha sottolineato: ” Il punto non sono solo i contagiati in discoteca, ma il tracciamento che comporta un presunto contagiato e sull’innalzamento dei contagi va fatto il tracciamento di chi rientra dall’estero. Vedere ragazzini all’estero che dicono ‘il Covid non c’è’ impone un nostro ulteriore impegno perché c’è una grave sottovalutazione“.

Le proteste delle associazioni di categoria
Proteste sono arrivate da Silb Fipe, l’associazione italiana delle imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo: “La discoteca – ha detto il presidente Maurizio Pasca – è un grandioso capro espiatorio. Noi non ci sentiamo responsabili. Osserveremo nei prossimi mesi se a discoteche chiuse il ‘contagiò si fermerà!’. Lo osserveremo attentamente. E agiremo di conseguenza”. Non si esclude un ricorso al Tar contro l’ordinanza di Speranza da parte delle associazioni di categoria che calcolano in circa 4 miliardi di euro i danni per il settore. “La discoteca è un luogo come altri – ha aggiunto Psca- Gestita da imprenditori che fanno rispettare le regole. I comportamenti non sono imputabili al luogo, bensì agli esseri umani che li compiono. Dentro una discoteca così come altrove”.

Sì a misure più restrittive
La strada della chiusura in tutta Italia è stata decisa dopo che le Regioni avevano stabilito regole diverse – e più o meno restrittive – nelle scorse settimane. La posizione sostenuta dagli esponenti dell’esecutivo è stata intransigente: le Regioni dovranno adeguarsi al Dpcm del 7 agosto scorso nella parte in cui prescrive che restino “sospese le attività” che “abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso”. Vietata ogni deroga al Dpcm. Così i dati quotidiani dei contagi – nonché l’impossibilità di fatto di rispettare le regole restrittive nelle discoteche aperte – hanno spinto definitivamente verso lo stop al ballo. E ai governatori è stata data facoltà di poter stringere ancora di più le maglie della movida se il quadro epidemiologico dovesse richiederlo.

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