E ora cosa succede al Barcellona? È la domanda più gettonata dopo l’umiliante 8-2 subito dal Bayern Monaco. Dopo la delusione per la mancata vittoria della Liga, l’eliminazione anticipata dalla Champions League potrebbe rappresentare la fine di un ciclo cominciato nel lontano 2006. Tra le voci di mercato su Messi e il caos dirigenziale di questi ultimi mesi, il Barcellona sembra essere arrivato a un bivio della propria storia. Il tecnico Setien non rimarrà. A chi verrà affidata la rifondazione? Xavi è il primo nome sulla lista, ma attenzione anche a Pochettino. Ogni decisione verrà presa lunedì prossimo, quando si svolgerà una riunione straordinaria d’emergenza per reimpostare il futuro del club.

Cinque anni senza vittorie in Champions – Dal 2006 al 2015 il Barcellona ha alzato ben quattro Champions League (2006, 2009, 2011, 2015). Quasi il 50% delle edizioni disputate. Rimanere senza vittorie per cinque anni di fila, quando si hanno questi numeri, fa un certo rumore. L’ultimo successo è quello di Berlino, quando la squadra di Luis Enrique vinse tre a uno contro la prima Juventus di Allegri grazie alle marcature di Rakitic, Suarez e Neymar (per i bianconeri pareggio momentaneo di Morata). Ma non è tanto la sconfitta il vero problema dei blaugrana, quanto il modo in cui questa è maturata. Togliendo l’eliminazione del 2016 per mano dell’Atletico Madrid di Simeone nei quarti di finale (2-1 all’andata per i catalani e 2-0 al ritorno per i Colchoneros), nelle ultime quattro edizioni l’uscita del Barcellona è sempre coincisa con una disfatta sportiva e mentale. Blackout ripetitivi che hanno coinvolto anche Lionel Messi, incapace di dare la carica e trascinare i compagni quando le cose si mettono per il peggio.

Nel 2017 desta impressione la superiorità della Juventus. Con due reti di Dybala e il sigillo di Pjanic, i bianconeri vincono tre a zero all’Allianz Stadium. Al ritorno si invoca la “remuntada” e invece finisce zero a zero senza rischi per la squadra di Allegri. L’anno dopo è la volta di un’altra italiana, la Roma. Alla vittoria per quattro a uno in Catalogna segue il blackout totale dell’Olimpico. Tre a zero della Roma, Messi che si aggira spaesato in mezzo al campo e giallorossi in semifinale dopo 34 anni grazie alle reti di Dzeko, De Rossi su rigore e al colpo di testa di Manolas a sette minuti dal termine. Forse è quello il momento della prima vera crepa sugli equilibri interni dei blaugrana. Il Barcellona già nel 2013 aveva ricevuto una dura lezione dal Bayern Monaco in semifinale (4-0 in Germania e 3-0 in Spagna), ma mai aveva subito una rimonta di queste dimensioni. L’anno dopo, se possibile, accade anche di peggio. Semifinale contro il Liverpool. All’andata Suarez e Messi dominano. L’argentino segna due reti (tra cui la numero 600 in carriera) e il Barcellona vince 3-0. Sembra finita ma ad Anfield Road gli spagnoli subiscono una delle rimonte più clamorose della storia della Champions League contro una squadra rimaneggiata per le assenze di Salah e Firmino. Quattro a zero per gli uomini di Klopp e la finale tutta inglese è servita.

Dal 2015 ad oggi le uniche soddisfazioni il Barcellona le ha raccolte sul territorio nazionale, con tre titoli, tre Coppe del Re e tre Supercoppe di Spagna. Un bottino di tutto rispetto per la grandissima maggioranza delle squadre ma non per chi è abituato a vincere abitualmente in campo internazionale. L’ennesima disfatta europea di ieri sera ha però il sapore dell’umiliazione. Una sconfitta che potrebbe aver messo la parola fine a un ciclo lunghissimo, aprendo una nuova fase della storia del Barcellona. Una fase in cui, forse, potrebbe non esserci posto nemmeno per il più forte giocatore del mondo.

I problemi interni di questi mesi – Ai risultati sportivi in campo europeo di questi anni si sono aggiunti anche problemi di natura più strettamente societaria. Soprattutto da inizio del 2020. Dalle indiscrezioni della stampa e le voci di dissidi tra Messi e la dirigenza blaugrana, si è passati agli scontri ufficiali. Come quello che ha visto protagonisti, nel febbraio scorso, l’ex difensore e attuale direttore sportivo Eric Abidal e l’argentino.

“Ho imparato molto in questi giorni. Se c’è qualcosa che ho imparato è che i problemi interni si risolvono all’interno, e non attraverso i media”. Così aveva risposto Abidal a Messi durante la presentazione del nuovo acquisto Martin Braithwaite. La questione riguardava l’esonero di Valverde del gennaio scorso. Al quotidiano Sport il Ds blaugrana aveva spiegato la decisione di allontanare Valverde, sostenendo che “molti giocatori non erano contenti e non lavoravano granché. Ho detto al club ciò che pensavo e che bisognava fare qualcosa”. Un’accusa anche ai giocatori. La risposta di Messi non si era fatta attendere ed era arrivata su Instagram: “Sinceramente non piace fare queste cose ma credo che ognuno debba essere responsabile delle proprie parole e farsi carico delle proprie decisioni. I giocatori per ciò che succede in campo, e infatti siamo stati i primi a riconoscere quando non abbiamo giocato bene. Però anche i responsabili della direzione sportiva devono assumersi le proprie responsabilità e soprattutto farsi carico delle decisioni che prendono. Da ultimo credo che quando si parla dei giocatori bisognerebbe fare i nomi perché altrimenti si finisce con lo sporcare tutti alimentando cose che si dicono e che non sono vere”.

Ma la scontro tra Abidal e Messi è solo la punta dell’iceberg dei problemi del Barcellona. Pochi giorni dopo la radio privata Cadena Ser rivela il presunto legame fra la dirigenza del Barcellona e l’impresa “I3 Ventures” che, dietro pagamento del club, per migliorare la reputazione del presidente Bartomeu e della Giunta direttiva sui social, creava account fittizi per screditare possibili avversari e, in alcuni casi, anche alcuni attuali giocatori come Piqué e Messi. È il cosiddetto “Barca-gate”. Il presidente Bartomeu ha negato tutto ma i sospetti sono rimasti e hanno alimentato un ambiente sempre più teso. Una vicenda che ha portato alle dimissioni del vice-presidente Emili Rousaud, del direttore finanziario Montserrat Font (nel club dal 2005) e altri cinque dirigenti, membri del Cda.

“Mi sembra chiaro – aveva dichiarato Rousaud a Rac1 – che qualcuno abbia messo le mani sulle casse del club. Non so se il presidente lo sapesse, ma non possiamo guardare da un’altra parte. La chiave sta nella frammentazione delle fatture e dell’audit. Se paghi un milione di euro per qualcosa che ne vale 100.000, qualcosa non va. E si è frazionato il pagamento di questo milione in cinque fatture da 200.000 euro per evitare i controlli: infatti c’è un’indagine in corso. Il tema dei social è qualcosa di sporco”. Dichiarazioni a cui il club aveva risposto con un comunicato nel quale si negava “categoricamente qualsiasi azione che possa essere descritta come corruzione, e pertanto si riserva il diritto di intraprendere le corrispondenti azioni legali”, derubricando le dimissioni come “rimodellamento del Consiglio di amministrazione” con “l’obiettivo di affrontare l’ultimo mandato con le massime garanzie, al fine di attuare le misure necessarie per preparare il futuro del club e superare le conseguenze della crisi sanitaria che stiamo vivendo”.

Addio delle ultime bandiere? – In questo caos dirigenziale e sportivo si inserisce inevitabilmente il mercato. Le voci di un possibile approdo di Messi all’Inter non accennano a spegnersi. La nuova residenza milanese del padre e la casa acquistata da Messi alla Torre Solaria, una zona residenziale di Porta Nuova, hanno dato maggior forza al sogno di vedere l’argentino indossare la maglia nerazzurra. Per ora non c’è niente di serio ma un domani chissà. D’altronde pareva impossibile anche il colpo Cristiano Ronaldo della Juventus. La sconfitta contro il Bayern Monaco potrebbe essere stata l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso, dopo gli screzi con Abidal e i problemi societario seguiti al “Barca-gate” di questa primavera. In più c’è la questione legata a un contratto in scadenza nel 2021 e ancora lontano dall’essere rinnovato. Molto comunque dipenderà dalle elezioni presidenziali che, probabilmente, verranno anticipate al marzo 2021. Attualmente le possibilità di una rielezione Bartomeu sono poche. Se Messi decidesse di andarsene il problema dell’Inter diventerebbe soltanto economico, anche se il gruppo Suning ha i mezzi per sostenere l’operazione ma solo a certe condizioni. Vista l’impossibilità di pagare una clausola rescissoria da 700 milioni, l’unica possibilità interista risiede nella scadenza naturale del contratto o in un accordo tra Messi e la dirigenza blaugrana per una cessione a un prezzo più basso (intorno ai 100 milioni di euro). Sulla falsariga di quanto fece Cristiano Ronaldo con Florentino Perez nel gennaio 2018.

Ma Messi potrebbe non essere l’unico a decidere di lasciare Barcellona. Uno dei giocatori uscito maggiormente scossi dall’eliminazione dalla Champions League è Gerard Piqué. Al termine della sfida contro il Bayern Monaco, la bandiera blaugrana si è espressa con toni che non possono lasciare tranquilli i tifosi spagnoli: “Non so se questa sia la fine di un ciclo, non so come catalogare questa sconfitta, so solo che abbiamo toccato il fondo e dobbiamo fare un cambio sotto tutti gli aspetti. Siamo arrivati a un punto nel quale non stiamo proseguendo un cammino preciso e i risultati lo dimostrano. Da qualche anno, indipendentemente dai giocatori e dagli allenatori, in Europa non riusciamo a competere e facciamo tanta fatica anche in Liga. Questa è la dura realtà, non c’è più molto da fare e quello che è accaduto oggi è inaccettabile. Una vergogna, c’è bisogno di un cambio strutturale. Dobbiamo metterci tutti in discussione, io per primo. Se c’è bisogno di altro, me ne posso andare pure io”.

E Suarez? Secondo il Mundo Deportivo – quotidiano vicino ai catalani – sarebbero arrivate delle offerte per il centravanti uruguaiano dalla MLS degli Usa e dal Qatar, rispettivamente da Al Arabi e Inter Miami di proprietà, tra gli altri, di David Beckham. Un altro nome sotto accusa è quello di Griezmann. Il francese è stato uno dei peggiori contro il Bayern Monaco e non è da escludere che possa essere ceduto oppure inserito in qualche trattativa. Il ritorno di Neymar, d’altronde, è sempre in cima ai pensieri dei blaugrana. Per il momento, invece, pare certa la permanenza di Sergio Busquets.

Il Fatto di Domani - Ogni sera il punto della giornata con le notizie più importanti pubblicate sul Fatto.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Lorenzo Amoruso da Temptation al calcio: “Io, capitano cattolico dei Rangers protestanti. Non tutti i giocatori hanno il cervello nei piedi”

next