Di Gioele ancora nessuna traccia. Le ricerche sono ripartite da zero, dal luogo in cui è stato ritrovato il cadavere e si sono man mano allargate intorno alla zona, a Torre Lauro, nelle colline sopra Caronia e sotto il punto dell’autostrada dove Viviana aveva abbandonato la sua Opel grigia la mattina di lunedì 3 agosto. Contemporaneamente gli investigatori si sono concentrati anche su Sant’Agata di Militello, è lì che la donna ha fatto una sosta di 22 minuti dal percorso autostradale che aveva iniziato a Milazzo: ha lasciato Gioele da qualche parte prima di rientrare in autostrada?

L’ha lasciato a qualcuno? L’ha ucciso prima di uccidersi? Gioele era davvero in macchina con lei?

Sono tanti gli interrogativi che ammantano ancora di mistero le ultime ore della vita di Viviana Parisi, la 43enne dj torinese ritrovata senza vita sei giorni dopo la sua scomparsa da un piccolo paesino rivierasco, meta estiva delle vacanze dei messinesi, poco abitato d’inverno, dove viveva con il marito Daniele Mondello e il piccolo Gioele, di 4 anni.

Da lì è partito il percorso di Viviana. Da Venetico a Milazzo sono pochi minuti su una tranquilla strada statale che passa attraverso le abitazioni. Il primo ingresso in autostrada, il più vicino per andare in direzione Palermo è proprio a Milazzo. Lì la donna imbocca l’autostrada ma è assieme al bambino? Le telecamere di esercizi commerciali di Milazzo inquadrano l’auto, la targa, e un braccio, presumibilmente di Viviana, ma non inquadrano pure un bambino. Quindi, in realtà la sicurezza assoluta che il bambino fosse con lei manca. Di certo c’è che da quel giorno non ci sarà nessuna traccia neanche del piccolo Gioele. E che la donna inizia un percorso, imboccando l’autostrada in direzione Palermo. Alle 10.30 esce al casello di Sant’Agata di Militello, dove ritira un biglietto di mancato pagamento, pur disponendo di soldi, ma il pedaggio in quel punto è spesso guasto, quando si va per ripetere lo stesso percorso non si riesce a prendere il biglietto di ingresso in autostrada perché il casello non lo emette e non c’è nessuno a cui chiedere. Viviana il biglietto per rientrare in autostrada riesce però a prenderlo quel lunedì mattina, è così che gli investigatori riescono a risalire all’arco temporale in cui la donna si sofferma a Sant’Agata, o perlomeno, nei paraggi del casello.

Tra uscita (accertata dal biglietto di mancato pagamento ritrovato nell’auto) e reingresso in autostrada (accertato da un altro biglietto stavolta in entrata) non restano molti minuti, pochi per raggiungere un’abitazione, pochi anche per trovare un posto sicuro e al riparo da occhi indiscreti, in pieno giorno. Ma perché è uscita in quel punto? La speranza è che Gioele non fosse con lei quando è rientrata in autostrada, il dubbio, disperato, è che il piccolo possa essere ancora vivo, rafforzata dal fatto che accanto alla mamma, riversa per terra, senza vita, non c’è traccia del piccolo. Alle 10.52, Viviana rientra in autostrada e prosegue in direzione Palermo, pochi chilometri dopo, la sua auto inizia a sbandare e poi tampona un furgoncino di operai, in servizio per una ditta non del luogo che ha avuto in appalto lavori dell’Enel. I due uomini dopo il tamponamento, escono immediatamente dal veicolo e corrono a piazzare i triangoli per segnalare ad altri automobilisti l’incidente, il momento è rischioso, perché il tamponamento avviene all’interno di una galleria, Pizzo Turdo. Il tempo di piazzare i dispositivi di sicurezza e Viviana è già sparita. Ed è questo uno dei passaggi più dubbi della ricostruzione fatta finora: i due uomini dicono di avere visto la donna allontanarsi, ma di non avere visto un bambino.

Altre persone vedono l’incidente e si fermano la piazzola fuori dalla galleria: anche loro, identificati, dicono di avere visto la donna allontanarsi, ma non il bambino. Il dubbio emerge da queste testimonianze, ma altri elementi indicano la presenza del piccolo: due telefonate di emergenza in quel momento segnalano la presenza in autostrada di una donna e di un bambino, dopo un incidente.

I dubbi man mano che le indagini proseguono si fanno sempre più numerosi e tutte le piste sono valide.

Intanto dopo il ritrovamento del cadavere, il percorso fatto dalla donna dall’autostrada al punto in cui è stata ritrovata è di certo tortuoso. Poco dopo la galleria dove ha avuto l’incidente, c’è una piccola area di sosta e un piccolo edificio per la manutenzione autostradale, è questo il passaggio facile dalla A20 alla campagna sottostante: dall’autostrada al tetto della casupola, alla campagna è un percorso semplice, neanche alto. Ma una volta fuori dall’autostrada, arrivata ai piedi del piccolo edificio si complica. La rete di sicurezza è alta e gli uomini al lavoro nelle ricerche sono sicuri: “Neanche noi che siamo addestrati riusciremmo a scavalcare da lì”. Per questo indicano col dito il percorso, dalla casupola dell’autostrada ridefiniscono col dito almeno un centinaio di metri percorsi verso ovest, verso Palermo, fin quando finalmente trova una fessura nella rete che le permette il passaggio libero nella campagna: questa è l’ipotesi.

Da qui ridiscende un sentiero che la porta in una zona piena di persone, sono i raccoglitori di sughero, stanno lavorando. La loro presenza devia, forse, il percorso della donna, che decide di imboccare la stradina in salita a destra. Gli uomini non la vedono. Lei risale quella strada, poi scende verso il sentiero, imbocca un’altra stradina che la porterà verso la strada statale, ma 200 metri prima finisce il suo percorso. Sotto un traliccio dell’Enel, dove subito si è pensato si sia arrampicata e sia caduta. La sneaker dell’Adidas bianca che non aveva più al piede è proprio lì sotto. Ma proprio quando il percorso sembra trovare un accenno di senso ecco un nuovo elemento che riavvolge tutto: dai rilievi della scientifica non sembrerebbe che ci siano tracce di Viviana sul traliccio. Non è salita lì, perciò non è caduta da lì. Il percorso ridisegnato dagli investigatori è dunque ancora un’ipotesi, come lo sono tutte e come tutte le ipotesi restano ancora plausibili.

Eppure il corpo riverso a terra con le braccia lungo la testa, le gambe divaricate e la scarpa mancante, fanno ipotizzare una caduta, ma niente ancora è chiaro, fermo. Solo ipotesi. Anche che il piccolo fosse con lei: a infittire i dubbi è il mancato ritrovamento del bambino. Gli uomini dei Vigili del fuoco hanno controllato i pozzi, ricontrollato zone già battute e “bonificate”, come si dice nel gergo delle ricerche. E perché siano bonificate i passaggi sono tanti, prima le unità cinofile perlustrano la zona. I cani dei ricercatori ieri erano a turno tutti a corto di fiato, al ritorno dalle ricerche. Il caldo intenso li affatica, un giro in perlustrazione di poco tempo, per poi portarli di corsa all’ombra e a un po’ di riposo. Dopo il passaggio delle unità cinofile, ripassano gli investigatori. Solo dopo il doppio passaggio, si può considerare completata la zona: “bonificata”. Ma è possibile che qualcosa sia sfuggita? Tutto lo è a questo punto, perfino la presenza di cinghiali fa azzardare ipotesi: è plausibile che gli animali selvatici avere aggredito il piccolo? In una zona sì, ma in quella in cui è stata ritrovata la madre, gli esperti lo escludono. In quella parte della campagna di Caronia ci sono tori, mucche, asini e cinghiali, ma tutti sono all’interno di recinti, si tratta infatti di proprietà privata, adesso messa sotto sequestro dalla procura di Patti.

Nella difficile ricostruzione dei fatti, si attende con ansia l’esito dell’autopsia. Il corpo senza vita di Viviana potrebbe ancora raccontare qualcosa, dare delle indicazioni utili. sono pochi i dubbi, invece, sul fatto che la donna vivesse un momento difficoltà, di depressione e che fosse quel mattino, con tutta probabilità in uno stato confusionale.

Intanto i familiari ma anche gli amici sono certi: “Viviana non avrebbe mai fatto male al bambino”, lo dicono alcuni amici di Tortorici del padre di Gioele. Lo ribadisce la sorella di Daniele, Mariella Mondello. Il marito di Viviana è stato sul luogo del ritrovamento, per la prima volta dall’inizio delle ricerche. Mentre nei giorni scorsi era andato a Giardini Naxos, seguendo alcune segnalazioni che aveva indicato la presenza della donna e del bambino lì.

E i familiari sono certi: “Qualcuno ha fatto del male a Viviana”, lo ha detto il padre, subito dopo il ritrovamento del cadavere. Lo ha ripetuto la cognata della donna: “Non sappiamo più cosa pensare, se Viviana si è suicidata o è stata uccisa”. “Non crediamo che si sia uccisa o abbia ucciso Gioele, pensiamo che qualcuno li abbia aggrediti o uccisi”, hanno detto due amici di Mondello. C’erano segni di violenza sul corpo di Viviana? Il capo della procura di Patti, Angelo Cavallo, non ha voluto rispondere su questo punto. Sarà l’esame dei medici legali a dire di più, che sarò fatto nei prossimi giorni, in mattinata dovrebbe essere affidato ufficialmente l’incarico. Mentre continuano incessanti le ricerche nella speranza di ritrovare Gioele. O nella speranza di non trovarlo.

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