“Ricostruiamo la credibilità della giustizia”. È un obiettivo ambizioso quello annunciato dal guardasigilli Alfonso Bonafede nel presentare la riforma del Consiglio superiore della magistratura approvata venerdì notte dal Consiglio dei ministri. Una legge delega dalla gestazione lunga e travagliata, iniziata subito dopo lo scandalo delle nomine esploso a maggio dell’anno scorso con l’inchiesta di Perugia a carico dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara. E che ora dovrà scontrarsi con le resistenze di un mondo giudiziario in subbuglio. Il presidente dell’Unione delle camere penali Gian Domenico Caiazza parla già di “riforma gattopardesca che sembra voler riformare tutto ma non riformerà nulla”. Più positivo il giudizio di Area, la corrente di sinistra delle toghe, anche se viene definito “ipocrita” il nuovo divieto di costituire gruppi a Palazzo dei Marescialli. L’Associazione nazionale magistrati esprime “apprezzamento” per il complessivo impianto della riforma, ma denuncia l’incostituzionalità del meccanismo di sorteggio (anche se residuale nell’elezione dei consiglieri). Alfonso Sabella, invece, che non appartiene ad alcuno schieramento, dice: “Le correnti faranno ancora accordi, serve una presa di coscienza etica“.

Cosa prevede la riforma “spazzacorrenti” – Come già trapelato prima del Cdm, i punti cardine della riforma prevedono l’introduzione di sistema maggioritario a doppio turno in 19 collegi per l’elezione dei consiglieri togati del Csm (aumentati a 20, più 10 laici), stop a chi proviene da incarichi di governo, regole rigide per le nomine per arginare il potere delle correnti, quote rosa e sorteggio per la composizione delle Commissioni. Poi vengono introdotti nuovi criteri in ottica di merito e trasparenza per l’assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi e c’è una riorganizzazione delle procure al fine di ridurre la gerarchizzazione al loro interno. Chiuse definitivamente le cosiddette porte girevoli tra toghe e politica: un magistrato che abbia ricoperto un incarico al parlamento italiano o europeo, o in una Regione per almeno sei mesi, o che abbia avuto incarichi di governo o in Comuni con oltre 100mila abitanti non indosserà più la toga e potrà essere ricollocato come funzionario al ministero della Giustizia o in altri ministeri. Introdotto un argine anche ai cambi di funzione delle toghe: il passaggio da pm a giudice e viceversa potrà avvenire al massimo due volte e non più quattro.

Area: “Sorteggio mortificante”. Ma Sabella: “È l’unica soluzione” – Nel mondo della giustizia, a esporsi per prima sulle novità della riforma è la corrente di Area. “Molte modifiche incontrano le richieste della magistratura”, si legge in un comunicato, “come la nomina dei direttivi; l’organizzazione della Procura; la semplificazione della valutazione di professionalità” e le nuove regole sulla carriera politica delle toghe. Positivo anche il giudizio sui provvedimenti che riguardano il Csm, ma il timore dei magistrati progressisti è che “la norma che vieta la costituzione di gruppi” rischi di “ostacolare il funzionamento dell’organismo e di risolversi in una ipocrisia“. Poi c’è il nodo del sorteggio dei membri delle Commissioni, finora in mano all’ufficio di Presidenza e decisivo per decidere il destino di tutti i magistrati d’Italia. Sceglierne a caso i membri, scrive Area, “rischia di mortificare le differenti competenze dei componenti del Consiglio”. Tema caro anche all’Anm, secondo cui il nuovo meccanismo rappresenta “una risposta demagogica a problemi di complessa natura, anche tecnica”. Il sindacato chiede poi di non sovrapporre la lotta alla “degenerazione correntizia” con la negazione del “necessario e vitale pluralismo culturale” di chi lavora a Palazzo dei Marescialli. Di conseguenza, aggiungono, va stigmatizzata “ogni eventuale strumentalizzazione mediatica e politica sul punto, tesa a utilizzare la riforma in senso punitivo ai danni dell’associazionismo giudiziario e dei magistrati tutti”.

Molto più duro il giudizio di Caiazza, secondo cui nella riforma “mancano interventi decisivi, come sull’automatismo di carriera dei magistrati, caso di distorsione italiano unico al mondo”. A suo parere, poi, sono “devastanti” i provvedimenti che riguardano il Csm, perché consegneranno “la giustizia in mano alle procure”. Poi c’è la posizione dell’outsider Sabella, oggi giudice del Tribunale del Riesame di Napoli, secondo cui il disegno di legge di Bonafede non si spinge abbastanza avanti. “L’unica soluzione è il sorteggio puro, altrimenti non sarà possibile scardinare il sistema delle correnti. Anzi, molto probabilmente, a lume di naso, ora si creeranno ancora molti più accordi“. “Mi dispiace dirlo”, aggiunge, ma “non vedo una presa di coscienza etica all’interno della magistratura. Conseguentemente penso che qualunque tipo di legge elettorale venga adottata in questo momento per il Csm, che non sia il sorteggio puro, non porterà che a un meccanismo per cui le correnti riusciranno poi a trovare accordi per determinare loro le scelte”. Da qui la necessità di un “passo indietro da parte dei vertici della magistratura associata, che ritengo doveroso”.

Anche la politica si divide – Reazioni alla riforma arrivano anche dalla politica. Il presidente della commissione Giustizia alla Camera, il pentastellato Mario Perantoni, parla di un “atto importante, perché getta le basi per rifondare il sistema di governo della magistratura. Il ministro Bonafede ha portato avanti una mediazione non facile con la maggioranza riuscendo a fare sintesi tra posizioni diverse”. Secondo il leader della Lega Matteo Salvini, invece, ex alleato di governo del ministro, con Bonafede “non si riformerà un bel niente. La separazione delle carriere e i processi veloci, oltre alla certezza della pena, li faremo noi quando torneremo al governo“.

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