La compagnia aerea inglese Virgin Atlantic ha chiesto protezione da creditori negli Usa mentre cerca di portare a termine il piano di ristrutturazione annunciato il mese scorso. Il gruppo di Richard Branson si è rivolto al tribunale fallimentare statunitense di New York per presentare un’istanza di bancarotta facendo ricorso al cosiddetto Chapter 15 del Bankruptcy Code statunitense. Un portavoce ha dichiarato che la richiesta fa parte del piano di ristrutturazione avviato in Gran Bretagna, dove ha sede la compagnia aerea. Che ha ovviamente sospeso i propri voli in aprile a causa della pandemia ed è tornata operativa solo nel mese di luglio. A causa dei problemi finanziari ha dovuto chiudere una base all’aeroporto Gatwick di Londra, oltre a tagliare circa 3.500 posti di lavoro.

Branson si era già appellato in precedenza durante l’anno sia al governo del Regno Unito che a quello australiano, i Paesi dove hanno sede le due più importanti società del Virgin Group’s airline, per un prestito. Nel caso dell’Australia il governo ha accordato un aiuto, anche se più basso di quello richiesto, alla società di cui Branson detiene il 10%, già posta in amministrazione controllata per insolvenza. Quindi è stato stipulato un accordo vincolante per vendere la compagnia aerea alla società di investimento Bain Capital con sede a Boston. Entro poche settimane dovrebbe arrivare l’accordo per l’approvazione finale in una riunione tra i creditori della Virgin a cui sono dovuti 7 miliardi di dollari australiani (più di 4 miliardi di euro).

Il governo del Regno Unito, invece, è stato meno generoso nonostante lo stesso Branson avesse proposto come garanzia per il prestito il suo resort a Necker Island, nelle Isole Vergini Britanniche. In tale occasione, riporta la Bbc, il magnate era stato criticato per aver chiesto aiuto pubblico invece di attingere alla sua ricchezza personale, che si stima superi i 4 miliardi di sterline. La sua scelta di spostare la residenza proprio sull’isola caraibica, infatti, era stata vista come una sorta di “esilio finanziario” per non pagare le tasse nel Regno Unito, motivo per cui l’opinione pubblica aveva sollevato numerosi dubbi sulla necessità di un aiuto dei contribuenti alla società. A nulla è servita la lettera aperta che lo stesso Branson ha inviato al suo staff per ricordare le donazioni al servizio sanitario nazionale né quelle di Rolls-Royce, Airbus, aeroporto di Heathrow e Manchester Airports Group in cui si sottolineava l’importanza della Virgin Atlantic nella catena produttiva del Paese.

La società operante tra Usa e Regno Unito aveva comunque annunciato di aver racimolato il mese scorso 1,5 miliardi di dollari di aiuti da fonti private per mantenere la solvibilità, giusto pochi giorni prima dei termini per riprendere i voli. Grazie a questi prestiti la compagnia potrà portare avanti il piano di ricapitalizzazione che sarà sviluppato in 18 mesi e ha il sostegno degli azionisti, di nuovi investitori e dei creditori esistenti.

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