Dall’inizio della pandemia in Italia – alla fine di febbraio – il numero degli occupati in Italia è calato di circa 600mila unità. E’ la nuova stima dell’Istat aggiornata a giugno: a maggio il dato si fermava a 500mila. Come da attese, sono calate ancora anche le persone in cerca di occupazione: da febbraio sono 160mila in meno. Mentre gli inattivi, cioè coloro che non hanno un’occupazione né la cercano, sono aumentati di oltre 700mila unità.

L’unico aspetto positivo è che a giugno la ricerca di lavoro è ripartita: l’istituto parla di “consistente” aumento, con 149mila persone uscite dall’inattività e tornate nel gruppo di chi “è in cerca”. Si tratta soprattutto di uomini (+9,4% pari a +99mila unità, contro 50mila donne). Anche per questo il tasso di disoccupazione è salito all’8,8%, in aumento di 0,6 punti rispetto a maggio. La Bce, nel suo ultimo bollettino, stima però che se non fosse stata ampliata la rete degli ammortizzatori il tasso avrebbe potuto arrivare al 25%. Infatti in Italia fino a 8,1 milioni di lavoratori (il 42 per cento dei dipendenti) sono stati interessati da regimi di riduzione dell’orario di lavoro – il dato più alto dell’Eurozona con l’esclusione della Francia. E se anche solo metà dei lavoratori finiti in Cig straordinaria per Covid fosse stato licenziato aggiungendosi ai disoccupati ‘ordinari’ il tasso sarebbe appunto salito su quei livelli.

A giugno il tasso di disoccupazione ha registrato un’impennata in particolare tra i giovani. Per chi ha tra i 15 e i 24 anni è aumentato al 27,6%: 1,9 punti rispetto al mese precedente. Prosegue, anche se “a ritmo meno sostenuto”, il calo degli occupati su base mensile: 46mila in meno rispetto a maggio (-0,2%). La diminuzione, riguarda soprattutto le donne, con una perdita di 86mila unità, e i dipendenti permanenti (quelli cioè con un ‘posto fisso’) che si riducono di 60mila. Gli occupati aumentano invece tra gli uomini (+39mila), i dipendenti a termine, gli autonomi e gli ultracinquantenni, in controtendenza: +102mila.

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