Dopo 14 anni la Formula 1 torna a fare tappa a Imola. L’autodromo intitolato a Enzo e Dino Ferrari sarà il terzo appuntamento italiano del Mondiale 2020, aggiungendosi a Monza e Mugello, a 40 anni dalla prima edizione del Gran Premio. Nato dalla volontà di Enzo Ferrari e della Fams (Federazione Auto Motoristica Sanremese) il circuito ha avuto anche il titolo di Gran Premio d’Italia per un anno. Una storia importante, dunque, che ha avuto al proprio interno alcune delle pagine più memorabili, nonché dolorose, del mondo delle quattro ruote. La raccontiamo in cinque momenti.

1982, il duello Villeneuve-Pironi
Il 25 aprile 1982 si corre la quarta gara della stagione. Sulla griglia di partenza di Imola – diventato l’anno prima Gran Premio di San Marino – ci sono soltanto quattordici dei trentasei piloti che partecipano al mondiale. Il motivo? Lo scontro tra Fisa (Federazione Internazionale Sport Automobilistico) e Foca (Formula One Constructors Association) riguardante alcuni punti del regolamento legati al peso minimo delle vetture. Alcune squadre decidono per il boicottaggio. Tra queste ci sono Lotus, Brabham e McLaren. Il Gp di Imola sarà quindi una corsa tra motori turbo, quelli di Ferrari e Renault. Quell’anno a Maranello la coppia è formata da Gilles Villeneuve e Didier Pironi. A partire in pole position è René Arnoux, davanti a Prost. Alla partenza i primi quattro piloti mantennero le loro posizioni. La gara di Prost dura solo sette tornate a causa di un problema elettrico. Al ventisettesimo giro Villeneuve supera Arnoux con un sorpasso alla Rivazza ma quattro giri dopo il francese riprende il comando della gara. Al 45esimo passaggio anche Arnoux è però costretto al ritiro. Villenueve è in testa.

Nel pre-gara, nei box della Rossa è stato siglato un accordo: in caso di grande vantaggio a metà corsa, per evitare rischi inutili, la classifica sarebbe stata “congelata”. Eppure, il giro seguente al ritiro di Arnoux, Pironi approfitta di un errore di Villeneuve e prende il comando. Al giro 49 il canadese risponde alla Tosa. Dai box della Ferrari appare un cartello: “Slow” (piano). All’ultimo giro però Pironi supera il compagno di squadra alla Tosa e vinse il Gran Premio. Villeneuve esce dalla monoposto infuriato, sentendosi tradito. Per lui gli accordi pre-gara e quel cartello erano stati chiari. Due settimane dopo si corre a Zolder in un clima tesissimo. La voglia di rivalsa di Villeneuve è grande. Forse troppa. Durante le qualifiche del Gp del Belgio, nell’ultimo tentativo di battere il tempo di Pironi, la sua Ferrari prende il volo toccando la vettura di Mass. Villeneuve viene sbalzato fuori dall’abitacolo, finisce contro un palo. Morirà poche ore più tardi. Tre mesi dopo anche Pironi è vittima di un grave incidente. Perde l’uso delle gambe e dice addio alla carriera.

1983, l’ultimo podio monopolizzato da una Nazione
È passato appena un anno dalla diatriba tra Villeneuve e Pironi. La Rossa vince nuovamente a Imola ma, questa volta, non ci sono polemiche. Dopo aver perso entrambi i piloti un anno prima, la Ferrari si presenta con due francesi, René Arnoux e Patrick Tambay. Il primo è in pole position, il secondo è terzo in griglia. Sulla sua piazzola qualcuno ha disegnato una bandiera canadese. Al via, Piquet dalla seconda piazza rimane fermo. Lo sfilano tutti ma quello che ne approfitta di più è Tambay che prende la seconda posizione. Il pubblico è tutto per lui. Sulla sua monoposto c’è il numero 27, quello di Villenueve. Dopo le soste ai box Tambay prende il comanda. Solo Patrese lo incalza. Al 54esimo giro Patrese passa Tambay alla curva del Tamburello ma dopo neanche un chilometro scivola su un pezzo di asfalto sbriciolato alle “Acque Minerali” e finisce contro le gomme. Tambay è di nuovo in testa. La vittoria ormai è sua. Secondo Prost, terza l’altra Ferrari di Arnoux. Prima di salire sul podio, Tambay va a toccare la bandiera canadese dipinta sull’asfalto. Sul podio invece sventola solo quella francese. È l’ultima volta che un podio viene monopolizzato da una sola nazione.

1989, il primo atto della rivalità tra Senna e Prost e l’incidente di Berger
È il 23 aprile, secondo atto della stagione. Da pochi mesi Senna e Prost sono compagni alla McLaren. I due hanno anche dominato le qualifiche. Primo il brasiliano, secondo il francese. Al via, le posizioni delle prime file rimangono invariate fino all’inizio del terzo giro. Il pilota della Ferrari Berger, a causa di un cedimento strutturale, perde il controllo della vettura all’altezza della curva del Tamburello e va a sbattere contro le barriere. L’impatto è violentissimo. L’austriaco stava andando a quasi 300 km/h. La vettura prende fuoco e, in pochi istanti, è avvolta dalle fiamme. Berger, però, se la cava “solo” con una costola rotta e alcune ustioni alle mani grazie al pronto intervento dei commissari con gli estintori. Per lui la convalescenza durerà un mese. Il ritorno sarà al Gp del Messico.

Dopo l’interruzione la gara riprende. Si decide per una nuova partenza. Prost ne approfitta con un miglior scatto e supera Senna. Quest’ultimo ripassa il francese alla Tosa e va a vincere la gara. Al termine della corsa Prost è infuriato. Secondo lui è stato violato un accordo interno in McLaren che imponeva di non darsi battaglia. La tensione tra i due non scenderà più. Imola sancisce l’inizio di una delle rivalità più appassionanti della storia della Formula 1. Sei mesi dopo, a Suzuka, la battaglia raggiungerà il suo culmine, con l’incidente tra i due, la vittoria mondiale di Prost e le polemiche di Senna contro la federazione.

1994, la morte di Senna e Ratzenberger
Nella storia della Formula 1 c’è un prima e un dopo il weekend di Imola 1994. Sopratutto in fatto di sicurezza. Il tutto si consuma tra il 29 aprile e il 1 maggio. Nel prima giornata di qualifiche Rubens Barrichello decolla con la sua Jordan e si schianta contro le barriere di protezione, atterrando capovolto. Il pilota brasiliano viene trasportato al centro di soccorso e poi, in elicottero, all’Ospedale Maggiore di Bologna. Ha sbattuto diverse volte la testa contro l’abitacolo ma si salva. A Roland Ratzenberger, invece, va molto peggio. Il giorno successivo, alle 13:16, durante la seconda sessione di qualifiche, la sua Simtek va a finire contro un muretto alla curva Villeneuve. Anche il pilota austriaco viene portato in elicottero all’ospedale ma perde la vita a causa di una frattura alla base cranica. La pole position la conquista Senna con la sua Williams.

La morte di Ratzenberger segna molto il campione brasiliano. La mattina prima della corsa si reca nella curva Villeneuve per capire le cause dell’incidente e decide di portare nella sua monoposto una bandiera austriaca da sventolare in caso di vittoria. Al via si sfiora un altro dramma: la Benetton di Lehtoresta si ferma e viene travolta dalla Lotus del portoghese Pedro Lamy. I frammenti delle due vetture volano sulle tribune e feriscono quattro persone. Una di queste rimane in coma per diversi giorni per essere stata colpita al capo da una gomma. Entra la safety-car che viene fatta rientrare al quinto giro. Senna scatta ma dopo pochi chilometri la sua vettura non sterza alla curva del Tamburello. Sono le 14:17. Viene portato all’Ospedale Maggiore di Bologna ma muore poche ore dopo per una frattura multipla della base cranica provocata da un braccio della sospensione spezzato. La gara viene vinta da Schumacher ma prima della fine c’è tempo per un altro incidente. Durante un pit-stop, la Minardi guidata da Michele Alboreto perde una ruota. Lo pneumatico travolge e ferisce sei persone.

2006, l’ultima volta prima dell’esclusione dal calendario. La settima vittoria di Schumacher
È il primo appuntamento europeo della stagione. Il campione del mondo Fernando Alonso arriva alla quarta gara in testa alla classifica, con due vittorie e un secondo posto. Dalla prima posizione scatta Michael Schumacher, chiamato a riscattarsi dopo un 2005 difficile. La pole position conquistata consente al tedesco di superare nella speciale classifica Ayrton Senna al primo posto (adesso il record è detenuto da Lewis Hamilton). Alle sue spalle ci sono le Honda di Button e Barrichello. Il tedesco scatta bene e conserva la prima posizione senza particolari problemi per venti giri. La gara comincia però a delinearsi dopo il primo pit-stop. Alonso recupera posizioni. Lo spagnolo riesce a conquistare anche la prima posizione per pochi istanti, prima di perderla una volta costretto al rifornimento. In testa torna Schumacher. Nella seconda parte di gara il tedesco della Ferrari deve costantemente difendersi dagli attacchi di Alonso, in una riedizione, a parti invertite, di quanto visto l’anno precedente. Negli ultimi giri il pilota della Renault commette anche due piccoli errori. Schumacher vince e dà inizio a una battaglia per il titolo che terminerà solo all’ultima corsa con la vittoria di Alonso.

Twitter: @giacomocorsetti

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