Tutto il Pd da un lato, il Movimento 5 stelle in ordine sparso con un pezzo che spinge per l’accordo e i big pugliesi pronti alle barricate pur di non piegarsi a Michele Emiliano. “Ancora due, tre giorni e tutto sarà più chiaro”, dicono a mezza voce esponenti di entrambi gli schieramenti. L’accordo tra dem e pentastellati per una corsa mano nella mano alle Regionali in Puglia è definito “decisivo” dai pontieri, perché probabile confine tra una vittoria schiacciante del centrodestra e una tenuta delle forze di governo nella tornata elettorale di settembre. Vincere tra Foggia e Lecce vorrebbe dire irrobustire Giuseppe Conte, schivando da un lato l’onda d’urto della Lega e dall’altro le tentazioni di strappo di Matteo Renzi.

Di certo la desistenza della candidata M5s Antonella Laricchia passa per Roma. Il messaggio del governatore uscente e vittorioso alle primarie è stato chiarissimo già la scorsa settimana: “Ci vuole rispetto, delicatezza e soprattutto dare agli attori di queste battaglie, Antonella Laricchia e la senatrice Barbara Lezzi, la giusta importanza per la maturazione anche della mia parte politica”. Non ha scelto due nomi a caso, perché sono proprio le due alfiere in prima linea del no all’accordo, sul quale, si racconta, lavorano invece il capo politico Vito Crimi e silenziosamente anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. L’appoggio di Barbara Lezzi, seppur significativo, da solo non può bastare a far dormire sonni tranquilli a Laricchia: l’ex ministra, silurata nel governo giallorosso, è molto vicina ad Alessandro Di Battista e, negli ultimi tempi sempre di più, su posizioni critiche non sempre gradite ai vertici.

Fronte Pd a tessere la tela sono il sindaco di Bari Antonio Decaro e il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia, entrambi vicini a Emiliano. Cristallini i loro messaggi: “C’è tempo per un accordo. L’intesa deve arrivare dal territorio. Io spero possa accadere anche perché i programmi del Pd e del Movimento sono sovrapponibili”. Mentre per Boccia deve proseguire “l’unità delle forze politiche che hanno la stessa idea di società, la stessa idea di sviluppo sostenibile, di transizione energetica” e “chi si sottrarrà all’alleanza darà un vantaggio alla destra sovranista”. Insomma: “Chi non sostiene Emiliano aiuta Fitto”.

“Qui, in questa campagna elettorale, c’è una sola novità, e siamo noi. I pugliesi hanno di fronte una scelta: ed è la scelta tra il passato remoto e il nuovo”, tiene il punto Laricchia, alla seconda candidatura contro Emiliano, in un’intervista a Il Foglio, aggiungendo di rispettare “il ruolo di garanzia di Conte” quindi “è corretto che lui resti fuori”. Quanto al ‘grillismo’ di Emiliano, dice: “Se fosse stato grillino avrebbe dovuto accettare le nostre proposte in questi anni. Lui a noi ha offerto solo poltrone in cambio del silenzio”, è la stroncatura della candidata M5s che negli scorsi giorni, rilanciata da Lezzi, aveva definito il Pd “ossessionato” da un’alleanza elettorale, chiesta con “insistenza e in maniera oscura“, che sarebbe “utile solo a loro”.

“La partita si gioca a Roma”, ripetono in coro dem e pentastellati di rango nazionale. Come dimostra l’interesse di Conte, rilanciato da diversi retroscena. Del resto il premier aveva già aperto a un’alleanza stabile anche nei territori e, da pugliese, è interessato alla sfida tra Raffaele Fitto ed Emiliano, che ha 15 liste a supporto ma paga la defezione di Italia Viva, Azione e +Europa che sosterranno Ivan Scalfarotto e attaccano più il governatore uscente che il candidato di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Voti che sfuggiranno e rischiano di marcare il confine tra il successo e il ritorno della Puglia a quel Fitto che venne sconfitto da Nichi Vendola nel 2005, anno della “primavera pugliese”.

I renziani si dicono sicuri di superare lo sbarramento del 4% per le liste che si presentano in una coalizione che raccoglie l’8. Soglia, quest’ultima, che sarebbe fatidica anche per il M5s se decidesse di correre da solo, ma che si dimezzerebbe in caso di supporto ad Emiliano. Cinque anni fa, prima delle giravolte su Tap e Ilva, con il centrodestra a brandelli ed il governatore supportato da 8 liste, Laricchia raccolse il 18 per cento. “Siamo sicuri che da soli riuscirebbero ad arrivare all’8 e invece l’alleanza non sia l’unico modo per garantirsi l’accesso in Consiglio regionale?”, maligna chi spinge per l’accordo che seguirebbe la breccia aperta in Liguria con la scelta di Ferruccio Sansa e i ‘lavori in corso’ nelle Marche.

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