Pensavano di essere “irraggiungibili”. E a leggere le 326 pagine dell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Piacenza, Luca Milani, il motivo della presunzione di impunità è nell’atmosfera che si era creata dentro, intorno e fuori la caserma di via Caccialupo. Dove un maresciallo, appena arrivato e unico non indagato, faceva buon viso a cattivo gioco dei comportamenti “sopra le righe” dei colleghi, lamentandosi con il padre carabiniere in pensione delle coperture di cui godeva il gruppo, guidato dall’appuntato Giuseppe Montella, che con la sua villetta con piscina e la sua Audi, viveva bene al di sopra delle sue possibilità economiche senza che nessuno lo notasse. Un particolare che fa chiedere al giudice come sia stato possibile.

“Se lo possono permettere perché portano i risultati” – È il 4 maggio scorso. Riccardo Beatrice parla con il padre Giuseppe al telefono. È a disagio con i colleghi perché nota troppe sbavature e imperfezioni nei loro comportamenti, “cose fatte aumma aumma che non mi piacciono“. Il carabiniere fa riferimento a “orari”, “cose” e anche al fatto che assegnato al compito di carabiniere di quartiere gli è stato detto di lasciar perdere, ma lui non intende fare un falso. L’uomo sconsolato dice: “Non c’è più l’Arma dei Carabinieri, purtroppo” e aggiunge: “Lo sai perché se lo possono permettere, perché portano gli arresti...”, ovvero “i risultati” come risponde il figlio che continua: “… io a te colonnello ti faccio fare una bella figura e ti porto un sacco di arresti all’anno… Lavorano assai, ma perché? C’hanno i ganci”. Parole che per il gip mettono in luce “lo sfondo cupo e inquietante” della vicenda e cioè che “in presenza di risultati in termini di arresti eseguiti, gli ufficiali di grado superiore erano disposti a chiudere un occhio sulle intemperanze e sulle irregolarità compiute dai militari loro sottoposti”. Beatrice dice anche che avrebbe resistito a lungo: “Ma adesso mi faccio i cazzi miei perché non voglio rimanere qua! … ma se dovessi rimanere qua, no! … ecco perché ti dico, adesso .. si, ok, bel reparto, uniti .. si, è vero, però guardando tutte le facce di questo prisma … no! … cioè … qua, capito? .. Fa male!“.

Il gip:” L’esecuzione degli arresti: un obiettivo a ogni costo” – Intemperanze e irregolarità di cui era a conoscenza il maggiore Stefano Bezzeccheri, comandante della Compagnia di Piacenza sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora nella provincia per due episodi in cui era stata omessa la segnalazione alla prefettura di due acquirenti di droga, graziati perché erano stati arrestati gli spacciatori. L’ufficiale, che non stima il comandante Marco Orlando (ai domiciliari), si rivolge direttamente al Montella per chiedere l’incremento degli arresti. Chiede un incontro urgente: “Vediamoci quanto prima a quattr’ occhi, in borghese, al di fuori del servizio… “. Eseguire gli arresti appare “un obiettivo a ogni costo” al gip che cita anche un’altra intercettazione in cui il maggiore dice all’appuntato: “No, io devo parlare urgentemente con te perché dobbiamo parlare di. .. attività operativa, dobbiamo parlare del rapporto che ho avuto stasera con il Colonnello Savo, con tutti gli altri Ufficiali, dobbiamo parlare di cose che avete fatto già in passato e … e di quello che mi piacerebbe fare a me visto che quest ‘anno, comunque, io non andrò via, molto probabilmente resto, e quindi c’ho un altro anno e mezzo per potermi divertire qui su Piacenza, poi non so dove andrò a finire. Intanto garantisce che parlerà con il comandante di stazione ” … io voglio parlare direttamente con voi, poi Orlando lo metto a posto io; così come l’anno scorso io ho disposto, dicevo: ‘Alla Levante non gli dovete rompere i coglioni coi servizi, ordine pubblico, scorte eccetera eccetera’ perché dovevate fare un certo tipo di lavoro e effettivamente.. . diciamo, i numeri parlano ma anche i fatti perché poi … al quartiere Roma, lì… non c ‘è stato più nessuno , si so spostati a via Calciati e pure lì li avete bastonati””. Ma non solo l’ufficiale sprona Montella e gli dice di agire per ottenere “il massimo risultato con il minimo sforzo”.

L’altro maresciallo: “I ragazzi si sono allargati” – Anche un altro carabiniere sapeva che i militari della Levante superavano i limiti. Parlando proprio con Bezzeccheri, il maresciallo Pietro Semeraro, che era stato in servizio alla Levante fino al 31 luglio 2018 e non è indagato, il 22 febbraio dice: “Vabbè, comunque i ragazzi della Levante, più che gestiti devono essere ridimensionati, perché, forse, si sono allargati un po’ troppo .. E poi è anche come testa di quiz … gli fa fare quello che dicono loro, insomma”. Per il giudice Milani c’è stato una sorta di combinato disposto: “In forza di una peculiare congiuntura, nello stesso momento storico si sono trovati a operare, nella medesima Compagnia Carabinieri di una piccola città come Piacenza, un militare incline a sfruttare il proprio ruolo per accrescere i profitti delle attività illecite svolte nel contempo (Montella) e un comandante (Bezzeccheri) che non solo non operava alcuna attività di vigilanza per rendersi conto di tali scenari, ma anzi finiva per assecondarli, spronando l’appuntato a rivolgere il suo servizio verso il ‘massimo risultato” da conseguire con il minimo sforzo. Si auspica che l’attività di indagine svolta all’interno del presente procedimento possa conseguire il “risultato”, quanto meno, di far risaltare come questi non siano certo esempi onorevoli e costruttivi di svolgimento del servizio nell’Arma dei Carabinieri” conclude il giudice.

Il maggiore che non denuncia e fa ascoltare gli audio alla polizia locale – L’indagine è partita da una segnalazione di un altro maggiore che in passato era stato in servizio a Piacenza. Convocato in procura per un’altra inchiesta, l’ufficiale ha infatti raccontato di aver ricevuto una serie di messaggi da un cittadino marocchino che diceva di essere un informatore, che le sue notizie venivano ricompensate la cessione di droga in un contenitore chiamato “scatola della terapia”, ma se le soffiate non bastavano era guai. In più aveva aggiunto che i militari “tenevano comportamenti sopra le righe, come organizzare festini a base di stupefacenti ai quali partecipavano diverse prostitute tra le quali un transessuale”. Un racconto che poi è stato riscontrato. Al termine della deposizione il carabiniere ha poi spiegato agli inquirenti di non aver mai riferito nulla di quanto appreso poiché “non si fidava degli attuali dirigenti” ma riteneva che le dichiarazioni potessero essere vere per l’alto tenore di vita di Montella, che andava in giro in Porsche e Audi e aveva moto di grossa cilindrata: “Ci si chiede come mai – scrive il gip nell’ordinanza – in un piccolo ambiente come la Stazione Carabinieri Piacenza Levante o, comunque, all’interno della Compagnia Carabinieri Piacenza, nessun membro dell’Arma abbia mai sollevato un dubbio sulle reali capacità economiche di un militare di grado inferiore”. La risposta potrà arrivare dal seguito dell’inchiesta.

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