Rilancio nella partita Intesa Sanpaolo – Ubi. La banca guidata da Carlo Messina alza di 57 centesimi per azione la sua offerta sulla concorrente con un esborso complessivi di 652 milioni di euro. La somma va ad aggiungersi alle 1,7 azioni ordinarie di Intesa Sanpaolo che vengono assegnate ai soci Ubi che aderiscono alla proposta. Sulla base del prezzo di 2,5 euro delle azioni di Intesa Sanpaolo al 14 febbraio, giorno in cui è stata annunciata l’operazione, l’offerta esprime ora una valorizzazione di 4,82 euro per ciascuna azione di UBI Banca, il 44,7% in più rispetto all’attuale valore di un’ azione UBI pari a 3,27 euro. Nella mattinata, prima del rialzo dell’offerta, il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros Pietro si era detto fiducioso sul buon esito dell’operazione.

La mossa arriva a otto giorni lavorativi alla conclusione dell’offerta, fissata per il prossimo 28 luglio, e con adesioni che sinora sono state poco meno del 15% dei titoli. I soci di Ubi hanno infatti sinora respinto le avances di Intesa Sanpaolo, giudicando inadeguato il valore di quanto offerto. Una situazione insolita per il mondo bancario italiano dove tradizionalmente i matrimoni tra istituti avvenivano per via consensuale. Ieri l’Antitrust aveva dato il benestare all’operazione a condizione però che in caso di successo Intesa Sanpaolo ceda oltre 500 filiali, poco più di quanto previsto dai piani della banca. Cessioni su cui c’è già un accordo con Bper Intesa Sanpaolo ed Ubi sono rispettivamente il primo e il quarto gruppo bancario italiano. L’eventuale successo dell’operazione potrebbe rivitalizzare il risiko bancario.

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