Non solo impiegati, operai, lavoratori di ogni genere: nei ritardi dell’Inps è incappato persino il pallone. Centinaia di calciatori – mica Cristiano Ronaldo &C., non i paperoni della Serie A ma oltre mille gregari delle categorie inferiori – non hanno ancora visto un centesimo di cassa integrazione. Oltre al danno, però, il calcio rischia pure la beffa: il 15 luglio scadono i termini per mettersi in regola coi conti e senza Cig (cioè senza stipendi, uno dei requisiti obbligatori fissati dalla Figc) mezza Serie C sarebbe fuorilegge.

Il calciatore in cassa integrazione è uno dei tanti paradossi creati dall’emergenza coronavirus. A maggio, vista la situazione straordinaria, il governo nel Decreto Rilancio ha deciso di riconoscere per la prima volta l’assegno agli sportivi professionisti. Non tutti ovviamente, solo quelli meno ricchi, che guadagnano fino a 50mila euro lordi l’anno. I calciatori sono circa 1.200 in totale, quasi tutti in Serie C, campionato che è stato fermato quasi definitivamente dal Covid (è ripreso solo negli ultimi giorni, e soltanto per poche partite, i playoff e i playout che decideranno promozioni e retrocessioni). Il provvedimento, dal valore di 20 milioni di euro, era stato salutato con entusiasmo da FederCalcio e Lega Pro: rappresentava un’autentica boccata d’ossigeno per la categoria, e doveva permettere di salvare decine di squadre dal fallimento. In teoria. Nella pratica della burocrazia italiana, anche un prezioso sostegno rischia di trasformarsi nel più classico degli autogol.

Una volta ricevuto il via libera dal governo, la Figc pensava di aver risolto almeno il problema della Serie C e ha aggiornato le norme sui controlli finanziari: visto che i club devono mettersi periodicamente in regola coi pagamenti, per il trimestre marzo-maggio si era esonerati o col saldo della busta paga (non tutti hanno chiesto di accedere alla Cig) o con “l’avvenuta corresponsione della cassa” entro il 15 luglio. Non aveva fatto i conti con i tempi dell’Inps. Le settimane sono passate ma solo alcune squadre, circa una ventina su 60 totali, l’hanno ricevuta. Le altre, nonostante la domanda sia stata accolta dalle rispettive Regioni, soprattutto quelle meridionali, sono ancora in attesa del via libera dell’Istituto, quindi dei soldi. E intanto la scadenza è arrivata. Così praticamente mezza Serie C sarebbe morosa e rischierebbe una penalizzazione in classifica nella prossima stagione.

La Figc ha già cambiato la norma: invece dell’erogazione, chissà quando arriverà, si accontenterebbe anche solo dell’accettazione da parte dell’Inps, ma ad oggi neppure questa è arrivata. L’allarme è scattato negli ultimi giorni e il presidente di Lega, Francesco Ghirelli, si è attivato per trovare la soluzione: nel weekend, al massimo entro lunedì, è attesa la sospirata comunicazione da parte dell’Inps che dovrebbe sbloccare la situazione a monte. In alternativa interverrà la Figc, cambiando ulteriormente le norme. È impensabile che i club possano essere davvero penalizzati per i ritardi Inps sulla cassa integrazione, e in Lega lo escludono categoricamente. Ma di fronte alle lungaggini della burocrazia italiana siamo tutti uguali. Pure i calciatori.

Twitter: @lVendemiale

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