VENEZIA – Alle 12.25 l’ultima delle 78 paratoie del Mose esce dall’acqua placida, mentre il premier Giuseppe Conte osserva lo spettacolo da una vedetta della Capitaneria di Porto. Per la prima volta la Laguna di Venezia è separata dal mare, grazie alle barriere artificiali frapposte alle tre bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia. Il test effettuato davanti alle autorità, mentre i No Mose cercavano inutilmente di forzare i blocchi della polizia, è tecnicamente riuscito. Nel senso che le paratoie sono uscite dagli alloggiamenti in calcestruzzo e, svuotate dall’acqua, si sono collocate una accanto all’altra, anche se un po’ più lentamente di quanto previsto. “Siamo qui per verificare l’andamento dei lavori, non per una passerella”, ha dichiarato il presidente del Consiglio, aggiungendo che l’opera “va completata entro il prossimo autunno-inverno“. All’evento hanno partecipato i ministri De Micheli, Lamorgese e D’Incà, il governatore del Veneto Luca Zaia e il sindaco Luigi Brugnaro.

L’operazione è cominciata alle 10.48 quando Francesco Ossola, uno dei due amministratori straordinari del Consorzio Venezia Nuova (il secondo, Giuseppe Fiego era assente per motivi personali), ha premuto il tasto del computer per il via libera. Le prime a salire in superficie sono state le paratoie di Treporti, che nell’ultimo test preparatorio non erano rientrate completamente al loro posto a causa della presenza di sabbia. Da allora sono rimaste un po’ sollevate (ma sempre sott’acqua) e quindi la loro emersione è stata più rapida. In totale è servita un’ora e mezza, ma uno dei progettisti che ha realizzato la struttura ha specificato che a regime le barriere “si eleveranno in 30 minuti“. Attualmente “i tempi sono lunghi perché l’impianto non è finito”, ha aggiunto. In ogni caso, fa sapere il commissario straordinario del Mose Elisabetta Spitz, “già dal prossimo autunno sarà possibile innalzare le paratoie” in caso di acque alte eccezionali, anche se l’opera potrà dirsi completa non prima di 18 mesi. Il bollino verde è arrivato pure dagli esperti del Centro maree di Venezia. I loro strumenti – proprio quando tutte le barriere sono entrate in funzione – hanno rilevato uno scarto di 30 centimetri tra il livello dell’acqua in laguna e quello del mare Adriatico. In sostanza vuol dire che “il Mose funziona”.

Il coordinamento delle operazioni è avvenuto nella control room dell’isola artificiale (ampia 65.000 metri quadrati, come dieci campi da calcio, da cui si dipartono 1.000 chilometri di tubi e 100 chilometri di cavi elettrici) che divide la bocca di porto del Lido. Qui sono arrivati per una visita il premier Conte insieme a De Micheli, Lamorgese e D’Inca. I tecnici e il progettista Alberto Scotti hanno mostrato alle autorità il funzionamento delle paratoie e – in base a quanto riferito dalle agenzie di stampa – si è parlato pure del noto problema dell’accumulo di sabbia. Le fasi successive sono state seguite dalla delegazione di governo a bordo di un’imbarcazione della Guardia costiera, proprio mentre i No Mose erano impegnati a tentare di accerchiare senza successo la motonave dei tecnici situata a Malamocco, per poi spostarsi verso l’Isola nuova del Lido. In bacino San Marco c’è stato uno scontro con i gommoni della polizia e i motoscafi delle fiamme gialle. “Ci hanno bloccato con tutte le loro forze, inondandoci d’acqua con gli idranti” ha dichiarato il leader del comitato Tommaso Cacciari. “Ora siamo tornati alla base fradici e con le barche mal messe, ma soddisfatti perché il risultato l’abbiamo ottenuto, il nostro dissenso ventennale è stato sentito da tutti”.

Parole che il premier rispedisce al mittente: “Ci sono state critiche e dibattiti. Oggi la mia scorta era preoccupata per le proteste. Ma io dico che dobbiamo augurarci tutti che il Mose funzioni, perché a Venezia non si piangano più lacrime per il dolore causato dall’acqua alta, ma per la bellezza di questa città”. Novità di giornata è poi l’annuncio dato da Conte sulla futura governance del sistema. “Stiamo lavorando ad una struttura in cui tutte le autorità che hanno titolo, anche locali, parteciperanno alle decisioni”, ha dichiarato il presidente del Consiglio a margine dell’evento. “È una norma che è stata predisposta, la stiamo applicando e vorremmo addirittura inserirla già in sede di conversione del Decreto semplificazione“. La ministra De Micheli ha poi chiarito che sarà una struttura pubblica. E quindi l’era del Consorzio Venezia Nuova sarà superata: “La struttura farà finire e funzionare il Mose e si occuperà di tutto il sistema della Laguna. Sarà pubblica, non più di privati, creata da una norma che prevederà il trasferimento della concessione allo Stato con le compensazioni”.

Il Consorzio fu costituito da imprese private. I tre azionisti principali sono Mantovani, Condotte e Grandi Lavori Fincosit, coinvolte nello scandalo delle tangenti. La nuova norma dovrà evitare che si apra un contenzioso infinito, visto che le imprese hanno già gli amministratori straordinari, chiedendo danni pari a 194 milioni di euro, per essere stati estromessi dalle assegnazioni dirette degli appalti.

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