Morricone e Leone “fusione assoluta”. “Se vediamo venti secondi di un film di Sergio Leone sentiamo, anche se non la sentiamo realmente, la musica di Morricone. Se ascoltiamo la musica di Morricone vediamo i film di Leone”. Ci sono magie artistiche che travalicano le epoche storiche e i confini geografici. E quella tra il regista e il musicista romano è una di quelle. Lo spiega al FQMagazine il direttore della Cineteca di Bologna, Gianluca Farinelli, che, durante il Festival de Il Cinema Ritrovato (quest’anno straordinariamente posticipato a fine agosto 2020) ha affrontato più volte il rapporto tra i due artisti, e nel 2019 ha curato la monumentale mostra su Leone alla Cinemateque Française di Parigi. “Erano due persone molto simili. Avevano fatto un anno di scuole elementari insieme. Avevano abitato vicini per qualche tempo. Avevano avuto una vita parallela ed erano in qualche modo entrambi divorati da un fuoco: Morricone per la musica, Leone per il cinema. Adoravano la stessa squadra di calcio, la Roma, ed erano due romani al 100% con tutti gli elementi classici della romanità: l’ironia, il distacco, il senso della vita”, spiega Farinelli.

“Oggi nessuno potrebbe dire il contrario ma all’epoca faticarono moltissimo perché gli venisse riconosciuto loro il successo. Tanto Leone ebbe una carriera straordinariamente corta, quanto quella di Morricone fu successivamente feconda e dilatata. I due però non si tradirono mai. Per trovare dei paragoni di due artisti con il cuore che ha battuto così all’unisono come fosse uno solo creando immagini e musica potremmo pensare a Nino Rota con Fellini, Bernard Herrmanc con Hitchocock. Con la differenza che il connubio tra Sergio ed Ennio è stato totale”. Galeotto fu l’incontro per la colonna sonora di Per un pugno di dollari (1964) perché da lì nacque il sodalizio della “trilogia del dollaro” successo planetario oltre ogni immaginazione. “Leone era stonato, non era capace di cantare. La moglie Carla, che era una danzatrice, aveva un profondo senso musicale. Leone però aveva in mente come doveva essere la colonna sonora del film. L’incontro tra i due, che non era stato cercato, perché Leone aveva in mente di collaborare con un altro compositore, fu voluto da produttori della Jolly film con cui il giovane Morricone aveva iniziato a lavorare”. E fu un incontro perfetto. “Morricone era un giovane compositore molto legato alla musica moderna, alla corrente di Maderna, dei grandi sperimentatori della fine degli anni 50. Aveva in mente una musica molto cerebrale. Leone invece aveva in mente qualcosa di assolutamente popolare e una traduzione degli elementi della cultura popolare all’interno di una nuova rappresentazione del west”. Il risultato fu proprio per questo incredibile.

Nella partitura si sentono cose mai sentite: il colpo di frusta, il suono della tromba ma in chiave totalmente mediterranea, la chitarra elettrica. Il tutto mescolato con i suoni che non essendoci presa diretta sono tutti ricostruiti in studio ed hanno dimensione iperrealistica. Fu un’operazione straordinariamente colta ma con un suono incredibilmente popolare”. Da quel giorno iniziò una collaborazione che abbracciò tutti i film di Leone fino a C’era una volta in America. “Non ricordo nei titoli di testa quale nome finto all’americana avesse assunto per contratto Morricone (Leone fu Bob Robertson ndr), certo che oggi fa impressione vedere come artisti assoluti del loro calibro per lavorare avessero dovuto cambiare nome. E sono sicuro che non lo fecero di malavoglia. L’avranno sicuramente fatto ridendo”. Infine, chissà se un giorno uscirà dal cilindro di qualche archivio nascosto un componimento musicale per il film di Leone mai fatto, quello sull’assedio di Leningrado? “L’unica cosa sopravvissuta di quel progetto – chiosa Farinelli – è l’inquadratura iniziale di 20 minuti che si basava su un tema di Shostakovich che l’artista aveva composto pensando all’assedio di Leningrado. Non so se Giuseppe Tornatore è riuscito a farsi raccontare qualcosa di più da Morricone. Chissà se Leone gli aveva chiesto di lavorare a partire da questo spunto. E chissà che cosa di meraviglioso avrebbe tirato fuori”.

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