Un appello all’unità che non solo, per ora, è caduto nel vuoto. Ma che ha anche trovato la provocazione di Matteo Renzi e Italia viva. Di fronte alla ritrovata (per ora) compattezza del centrodestra in vista delle Regionali di settembre, Nicola Zingaretti oggi si è rivolto alle forze di governo che in modo “ridicolo”, parola del segretario, stanno lavorando per spaccare il fronte. “Il riformismo”, ha scritto su Facebook, “non è testimonianza” ma “costruzione di un progetto che cambia le cose realmente”. Il timore del leader dem è che la frammentazione con cui il centrosinistra e il M5s si stanno presentando alle elezioni regionali in Liguria, Veneto, Campania, Marche e Puglia finisca per disperdere i voti e favorire, nonostante “candidati deboli”, la vittoria di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia.

In serata è arrivata la replica dei renziani, con una controproposta che però punta a spaccare ulteriormente. “Apprezzo molto”, ha detto all’agenzia Lapresse Matteo Renzi, “il richiamo all’unità di Nicola, con cui mai come in questo momento siamo in sintonia, ma se il Pd vuole essere credibile per uno sforzo unitario non ha che da mostrarlo chiedendo il ritiro della candidatura di Emiliano in Puglia. Lo faccia e noi saremo al fianco della sinistra non solo in Puglia”. Michele Emiliano però, è stato scelto alle primarie di centrosinistra, dalle quale i renziani si sono chiamati fuori. Poco prima delle parole di Renzi, erano arrivati segnali di tensione anche dal coordinatore di Italia viva Ettore Rosato: “Se ne accorgono oggi che bisogna lavorare insieme. Il Pd ha scelto da solo tutti candidati e pretende poi che gli altri li seguano. Mi sembra un modo curioso e presuntuoso di fare politica. Gli accordi che abbiamo raggiunto nelle Marche, in Toscana e in Campania li abbiamo raggiunti non con il Pd ma con i candidati alla presidenza”.

L’appello di Zingaretti – “Da oggi – è l’inizio del ragionamento – le destre combattono unite in tutte le Regioni, anche se spesso all’opposizione sono divise. Per fortuna con candidati deboli, contestati e già bocciati in passato dagli elettori”. Un chiaro riferimento all’intesa raggiunta da Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni su Stefano Caldoro e Raffaele Fitto come anti De Luca ed Emiliano in Campania e Puglia. “Tra le forze politiche unite a sostegno del Governo Conte prevalgono i no, i ma, i se, i forse, le divisioni. Il motivo è ridicolo: si può governare insieme 4 anni l’Italia ma non una Regione o un Comune perché questo significherebbe ‘alleanza strategica’. Ridicolo!”, attacca Zingaretti dopo giorni di divisioni sia interne al Pd, con la richiesta del congresso avanzata dal sindaco di Bergamo Giorgio Gori, sia nel centrosinistra con lo strappo dei liberal-democratici che hanno candidato Ivan Scalfarotto in Puglia, mentre in Liguria non si chiude ancora l’accordo su un candidato unico Pd-M5s.

“Il riformismo – continua il segretario dem – non è testimonianza, è la costruzione di un progetto che cambia le cose realmente per il Paese e non per raccattare voti. Io che invoco, pratico e costruisco unità sarei il matto”. Quindi un invito soft agli elettori di centrosinistra a non disperdere i voti e una bordata a Matteo Renzi, senza citarlo: “Le alleanze intorno ai candidati sostenuti dal Pd sono gli unici che possono fermare le destre, il resto è l’eterno ritorno di vizi antichi di una degenerazione della politica personalistica e autoreferenziale. Tafazzi non è stato inventato per caso. Questa è la verità”. Da parte sua arriva comunque un appello “a tutti” per confrontarsi “con la realtà, cambiamola, ma “si smettesse di guardare il mondo dal dirigibile. Andiamo avanti e combattiamo con chi ha le idee e gli strumenti per vincere”.

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