Il dossier sulle concessioni ad Autostrade? “Aperto da troppo tempo, va chiuso subito”. La riduzione dell’Iva per far ripartire i consumi? “E’ possibile pensare a un taglio per breve tempo, ma sul lungo periodo l’obiettivo è il piano cashless”. La proposta di Beppe Grillo di far entrare lo Stato in Telecom fino al 25%? “E’ una buona idea ed è una delle modalità che potrebbero essere sperimentate in questo momento”. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, intervistato dal direttore Peter Gomez e dal vicedirettore Simone Ceriotti per la festa dei 10 anni de ilfattoquotidiano.it, ha parlato dei piani del governo al termine della chiusura degli Stati generali dell’economia: dalla banda larga alle misure per i disabili fino alle regolarizzazioni dei lavoratori stranieri. Ma non solo. Ha anche rivelato che si sente spesso sia con Nicola Zingaretti che con Beppe Grillo per “un confronto sulla visione del Paese”.

Buon pomeriggio presidente Conte e benvenuto.
Vi faccio tantissimi auguri per questo decimo anniversario di vita online.

Presidente Conte, questa mattina è passata la prima auto sul ponte Morandi. Lei ha detto che a breve deciderà cosa fare rispetto alle concessioni. A breve quanto? La ministra De Micheli oggi ha dichiarato che il dossier è nelle sue mani, quando avremo una risposta definitiva sulle sorti di Autostrade e su cosa farà il governo?
Sono i ministri competenti che hanno completato l’istruttoria e che devono fare la proposta. Io sto sollecitando i ministri competenti e ho rappresentato loro che dobbiamo chiuderla. Per me va chiusa subito, lo dico molto francamente. Indipendentemente dal fatto che ci avviciniamo ad un anniversario importante e indipendentemente dalla buona notizia di oggi, sono tutti eventi che a me personalmente ricordano la tragedia del Ponte Morandi e tutte le vittime che sono state coinvolte. Al di là di questo è un dossier aperto da troppo tempo. Io sono pronto, l’ho detto chiaramente ai ministri e vorrei definirlo nei prossimi giorni.

Nel Paese abbiamo un problema di banda larga che raggiunge una parte molto piccola del Paese. Grillo oggi è stato netto e ha proposto che lo Stato salga al 25 per cento in Telecom. Cosa state pensando di fare?
E’ anche un progetto che abbiamo specificato nel piano di rilancio, la proposta di Grillo implica dei passaggi societari, confrontarci con società che sono nel mercato. L’idea di Grillo è una buona idea ed è una delle modalità che potrebbero essere sperimentate. Però ripeto, non posso dire rispetto a società che sono sul mercato percentuali e soluzioni così concrete. Grillo ha più ampia libertà di rappresentare la sua visione, di quanto possa farlo io in questo momento.

Lei ieri ha detto che si sente spesso con Nicola Zingaretti, si sente spesso anche con Beppe Grillo?
Con Beppe Grillo sì, ci sentiamo ogni tanto e ci confrontiamo sulla visione del Paese. Sia con lui che con Zingaretti non parliamo di questioni molto dettagliate, ma parliamo di visioni strategiche per il Paese. Sono entrambe due persone che hanno una prospettiva. Mi piace il confronto con loro perché sono entrambi due persone che non si limitano al piccolo cabotaggio, ma riescono a restituirmi nel confronto che abbiamo una visione di Paese.

A proposito di telefonate e contatti, oltre a Beppe Grillo, sempre restando nella sua maggioranza, ma lei si sente anche con Matteo Renzi?
Adesso mi state chiedendo di consegnarvi il telefonino. Anche con lui ci siamo sentiti, non abbiamo abitudini di frequentazioni, ma ci siamo sentiti con lui e con tutti i rappresentanti di Italia viva.

Il Recovery fund è considerato un risultato dell’Italia, il problema sono le trattative e i tempi. Rischiamo di arrivare all’autunno con l’acqua alla gola?
Il Paese sta attraversando una fase difficilissima. Pensare e mettere da parte quello che stiamo attraversando sarebbe sbagliato. Questi giorni sono serviti ad avere un confronto molto schietto, a tratti anche molto vivace, ma nel complesso molto costruttivo. Con tutte le componenti del Paese. Ecco dobbiamo avere consapevolezza che noi stiamo attraversando una prova durissima. Ieri ho usato per la prima volta l’espressione: annus horribilis. Se guardiamo al numero di decessi e agli indici di caduta del Pil, dobbiamo prenderne atto. Pensare in questo momento che ci si possa predisporci ad affrontare un autunno e un estate in tutta scioltezza, sarebbe irresponsabile. Detto questo il modo migliore per affrontare questa situazione è quella che stiamo mettendo in piedi, non solo aver fatto una manovra da 80 miliardi. Con misure di cui dobbiamo continuare a monitorare la messa a terra e verificare eventuali ulteriori interventi necessari, nella consapevolezza che il quadro di finanza pubblica è problematico. Ma dobbiamo anche elevare il nostro sguardo e pensare a rilanciare il Paese. Quindi due livelli: misure immediate, dove per le prossime non possiamo che fare di conto, controllare le misure di cassa e aggiornarci per vedere quanto spazio abbiamo per nuovi interventi. Nello stesso tempo non dobbiamo rinunciare a un piano di rilancio: i fondi a livello europeo ci saranno, il piano si realizzerà, la somma sarà molto consistente e lì dobbiamo dimostrare di saper spendere. Cosa che negli ultimi anni, parlo di lustri, l’Italia non è riuscita a fare.

Paolo Savona (Consob) nei giorni scorsi ha proposto di emettere dei bond perpetui come in tempi di guerra. Valutate questa possibilità?
Noi abbiamo già fatto dei piani di emissione dei titoli a carattere patriottico, per sollecitare quel senso di orgoglio e di appartenenza a una medesima comunità, consapevoli che il risparmio privato italiano è uno dei punti di forza del nostro tessuto economico e sociale. Non escludiamo nulla che possa avere un senso, tenendo insieme una serie di interessi. Più si va in là nella maturity, nel piano di ammortamento, più ci sono delle controindicazioni. In questo momento però, il punto di forza che ha sbancato un po’ tutto, sono le reazioni della Bce, che si è dimostrata all’altezza della situazione. La Bce sta facendo tanto, molto più di quello che ha fatto nella sua storia, dalla sua istituzione fino a oggi. Secondo punto di forza è il quadro della commissione Ue dove è venuta una proposta mai fatta in passato: un debito comune Ue. Questi son i due assi su cui noi dobbiamo costruire le nostre proposte. Il fatto che ci sia un risparmio italiano ci conforta. E penso anche al risparmio privato, quello postale. Sono elementi importanti, ma un altro è la fiducia nei consumi: la domanda interna è molto debole e si coniuga a una domanda globale molto debole. Dobbiamo valutare alcune iniziative, tenendo presente che non abbiamo lo spazio fiscale della Germania.

Intanto oggi l’ipotesi di abbassamento dell’Iva per far ripartire i consumi sta tenendo banco. Con una previsione di un milione di posti di lavoro a fine anno, potrebbe essere sufficiente?
Ci siamo confrontati con i più accreditati economisti, lo abbiamo fatto anche all’inizio della consultazione nazionale. Nessuno ha una ricetta pronta, perché siamo in una situazione di incertezza in cui ci sono alcune variabili che nessuno riesce a prevedere. Qualsiasi soluzione non può essere univoca. Dobbiamo mantenerci flessibili. Ora si parla di Iva perché nel corso degli incontri avuti con associazioni di categoria e imprenditori e commercianti è stata una delle richieste avanzate. Abbiamo detto, insieme ai ministri, che avremmo valutato anche questa possibilità. E’ chiaro che un calo dell’Iva costa moltissimo. Nel confronto si è valutata l’ipotesi che l’Iva sia abbassata per un breve periodo di tempo per dare una spinta forte per la ripartenza dei consumi. Quello che a regime si potrebbe fare e valutare è un piano cashless, è uno dei miei cavalli di battaglia, sul quale mi sono battuto già con la legge di Bilancio di dicembre. Su quello sono un testardo. Fino a quando sarò presidente del Consiglio, i ministri sanno che dobbiamo battere il pugno per realizzare il piano cashless. Grande fonte di iniquità. C’è gente che sta pagando per chi si arricchisce in nero. Quelli che si nutrono di economia illegale, se riusciamo a recuperare il sommerso tutti pagheranno meno. E la pressione fiscale sarà accettabile tutti. Abbiamo un piano cashless nella legge di Bilancio, adesso dobbiamo realizzarlo quanto prima. Anche collegarlo a un lieve aumento dell’Iva.

Abbiamo letto con interesse il piano Colao, però Colao aggiungeva una cosa: proponeva un recupero con una tasse del 10-15 per cento e l’obbligo di reinvestirne una parte nell’attività produttiva. Come la mettiamo con il rischio di un nuovo riciclaggio? State pensando di intervenire per recuperare quella somma o la criminalità organizzata oltre che l’ingiustizia di sanare gli evasori vi blocca?
Il tema su queste operazioni si ricollega a quello che c’è dietro queste operazioni di rientro dei capitali e dei contanti. Se io consentissi domani mattina di riportare i contanti in Italia per chi ha soldi all’estero, se mai scontando di un piccolo versamento nelle casse dell’erario pubblico o se mai dicessi che una parte di questi vadano investiti per l’utilità pubblica, va tutto bene ma un’operazione del genere può essere consentita senza sanare tutto quello che c’è dietro? Il problema è del condono, un’operazione del genere la gente la fa se le viene condonata tutte le operazioni che stanno dietro. Se non devi dare spiegazioni e se le attività pregresse vengono sanate, lì si crea una forte ingiustizia. Diventa un’ingiustizia sociale ed è la remora che ho rispetto a una formula di questo tipo.

Fuori da villa Pamphili si sono accampati i braccianti. Il loro rappresentante Soumahoro, da lei poi ricevuto, ha reso chiaro che il provvedimento di regolarizzazione, per loro non ha cambiato nulla. Perché il problema è la filiera. Dove comanda la grande distribuzione. Con queste regole una parte degli imprenditori agricoli si dice costretta a continuare con gli irregolari. Cosa avete intenzione di fare?
Gli Stati Generali sono stati un’opportunità per dialogare con tutta società, io mi sono arricchito tantissimo. Ho incontrato Soumahoro. Ma anche dei ragazzi di un’associazione di destra che faceva un sit-in improvvisato. E’ stata una grande opportunità. E’ un confronto che rafforza tutto il governo, tutte le forze responsabili. Ed è emerso la necessità di ragionare in termini di filiera e non di singole azienda quando si introducono meccanismi incentivanti, delle politiche anche di sostegno per rafforzare misure in difficoltà. Serve una visione più complessiva. Delle volte può essere più utile intervenire sulle aziende che stanno più in alto nella filiera. Probabilmente lei ha ragione, ma vedremo come si metterà a terra il decreto sulle regolarizzazioni. Vediamo quante domande arriveranno, se non sarà sufficiente, vuol dire che c’è un problema di disparità contrattuale tra i singoli agricoltori che hanno un campo e la filiera distributiva. Si crea un divario. Non è facile intervenire, perché parliamo di rapporti contrattuali privati. Io sono lo Stato, non posso intervenire e imporre i contratti ai privati. Però capire questo fenomeno è un imperativo.

Lei ha incontrato anche le associazioni dei disabili, una delle fasce più deboli della popolazione e a loro ha promesso un impegno sull’aumento della pensione di invalidità. Ci può dire qualcosa di più?
Abbiamo adottato numerose misure per i disabili. Dei segnali li abbiamo dati, ma occorrono due segnali in particolare: dobbiamo completare questo codice per le persone con disabilità. E’ giusto che loro abbiano un corpus normativo, nello stesso tempo l’altro intervento dobbiamo investire di più e consentire loro di progettare vita autonoma e consentire una vera inclusione sociale.

Ci ha colpito molto la proposta di portare l’Alta velocità in ogni zona d’Italia. E’ molto bella, però ha tempi di costruzione molto più lunghi.
A noi interessa l’obiettivo pratico, finale. Se domani si andasse a Pescara si prenderebbe l’auto, con un tempo di un’ora e tre quarti. E’ impensabile che occorrano 4 ore da Roma a Pescara. E’ impensabile impiegare tante ore da Napoli a Bari. E così via, per non parlare scendendo ancora più giù. Quando parlo di Alta Velocità parlo di Alta Velocità di rete. Bisognerà dosare: a noi interessa che i treni siano buoni, efficienti e funzionanti. E che il servizio sia offerto in tempi rapidi. Il nostro è un progetto che comprende anche l’Alta Velocità.

Le grandi opere sono necessarie, ma hanno un tempo di realizzazione lungo che occupa poche persone. C’è una proposta di Alessandro Di Battista per mettere 200mila giovani al servizio del ministero dell’Ambiente a disposizione del nostro Paese. Cosa ne pensa?
Tra i progetti specifici messi in campo c’è un investimento di 1 miliardo per la forestazione, io sono disponibile non solo a fare il primo scavo ma a piantarne i primi dieci. Lo dico pubblicamente, non vedo l’ora.

Parliamo della crisi sanitaria: ha visto le foto delle spiagge affollate nel weekend? Stiamo chiudendo un occhio per non ammazzare il turismo?
Questa mattina sono stato alla Protezione civile per consegnare degli attestati e degli encomi per medici e infermieri che hanno risposto all’appello e si sono predisposti per rinforzare le strutture ospedaliere in maggiore sofferenza. Non li considero degli eroi, sono stati e sono dei grandi professionisti dal grandissimo cuore. Non dobbiamo dimenticare che il virus corre ancora tra noi. Dobbiamo rispettare le regole. Mi hanno accusato di voler creare il terrore per creare il terrore e mi hanno accusato di non essere severo, lasciamo stare le polemiche. E’ importante che i cittadini comprendano che l’emergenza continua. Siamo riusciti a tenere la fase più acuta sotto controllo, ma se iniziassimo a non rispettare più quelle regole di cautela potremmo trovarci di nuovo in un difficoltà.

Il ministro della Giustizia Bonafede probabilmente verrà sentito nei prossimi giorni dalla commissione antimafia che sta facendo audizioni per capire cosa è successo con la circolare del Dap. Nell’emergenza sanitaria sono stati scarcerati 223 mafiosi. Lei ha capito cosa è accaduto?
Nessun atto del governo ha portato alla scarcerazione dei boss. Quei giorni sono stati difficili perché c’è stata una situazione epidemiologica e quindi chi doveva garantire condizioni di sicurezza anche negli istituti penitenziari aveva precise responsabilità. Tutto è passato attraverso dei passaggi ordinari, non credo affatto alle elucubrazioni che ci sono state. E soprattutto è stato poi affidato al vaglio finale dei magistrati a cui spetta l’ultima parola. Da questo punto di vista sono assolutamente sicuro e certo dell’operato del ministro Bonafede. E’ stato tirato in ballo addirittura per evidente soggezione nei confronti di alcuni boss malavitosi: io su questo posso dormire sonni tranquilli, per come lo conosco io, se andava fatto qualcosa di più severo per combattere la criminalità organizzata, non lo farebbe domani, l’avrebbe fato ieri.

A proposito di giustizia, ma la riforma dell’abuso d’ufficio come la immagina?
I reati devono essere collegati alla certezza delle previsione della norma incriminatrice o della pena. Con l’abuso di ufficio si è un po’ dilatato il primo aspetto, noi dobbiamo collegare l’abuso di ufficio a violazioni di regole e condotta previste nei testi di legge e non a principi costituzionali come potrebbe essere l’art.97. Quindi si tratta non di abolire questa figura di reato, ma di circoscriverla meglio. In modo che se parte un’indagine, questa abbia una prospettiva più chiara e certa.

Prima abbiamo aperto la kermesse ospitando Fedez. Da una parte ha detto “non voglio pensare cosa sarebbe successo se non ci fosse stato Conte premier”, dall’altra ha fatto una domanda cattiva nei confronti della persona che sta permettendo questo collegamento: Rocco Casalino. Gliela rivolgiamo edulcorata: si è trovato Casalino di fianco all’inizio, dopo due anni e mezzo ce l’ha ancora al suo fianco. Che rapporto si è creato tra di voi?
Vi faccio una rivelazione. Quando mi hanno nominato presidente del Consiglio, non avevo neppure Facebook. A digiuno di tutto. Allora ho scelto i miei collaboratori, e per me se sei presidente del Consiglio bisogna scegliere i più bravi, i più talentuosi, i più bravi. Ho scelto Casalino dopo aver parlato con lui e lo stesso ho fatto con il capo di gabinetto, restando tre mesi senza per scegliere il meglio. Non ho scelto chi conoscevo, ho scelto chi sul mercato era considerato il migliore. Io penso che se uno deve fare il premier deve circondarsi non di yes man ma di professionisti, di persone che a un tavolo possano dare un contributo, solo così si possono prendere le decisioni migliori. La vera barriera architettonica tra le persone è l’intelligenza: quando c’è l’intelligenza vuol dire tanto.

Chiudiamo con una domanda personale, com’è cambiato Giuseppe Conte dal 21 febbraio a oggi?
E’ cambiato. Questa esperienza mi ha arricchito umanamente, mi ha provato. Sono stato costretto a prendere delle misure che non avrei mai immaginato. Pensate poi un giurista che si trova a imporre a tutta la popolazione delle misure di distanziamento. Impone di restare chiuso a casa. Mai introdotte misure simili dal dopoguerra a oggi. Sono state decisioni molto impegnative, sono cambiato spero in meglio.

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