La fase dell’emergenza è finita. Non ci sono più restrizioni alla circolazione delle persone nell’area Schengen. Quindi le compagnie aeree non possono più giustificare con la pandemia la scelta di dare ai passeggeri che restano a terra causa cancellazione del volo un voucher invece che il rimborso dei soldi spesi. A chiarirlo, giovedì, è stato l’Ente nazionale per l’aviazione civile, che dopo “numerose segnalazioni” di voli cancellati ha richiamato i vettori aerei al rispetto del Regolamento comunitario di tutela dei passeggeri del 2004. E preannunciato procedimenti sanzionatori per le compagnie che lo violeranno

Dal 3 giugno, secondo Enac, le cancellazioni di voli operate dalle compagnie aeree “non sembrano possano essere ricondotte, salvo casi specifici, a cause determinate dal Covid-19, ma a scelte imprenditoriali“. E in questi casi la normativa prevede il rimborso del biglietto e non l’erogazione di un voucher. Il Regolamento Comunitario n. 261 del 2004 prevede, per le cancellazioni, l’informativa al passeggero, la riprotezione, il rimborso del prezzo del biglietto (non la corresponsione del voucher) e la compensazione, ove dovuta. Le stesse regole valgono per la rinuncia del passeggero che, salvo motivi di impedimento legati a situazioni Covid-19, decida di non partire. In tale caso saranno applicabili le condizioni di trasporto e tariffarie previste dal vettore.

A Milano l’aeroporto di Linate è ancora chiuso: la Sea, la società di gestione controllata dal Comune, ha concentrato le attività su Malpensa e il decreto del ministero dei Trasporti datato 14 giugno non comprende il city airport nella lista degli scali riaperti dopo l’emergenza. Ma Alitalia fino all’11 giugno ha continuato a vendere biglietti da Linate. Ai passeggeri viene ora proposta la riprotezione su Malpensa o in alternativa un voucher.

Alitalia ha lamentato che gli aeroporti italiani hanno applicato nei confronti della società tariffe più elevate rispetto ai concorrenti stranieri e che la pratica sta ostacolando la ripresa del settore. Citando l’esempio dell’aeroporto di Trieste, ha spiegato in un comunicato che per la ripresa dei servizi le è stato addebitato da quella struttura più del doppio della tariffa applicata ai suoi concorrenti. La compagnia aerea, che è in fase di rinazionalizzazione dopo anni di difficile gestione privata e di tentativi di ristrutturazione falliti, ha dichiarato di aver inviato alle autorità competenti le prove di quella che ha definito una “discriminazione economica”, aggiungendo che si tratta di una tendenza che si riscontra nella maggior parte degli aeroporti italiani.

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