Durante l’audizione in Commissione d’inchiesta sull’omicidio di Giulio Regeni, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, convocato proprio per rispondere dell’esportazione di armi in Egitto, in particolare della vendita di due fregate Fremm l’8 giugno scorso, non cita mai lo scambio. Ad affrontare il tema della vendita delle armi al regime di Al-Sisi è la deputata del Partito democratico Lia Quartapelle: “Da quando lei è presidente del consiglio l’Egitto è passato da 42esimo Paese con cui commerciavamo armi, a decimo Paese nel 2018, a primo Paese. Quindi io vorrei capire esattamente in cosa non si sta sviluppando il pieno potenziale delle relazioni con l’Egitto?”. Una posizione sulla quale il premier ha dissentito, sottolineando che “nella geopolitica è difficile valutare attraverso un criterio misuratore l’influenza, i comportamenti e le conseguenze. Delle volte influenzare un comportamento significa anche far venir meno un beneficio da un comportamento più stretto e non ritengo che sia facile individuare un elemento quantificatore non abbiamo ottenuto molto e questo può avvantaggiare il suo ragionamento, ma questo non significa che una diversa postura ci porterebbe ad una più intensa collaborazione”. Già rispondendo a domande precedenti, il premier aveva dato una sua lettura dei rapporti con Il Cairo: ” Risultati si avranno con l’intensificazione, non con l’interruzione del dialogo bilaterale”, è la tesi sostenuta dal Presidente del Consiglio, che però sottolinea come questa linea “stenta ancora a produrre risultati concreti”. E in riferimento al ritiro dell’ambasciatore o all’interruzione dei rapporti diplomatici, ha replicato: “Alternative pure percorse in passato non sono certo risultate più incisive”. Conte ha più volte affermato che “giungere alla verità sul barbaro omicidio di Giulio Regeni è un obiettivo verso il quale rimarremo inflessibili fino a quando non l’otterremo“.

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