Il Brasile – come del resto l’America Latina – è flagellato dai contagi di coronavirus. È stato superato il milione di persone infette da Sar Cov 2. Il numero di contagiati ha raggiunto la soglia di 1.009.699 poco prima delle 14 ora locale (le 19 italiane), secondo quanto riferito da un consorzio composto dai principali media del Paese.

Un dato impressionante quello del paese guidato da Jair Bolsonaro (che ritiene le misure per contenere il virus più dannose del virus stesso) se si considera che i casi diagnosticati a livello mondiale hanno superato la soglia degli 8,5 milioni secondo l’analisi della Johns Hopkins University. Le statistiche dell’università americana indicano un numero di 8.500.398 contagi globali, inclusi 454.215 decessi. Finora 4.169.082 persone sono guarite. I primi tre Paesi per numero di casi (Usa, Brasile e Russia) rappresentano il 44% del totale. “La situazione a livello nazionale è catastrofica: test insufficienti, operatori sanitari decimati e aree remote come l’Amazzonia brasiliana dove il sistema sanitario è al collasso”, ha testimoniato Medici senza frontiere per il paese sudamericano: ogni giorno si ammalano 15mila-30mila persone e centinaia muoiono. Gli infermieri stanno perdendo la vita più velocemente che in qualsiasi altro Paese del mondo: 100 ogni mese. Inutili le proteste – come quella nei giorni scorsi sulla spiaggia di Copacabana – contro il governo.

Intanto arriva un nuovo allarme dall’Organizzazione mondiale della sanità: “Siamo in una nuova e pericolosa fase“, “il virus si sta ancora diffondendo velocemente, è ancora mortale e la gran parte delle persone è ancora vulnerabile” dice il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, sottolineando che “ieri sono stati segnalati all’Oms oltre 150mila nuovi casi, il numero più alto in un singolo giorno sinora. Almeno la metà è stata registrata nelle Americhe, con numeri alti anche da Asia meridionale e Medioriente“. Di conseguenza, Tedros ha “chiesto a tutti i Paesi e a tutte le persone di esercitare estrema attenzione”. E lo sguardo del mondo è intanto nuovamente puntato sulla Cina, dove il principale ospedale internazionale di Pechino è stato posto in lockdown, dopo che a un infermiere è stato diagnosticato il Covid 19. In un giorno sono stati 25 i nuovi casi confermati registrati, portando il totale degli ultimi otto giorni a 183: l’infezione è collegata al grande mercato all’ingrosso Xinfadi, temporaneamente chiuso a causa dell’epidemia. La situazione rimane “molto grave”, ha detto il portavoce del governo della capitale, Xu Hejian. E il Centro per il controllo delle malattie cinese ha fatto sapere di aver identificato le sequenze geniche di tre ceppi del coronaviru rilevati nel nuovo focolaio e di averle fornite all’Oms. Almeno uno dei ceppi legati al mercato mostra somiglianze con un ceppo riscontrato in Europa: il focolaio di Xinfadi, ha dichiarato poi l’Oms, avrebbe quindi origine europea.

Nel frattempo l’allerta è alta in Israele, che ha dato notizia di 349 nuovi casi confermati in 24 ore: è la prima volta che il numero sale sopra quota 300 da fine aprile, mentre i casi totali sono oltre 20.240 e i morti 304. Un aumento è stato registrato anche in Cisgiordania, con 87 contagi in due giorni, la maggior parte a Hebron ma anche a Nablus e intorno a Gerusalemme. Secondo le autorità palestinesi, i casi confermati totali sono 795, i morti 34. A Hebron sono per questo state imposte nuove restrizioni, ma l’aumento dei contagi in Israele arriva mentre vengono revocate le misure di contenimento imposte a metà marzo. Il governo è contrario a un nuovo lockdown, che avrebbe un ulteriore pesante impatto sull’economia, ma annuncia chiusure a livello locale dove necessario.

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