C’è anche Enrico Nigiotti tra le 89 persone indagate dalla Procura di Livorno per presunta frode alle assicurazioni. Il 33enne cantautore livornese, che ha partecipato a X Factor, Amici e al Festival di Sanremo, è coinvolto in uno dei casi contestati all’organizzazione finita nel mirino degli inquirenti. È accusato di aver accettato di alterare, in concorso con altre persone, la documentazione sanitaria relativa a un incidente che lo stesso cantante aveva fatto dirigendosi proprio al Festival di Sanremo nel 2019.

“Riguardo l’operazione – spiega Nigiotti sui suoi canali social – attualmente non sono a conoscenza degli atti di indagine avendo saputo solo il titolo di reato per il quale si sta procedendo”. Il cantante aggiunge: “Io sono rimasto coinvolto un anno fa in un brutto incidente stradale nel quale ho rischiato la vita. Confido di poter chiarire il prima possibile la mia posizione ma, al momento, devo ancora ricostruire i fatti e recuperare i documenti relativi al risarcimento del danno derivante da quel sinistro”. “Ho piena fiducia nella magistratura e valuterò con il mio avvocato le iniziative da intraprendere a tutela della mia persona. Al momento posso solo dichiarare la mia estraneità a qualsiasi fatto di natura illecita, avendo sempre agito nel pieno rispetto della Legge”, conclude il cantante.

“Triade sicura”, questo è il nome dell’operazione che ha portato all’esecuzione di 10 arresti per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona. L’indagine, spiega una nota dei carabinieri, “ha consentito di prospettare la sussistenza di una collaudata rete di 18 professionisti tra cui medici, avvocati e un esperto informatico, che si occupava di falsificare i documenti sanitari sugli incidenti stradali per ottenere illecitamente risarcimenti sovrastimati da parte delle compagnie assicurative. Sono 35 gli incidenti stradali per i quali l’associazione avrebbe chiesto e ottenuto risarcimenti per un valore complessivo di circa 650mila euro, da importanti gruppi assicurativi. A 71 indagati viene contestato il fatto di “aver consentito l’alterazione dei loro referti medici“.

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