“Compagnia di bandiera che rischia di apparire una compagnia di pirati”. Con queste parole pronunciate ai microfoni di Rai Radio 1, il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, apre il fuoco contro Alitalia. Ed è solo l’inizio di una mattinata di protesta contra la compagnia aerea, che nei giorni scorsi ha annunciato l’abbandono dello scalo di Birgi, a Trapani, da luglio. Poco dopo l’intervento radiofonico, Musumeci si è seduto al fianco di Leoluca Orlando, circondato dai sindaci siciliani, all’aeroporto di Palermo. Una protesta unitaria quella del governo siciliano e di Anci Sicilia che hanno aprato ad alzo zero contro Alitalia: “È vergognoso il comportamento di una compagnia che si definisce di bandiera. La smetta con operazioni piratesche”, sottolinea anche Orlando.

Simbolicamente riuniti di fronte al check-in dell’Alitalia all’aeroporto “Falcone Borsellino”, Anci Sicilia e governo regionale annunciano di avere elaborato un documento che invieranno ad Alitalia e che presenteranno personalmente martedì al ministro dei Trasporti, Paola De Micheli. Non sono servite, dunque, le rassicurazioni del viceministro siciliano, Giancarlo Cancelleri, che dopo le prime polemiche aveva sottolineato la necessità economica della compagnia dopo l’emergenza Covid-19: “È ingiusto raccontarlo come un problema esclusivamente siciliano – aveva detto Cancelleri – e, soprattutto, come una questione definitiva. Alitalia non ha abbandonato Trapani, né tanto meno la Sicilia, ha solo temporaneamente interrotto delle tratte in diversi aeroporti di tutto il territorio, quelle meno utilizzate, ma conta di tornare presto alla normalità”.

Dichiarazioni che non hanno allentato la tensione nell’Isola. Mentre la “compensazione” offerta da Alitalia, arrivata ieri, in una nota in cui ha annunciato il raddoppio dei voli su Catania e Palermo, pare avere addirittura gettato benzina sul fuoco delle polemiche. Poche ore dopo è arrivata, infatti, una nota del governatore che ha annunciato la protesta di sindaci e governo regionale all’aeroporto di Palermo. Governatore e primi cittadini riuniti contro Alitalia. E non poteva mancare al Falcone Borsellino, in prima fila, Alberto Di Girolamo, il sindaco di Marsala che sui voli dell’azienda di Stato su Birgi aveva impegnato 600mila euro, una spesa che non ha frenato la fuga della compagnia aerea.

Un abbandono sul quale la Sicilia promette battaglia: “Alitalia quando c’è tempesta ricorre subito ai mezzi spiccioli – ha continuato Musumeci – aumentano il numero di corse, non dicendo che si può anche pagare 500-600 euro per andare da Palermo o Catania a Roma o Milano. Un siciliano non va in queste città per fare shopping, ma per problemi di salute, di lavoro, perché deve incontrare un familiare che sta male. Per un’isola, la più grande del Mediterraneo, il trasporto aereo non è capriccio: è una necessità“. “Non tentino di dividerci togliendo un volo da una parte e mettendolo da un’altra”, ha aggiunto, invece, il sindaco di Palermo. Che ha ribadito: “Non sono qui in quanto rappresentante del capoluogo, ma cerco di rappresentare tutti i comuni della Sicilia. Lo sviluppo di un aeroporto serve a tutta l’Isola”.

Ed è sulla natura pubblica di Alitalia che governatore e sindaco puntano il dito: “Una compagnia finanziata con 3 miliardi euro di soldi pubblici. Vogliamo capire se è una compagnia per gli italiani fino a Reggio Calabria o anche fino a Lampedusa”, ironizza il governatore. Mentre Orlando chiede polemico: “A cosa servono a premiare amministratori inefficienti, se vogliamo far pagare al turismo siciliano gli sprechi del passato?”. Il trasporto aereo è per la Sicilia “una necessità per muoverci in tempi rapidi – continua Musumeci – la politica adottata da Alitalia scoraggia i siciliani. Qui oggi, rappresentiamo non solo interessi scalo di Palermo e Catania, ma anche scalo di Birgi e Comiso, e chiediamo al governo nazionale di intervenire su Alitalia”. Una compagnia che “specula”? “Si va da tariffe di 70 euro, se si prenota con anticipo, a tariffe di 700/800 euro se si deve partire nel giro di 24 ore. Questa è campagna di speculazione”, continua Musumeci che chiede ancora al governo nazionale “la modifica 198 e 203 del decreto rilancio che tendono ad omologare Alitalia alle altre compagnie low cost, di fatto scoraggiando queste ultime a volare sulla nostra Isola, all’avvio della stagione turistica: non è possibile tutto questo”.

Ma è il caro voli la vera spina nel fianco dei trasporti da e per la Sicilia. Argomento sul quale non mancate lo scorso Natale, le promesse di un intervento politico. Così sul “monopolio” di Alitalia affonda il coltello Orlando: “Ho pagato un volo Marsiglia – Palermo 0,70 centesimi, perché su quella tratta non vola Alitalia. Mentre da Palermo a Roma pago 480 euro, e la low cost mi offre un biglietto a 320 euro. Inammissibile poi che l’ultimo volo Alitalia per Roma sia alle 19, oppure che non ci siano voli il martedì. Di costa stiamo parlando? La bandiera la rispettiamo e forse in questo caso se ne fa un uso improprio”. Martedì è previsto il prossimo passo della protesta siciliana contro Alitalia, quando governatore e sindaco di Palermo consegneranno il documento alla ministra ai Trasporti.

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