Nel limbo delle fantasticazioni di Ermanno Cavazzoni va aggiunto anche lo stralunato Il Lievitatore di Adrian N. Bravi. La compagnia di giro, tra ipotesi di scuola di scrittura e corrente letteraria vera e propria, è l’editore Quodlibet. Ed è come se dopo il mahtma Cavazzoni si ripetessero in minore tante piccole varianti di racconto vagamente e comicamente surreali (Vita coniugale di Ivan Levrini, per dirne uno). Lungi da noi sostenere che siano tutte uguali, ma visibilmente simili, in un gioco continuo di specchi minimalisti con un tocco di zozza porcheriola (qui l’accoppiamento tra cani) e una generale quanto esemplare misoginia, lo sono eccome. Il lettore questa volta si aggrappa alla storia di Anteo Aldobrandi (il solito nome bizzarro tra il volgo e l’aristocrazia padana), un tizio che fin dai 14 anni levita grazie ad un “venticello” che improvvisamente percepisce arrivare. Il racconto di Bravi è tutto un diminutivo (tappetino, cuscinetto, tutankamino – che è poi il dito del padre amputato da una motosega che il protagonista tiene su uno scaffale di casa), un ripetersi meccanico di uno schema continuamente identico (l’arrivo dello zio, le offese della ex moglie, il giro col cane, variante avvocato/vicino di casa/amica addestratrice di animali), come l’improvvisa fuga laterale nelle solite digressioni storico-filosofiche di santi, poeti e navigatori medioevali o giù di lì. Poi capita che Anteo venga portato in tribunale per stalking con accuse apparentemente circostanziate proprio dalla ex moglie riguardanti anche la condivisione della loro cagnetta Plotina. Presunta o reale che sia l’accusa, la naiveté semplice e svagata del protagonista, supportata dalla palese metafora della mancata levitazione come fosse l’indisponibilità del singolo nell’essere interiormente quieto, riceve un pesante scossone realistico che fa traballare la convinzione tutta esteriore del fantastico che Il levigatore vorrebbe evocare. Per carità siamo di fronte agli epigoni della congrega dei poeti lunatici, ma alla lunga il discorso continuamente rimodulato e sempre identico alla matrice per trent’anni sa troppo di esercizio di stile. Nicchia purissima, sempre più chiusa in se stessa. Voto: 6.

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Lo Scaffale dei Libri, la nostra rubrica settimanale: diamo i voti a Contini, Fattori e Bravi

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