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di Andrea Taffi

Non credevo potesse mai accadere: anche il Covid-19 ha i suoi negazionisti. Naturalmente, trattandosi dell’Italia, il negazionismo non è unico, univoco. No, ce ne sono diverse versioni, differenti interpretazioni. Abbiamo il negazionismo diretto, becero; un negazionismo al coronavirus più diretto, più duro e puro, più negazionista, appunto.

E’ quello dei cosiddetti gilet arancioni, che scendono in piazza a protestare e se ne fregano del virus, perché per loro il virus, semplicemente, non esiste. E lo dicono apertamente, senza giri di parole: per loro, per i gilet arancione e simpatizzanti più o meno colorati, il Covid-19 è una bufala, non c’è mai stato: i politici e i medici, in questi tre mesi e più, ci hanno raccontato solo frottole, ci hanno preso in giro, si sono divertiti alle nostre spalle.

La gente è morta sì (questo nemmeno i gilet arancione possono negarlo) ma è successo solo per colpa dell’influenza, per colpa del fatto che i morti erano soggetti deboli. I negazionisti di questo tipo ce l’hanno col potere, qualunque esso sia; sono rabbiosi verso chi comanda e negano tutto ciò che il potere afferma.

Poi esiste un secondo tipo di negazionismo. Si tratta di quello praticato da certi politici, che il giorno della festa della Repubblica scendono in piazza contro il governo (per carità, legittimo, ci mancherebbe altro) facendolo (e questo mi sembra un po’ meno lecito) senza mascherine, assembrandosi, azzerando in un sol colpo, le distanze di sicurezza, quasi irridendo a tutte quelle forme di distanziamento e protezione che, nonostante le varie aperture e relative fasi, devono essere ancora rispettate.

Questi negazionisti lo sono di fatto: non dicono che il Covid-19 è una bufala, ma si comportano come se il virus non ci fosse più. Irresponsabilità? Calcolo politico opportunistico? Non lo so, fate voi.

Infine c’è il genere di negazionismo che non ti aspetti. E’ quello della scienza, di certa scienza. Questo negazionismo ci dice con forza, con sicurezza, che il Covid-19 è talmente debole che possiamo definirlo oramai come scomparso, o al massimo agonizzante. Un virus, insomma, di fatto inoffensivo. Questi negazionisti “scientifici” (mi si passi il termine) se la prendono con i colleghi che, invece, dicono il contrario, che affermano con maggiore pacatezza e tranquillità che non ha senso parlare di minore virulenza del Covid-19, perché le terapie intensive vuote, le minori ospedalizzazioni non significano per niente assenza di virus.

Ma costoro sono (per i loro colleghi negazionisti) solo soggetti che hanno diffuso prima, e continuano a diffondere adesso allarmismo, ingiustificato e soprattutto deleterio per la (agognata) normalità della vita, dell’economia, dello Stato in generale. Insomma, mi ero illuso (in questi tre mesi e più) di averle viste tutte, purtroppo: pandemia, morti terribili, fosse comuni e funerali senza familiari. Invece no. Ho assistito anche alla nascita del negazionismo del Covid-19. Non so voi, ma io ne avrei volentieri fatto a meno.

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