Striscioni per dire che non ce la fanno più. E che non capiscono perché non si possa aprire il confine che separa Castelvetro Piacentino (Emilia Romagna), dove le loro attività commerciali stanno soffrendo sempre di più, dalla Lombardia. Perché Castelvetro – 5000 abitanti sulla sponda emiliana del Po – è in una posizione particolare: si trova a un chilometro da Cremona e 30 da Piacenza. Di fatto i negozi sono aperti, ma con l’impossibilità di attraversare i confini regionali, denunciano i commercianti, si perdono clienti e fatturato. Da molti viene considerata prima periferia cremonese, lì vivono e lavorano anche grazie agli stretti rapporti sociali e commerciali con la città di Stradivari. “Se non aprite il confine siamo destinati a chiudere”, si legge sui cartelloni di protesta, insieme all’hashtag #destinatiaachiudere.

Bar, ristoranti, negozi. Un’economia locale messa in ginocchio dal lockdown e che non riesce a rialzare la testa per la chiusura dei confini interregionali, con il 90% degli esercizi in sofferenza. Il sindaco di Castelvetro Luca Quintavalla da tempo chiede un accordo tra i Comuni confinanti. Cremona, con il primo cittadino Gianluca Galimberti, il suo l’ok l’ha offerto immediatamente. La regione Emilia Romagna, con il suo presidente Stefano Bonaccini, pure. All’appello manca la Lombardia: il governatore Attilio Fontana non risponde. E intanto i negozi boccheggiano.

“Certo non sottovaluto l’epidemia, ma stiamo vivendo una situazione oltre che penalizzante pure paradossale – afferma Quintavalla a ilfattoquotidiano.it -. Possiamo andare a Rimini, ma non a Cremona che dista due chilometri. Una situazione che penalizza i negozi, ma anche chi vorrebbe andare a trovare i congiunti, o anche partecipare al funerale di un proprio caro, appena al di là del fiume. Speriamo che le riaperture totali ci siano davvero il 3 giugno”.

L’iniziativa dei commercianti di Castelvetro è stata avviata da Sabina Buelli – titolare di una boutique del paese piacentino – che una settimana prima del blocco già aveva scelto di abbassare le serrande. “E ora mi trovo a pagare la merce e una dipendente, senza incassare alcunché“. E ancora: “Qui è il deserto”. “Da 13 anni sono entrata a far parte della realtà commerciale di #castelvetropiacentino – scrive invece su facebook Rosa Sandrini, titolare di un pub – e ho sempre provato grande ammirazione verso i miei colleghi commercianti, baristi, ristoratori. Persone che hanno sempre saputo inventarsi e reinventarsi. Ora più che mai uniti!”.

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