Ad Alessio mancavano tre settimane per finire lo stage, ma viste le restrizioni imposte dall’emergenza coronavirus il suo tirocinio si è fermato il 12 marzo. Da allora più niente. “Avrei potuto continuare in smart working – racconta – ma la mia azienda ha deciso di sospendere. E lo capisco”. Giorgia e Camilla, invece, si considerano “tra i fortunati” perché hanno continuato l’esperienza in Procura da casa. Poi c’è Stefano, che è andato in ufficio una settimana, mentre Elisabetta non ci ha proprio messo piede. Sono solo alcune delle storie di stagisti e praticanti che nelle settimane dello stop alle attività non essenziali e del distanziamento sociale hanno dovuto sospendere il periodo di formazione o non sono neanche riusciti a iniziarlo, mentre i più fortunati hanno continuato in smart working.

“Il decreto Rilancio ha rilanciato tutti tranne che i tirocinanti”, sottolinea Eleonora Voltolina, direttrice della testata La Repubblica degli stagisti, che da dieci anni si occupa dei diritti di stagisti, tirocinanti e praticanti. Nessun provvedimento ad hoc finora per la categoria che riguarda mezzo milione di persone l’anno, tra stage extracurricolari (350mila tirocinanti) e curricolari (150mila), cioè quelli svolti durante gli studi. E se si include anche chi sta facendo la pratica per diventare avvocato, notaio o commercialista, si arriva a più di 700mila. “All’improvviso – continua Voltolina – tanti stagisti si sono ritrovati senza un’attività e con un’entrata in meno per affrontare le spese. Ci aspettiamo che siano sempre le famiglie, ora in grande difficoltà economica, a correre in soccorso e a mantenere figli e nipoti?”. Ma l’aspetto economico non è l’unica criticità sollevata dalla situazione, perché ci sono scadenze, lauree o esami di Stato da affrontare. E a volte non c’è il tempo per rinviare lo stage.

I tirocini “smart” – Dove è stato possibile ed è stato concesso, anche a discrezione del soggetto ospitante, i tirocinanti hanno continuato, o iniziato addirittura, il periodo di formazione da casa. Secondo Voltolina “è un altro modo di formarsi e ci si responsabilizza se si è costretti a organizzarsi da soli e a imparare a utilizzare costantemente piattaforme di comunicazione. L’importante, poi, non è il tempo che passi in ufficio, ma sono gli obiettivi che raggiungi”. La controprova? “Da quando è iniziata la crisi sanitaria, la maggior parte dei ragazzi che si sono rivolti a noi, arrabbiati e frustrati, sono quelli che hanno dovuto sospendere il tirocinio. Chi invece lo ha continuato in modalità smart si è trovato in una situazione fortunata: potersi alzare la mattina e avere qualcosa da fare dà una motivazione in più”.

Le proposte e gli aiuti delle Regioni – Per parte sua La Repubblica degli Stagisti a fine aprile ha formulato quattro proposte al governo per chiarire le tempistiche di ripresa dei tirocini, permettere in tutta Italia di continuare gli stage da casa, autorizzare l’avvio di nuovi tirocini, anche già in modalità “smart”, e prevedere un sussidio a favore di tutti coloro che si sono visti interrompere o sospendere lo stage. In Parlamento sono stati anche approvati due ordini del giorno di Chiara Gribaudo (Pd) e Rosalba Testamento (M5s), che chiedevano all’esecutivo di concedere un sussidio ai tirocinanti sospesi o interrotti. Ma se a livello nazionale non ci sono stati provvedimenti per stagisti e tirocinanti, alcune Regioni hanno deciso di adottare iniziative ad hoc. L’Emilia-Romagna, ad esempio, ha già riconosciuto 450 euro a tutti coloro che hanno dovuto sospendere il tirocinio extracurriculare a causa del Covid-19. Il Lazio, 600 euro. “Anche la Calabria ha previsto un sussidio, ma solo per i tirocini attivati nell’ambito pubblico – sottolinea Voltolina –. La Toscana invece ha annunciato un provvedimento, ma deve ancora uscire il bando”. Lombardia, Veneto e Piemonte sembrano intenzionate a introdurre misure simili a quella dell’Emilia-Romagna, anche se la prima, da lunedì 18, ha già dato il via libera all’attivazione di nuovi tirocini e alla riattivazione di quelli sospesi.

Aurora Notarianni, vicepresidente dell’Associazione giuslavoristi italiani, fa notare che “se il tirocinante è un lavoratore o un cittadino privo di reddito, e rientra nei requisiti richiesti, può aver accesso al reddito di emergenza” introdotto con il decreto Rilancio. Ma se invece, come quasi sempre accade, è uno studente, “allora è considerato un soggetto che continua a perfezionare gli studi universitari, che sta imparando un mestiere”. Quindi niente assegno. Tuttavia alcuni Ordini professionali si stanno muovendo, dice Notarianni, perché gli stagisti di pratiche professionali, infatti, sono sotto la giurisdizione degli ordini e “per questo non può essere adottata una disciplina uniforme. Per me, poi, bisogna lasciare la libertà agli ordini di disciplinare il reddito dei propri tirocinanti”. Necessario al momento, secondo l’avvocato, “guardare al domani più nell’ottica degli investimenti e dei provvedimenti acceleratori piuttosto che di quelli assistenziali, perché la solidarietà è indispensabile, anzi forse uno degli aspetti positivi del Covid, però in questo momento bisogna investire nell’attività e non nel sostegno al reddito dei tirocinanti”.

LE STORIE

Alessio: “Sospeso a data da destinarsi” – Mancavano solo tre settimane alla conclusione del tirocinio. A causa delle misure di distanziamento sociale, il tirocinio formativo di Alessio Palumbo, 25 anni, laureato lo scorso luglio in economia ad Ancona, si è stoppato il 12 marzo. “Avevo iniziato a ottobre e c’erano buone probabilità di una futura assunzione – sottolinea il ragazzo -. Avrei potuto continuare in smart working, ma la mia azienda ha deciso di sospendere”. In attesa che la Regione Marche riapra, “vivo con la mia famiglia, quindi non ho grandi spese. La mia paura è per il dopo – aggiunge Alessio -. Con la crisi economica, sarà più difficile inserire persone nuove, ragazzi giovani e capaci laureati soprattutto, nel mondo del lavoro”.

Giorgia e Camilla: “Lavoriamo in Procura. Da casa” – Dopo la laurea in giurisprudenza a Perugia, il master che terminerà a luglio. “Proprio per questo dovevo finire il tirocinio”, racconta Giorgia Bazzurri, 26 anni. Tirocinio di 150 ore, in Procura. “Avevo iniziato lo stage da una settimana, ma il 9 marzo l’ho dovuto interrompere – aggiunge -. Da due settimane ho ripreso da remoto, è tutta un’altra cosa. Il mio lavoro è lo stesso, analizzare e studiare i fascicoli dei casi, ma manca il contatto umano. Se fossi in ufficio il pubblico ministero potrebbe rispondere direttamente a tutti i miei dubbi. In ogni caso mi ritengo fortunata, perché sono comunque molto seguita”. Stessa situazione per Camilla Sbarbieri, 27 anni e laureata in legge, che aveva appena iniziato lo stage in Procura. “Riprendere in smart working ci ha salvato perché ci permette di restare in contatto con l’ambiente. Ma se questa situazione si dovesse prolungare bisogna rendere tutto più efficiente. Le modalità non sono improvvisate, ma gli stessi programmi usati in ufficio devono essere accessibili anche da casa”.

Stefano: “Spero di tornare in azienda” – Pochi giorni e poi a casa. Laureato in Ingegneria gestionale, al secondo anno della magistrale all’università di Modena e Reggio Emilia, Stefano Lenzi, 24 anni, fino alla fine di luglio avrebbe dovuto fare un tirocinio curricolare di 600 ore in un’azienda metalmeccanica di Modena. Dopo pochi giorni, però, l’esperienza è finita. “Avrei potuto lavorare in smart working, ma avevo appena iniziato, la mia preparazione non era adeguata”. Pochi giorni fa l’Unimore ha dato la possibilità di cambiare temporaneamente il tirocinio – dedicare delle ore dello stage a progetti e ricerche, seguito da un professore – nell’attesa di tornare a lavorare in azienda una volta finita l’emergenza oppure cambiare totalmente il tipo di tirocinio fino alla fine del periodo previsto. “Sono contento perché ho qualcosa da fare, anche se avrei preferito l’esperienza in azienda”.

Elisabetta e le application senza risposta – Elisabetta Olivieri, 24 anni, laureata alla Bocconi in Economia e management, invece non ci ha mai messo piede in ufficio. “Avevo trovato un tirocinio extracurriculare in un’azienda di consulenza. Avrei dovuto iniziare i primi di aprile. Ero contenta, ero riuscita a trovare un lavoro con prospettive di assunzione”. Poi con l’emergenza coronavirus “mi hanno detto che non avrebbero preso più nessuno”. Forse se ne parlerà fra luglio e settembre. “Tra marzo e aprile ho mandato tantissime application: per lo più ho ricevuto risposte negative o silenzio”.

Benedetta: “Adattata al nuovo contesto anche senza contatto umano” – All’ultimo anno della magistrale alla Bocconi: “A febbraio ho iniziato uno stage curricolare pagato in una società di consulenza – racconta Benedetta Sargentoni, 23 anni -. Quel weekend, quando è stato bloccato tutto, ero tornata a casa ad Ancona, per fortuna avevo il telefono e il computer aziendale con me. Così non ho mai interrotto lo stage e continuato in smart working”. Tirocinio che andrà avanti fino alla fine di luglio. “Alcuni miei compagni di corso, invece, sono stati costretti a sospenderlo e rinviarlo. Io mi ritengo fortunata, preferisco aver continuato, anche se vuol dire lavorare da casa. Sì, è vero, non c’è il contatto umano, ma ci siamo adattati subito con le piattaforme”. Di fronte a un futuro ancora molto incerto e condizionato, “dicono che potrebbe esserci la possibilità di tornare in ufficio, probabilmente a turni”.

Letizia: “Nel mio stage lavorare da casa non è possibile” – Era il secondo tirocinio curricolare per Letizia Bellucci, 23 anni, studentessa alla facoltà di Agraria all’Università di Perugia. “Avevo iniziato all’inizio di marzo all’ispettorato del controllo qualità e repressione frodi degli alimenti di Perugia del ministero dell’Agricoltura. Dopo il decreto ci hanno detto di stoppare, erano in difficoltà anche loro. Mi sono trovata un po’ spaesata perché non sapevo cosa fare. Dall’università non ci sono arrivate notizie certe, ma capisco la difficoltà di organizzare la situazione”. La precedenza, infatti, l’hanno avuta i laureandi. “Per adesso hanno dato disposizioni certe solo per chi si laurea a luglio e doveva finire il tirocinio. Hanno dovuto compensare le 250 ore di previste facendo dei progetti”. In questo caso, però, trasformare lo stage in smart working sarebbe una perdita formativa. “In laboratorio controllavo gli alimenti nel settore vinicolo, se c’erano frodi su vino e mosto. Questo non è possibile farlo da casa – aggiunge Letizia -. Mi hanno accennato che potrebbe essere possibile fare una parte delle ore in smart working, facendo una ricerca per loro, ma avrei preferito tornare in laboratorio”.

Gemma: lontana da casa, in remoto e soddisfatta – Gemma Granocchia, 23 anni, studentessa alla magistrale di Economia, invece ha continuato lo stage curricolare a Milano da remoto. “A fine febbraio mi è stato chiesto se volevo sospendere il tirocinio in un’azienda di confetteria o continuare in smart working e ho preferito la seconda opzione – racconta -. Sono affidata a una tutor attenta che mi coinvolge molto”. Per alcuni ci sarà la possibilità di tornare in ufficio, “ma solo per le esigenze e non sarà il mio caso. Il lavoro da casa mi permette di ritagliare dei momenti per me e sono contenta di aver potuto continuare questa esperienza: sono di Perugia e ho passato la quarantena a Milano, il tirocinio mi ha distratto e mi ha aiutato a non abbattermi”.

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