C’è chi come Diego faceva l’autista di scuolabus e bus turistici e oggi confeziona meloni e angurie in una ditta mantovana. Oppure chi come Maicol lavorava di notte nei locali come barman e da lunedì si troverà di buon mattino a potare piante di kiwi in un’azienda dell’alto mantovano. E ancora chi, come Edoardo, passava da un lavoro saltuario all’altro per poi essere fermato dalla crisi fino a trovare un’opportunità nel settore che più gli è congeniale, quello agricolo: anche lui a breve inizierà a diradare piante in una coltivazione di kiwi. Infine c’è Matteo che faceva il cuoco e adesso trasporta fiori e piante per un vivaio. Mentre le aziende sono alla disperata ricerca di manodopera per riuscire a garantire i raccolti della stagione estiva, c’è chi ha perso il lavoro per la crisi economica dovuta al coronavirus e ha deciso di andare a lavorare nell’agricoltura.

Un settore, quello agricolo, messo in ginocchio dall’emergenza sanitaria: non tanto per la mancanza di lavoro, che c’è, ma dalla “fuga” dei braccianti stranieri massicciamente impiegati nel periodo della raccolta (si stima che siano circa 200mila quelli di cui ci sarebbe bisogno). La preoccupazione delle aziende è che, nonostante la possibilità di regolarizzazione dei braccianti arrivata con il decreto Rilancio, non si faccia in tempo ad avere abbastanza lavoratori e buona parte del raccolto di frutta e verdura vada a finire al macero. Per questo Confagricoltura Mantova ha fatto un bando per trovare nuove candidature. “E’ stato aperto all’inizio del mese di aprile – spiega il presidente di Confagricoltura Mantova, Alberto Cortesi – e a oggi abbiamo raccolto 500 candidature, a dimostrazione della situazione di grave difficoltà che stanno vivendo molti settori economici”. Ma, aggiunge, “occorre ricordare che in questa attività di raccordo fra domanda e offerta a volte ci sono difficoltà legate soprattutto, alle professionalità, ai tempi e alle disponibilità”. Perché, dice, “l’esigenza principale delle aziende del nostro settore è quella di poter far rientrare i dipendenti precedentemente impiegati”.

Senza dimenticare il rischio che, i nuovi braccianti, ritornino precari quando le necessità del settore saranno terminate: vuoi perché sarà finito il picco di lavoro, vuoi perché, magari, nel frattempo saranno tornati quei lavoratori stranieri bloccati nei loro Paese per l’emergenza Covid, ma richiesti, per professionalità ed esperienza, da alcuni datori di lavoro del comparto agricolo. Perché di braccianti ne servono tanti, solo in provincia di Mantova circa 5mila per il periodo di raccolta. E ora che una delle battaglie per la regolarizzazione si è chiusa, con il via libera nel decreto Rilancio, rimane quella per il giusto salario: “Quella per la regolarizzazione”, dice Daniele Soffiati, segretario provinciale della Cgil Mantova, “è anche una battaglia per il giusto salario e l’applicazione dei contratti. Si potrebbero colpire in questo modo le aziende che sfruttano, togliendo loro la possibilità di ricattare i lavoratori, anche di casa nostra, minacciandoli di trovare chi è disposto a lavorare, per necessità, in condizioni peggiori”.

Dall’autista per le scuole all’agricoltore nei campi di meloni – L’azienda di trasporti per cui lavorava Diego Bocchi, autista di 34 anni con una innata passione per i viaggi, in difficoltà c’è andata non appena è iniziata l’emergenza e le scuole hanno chiuso. “Conducevo gli scuolabus e i bus turistici, soprattutto per i viaggi d’istruzione scolastici – racconta al fattoquotidiano.it – ma la azienda per cui lavoravo è entrata in crisi non appena è stata confermata la chiusura delle scuole. Da un giorno all’altro mi sono ritrovato in cassa integrazione, ma non mi andava di stare con le mani in mano”. Così Diego parla con i suoi datori di lavoro ai quali chiede di poter cercare un’attività per il periodo estivo, almeno fino a quando, a settembre, dovrebbe ricominciare il lavoro legato alle scuole: “Mi hanno garantito che settembre mi riprenderanno. Ma nel frattempo sono riuscito a trovare, anche grazie al bando di Confagricoltura, un lavoro nella Società Agricola Francescon che produce meloni e angurie. Un lavoro completamente diverso da quello che facevo prima, almeno in parte, perché è vero che ora confeziono meloni ma, essendo in possesso della patente necessaria, mi occupo anche dei trasporti. Sono felice e soddisfatto di quel che sto facendo e il lavoro mi piace. Fino a settembre sono tranquillo, poi vedremo”. È soddisfatto il titolare dell’azienda Bruno Francescon, ma ribadisce che non è una soluzione sufficiente: “Fra una ventina di giorni entreremo nel periodo clou per la raccolta ed è molto probabile che debba assumere altre persone. Magari proprio fra coloro che hanno aderito al bando”. Ma l’imprenditore solleva il problema della professionalità e dell’esperienza necessaria per certe figure come addetti alla valutazione del prodotto e organizzatori di gruppi di lavoro. Un’esperienza che non si può pretendere da chi proviene da settori lavorativi diversi: “E’ un ottima iniziativa reclutare anche chi viene da altri lavori, ma io voglio anche che tornino in Italia coloro che sono con me da 15-20 anni, già pronti, per le operazioni di lavoro più delicate”.

Dai locali notturni alla raccolta di kiwi – Dai meloni ai kiwi, la storia di Maicol Bondavalli, 33 anni, corre sul filo di un cambiamento totale di vita dettato dalla crisi e dalla perdita del lavoro. Da 10 anni è un uomo della notte, un lavoratore notturno, ma da lunedì la sua giornata lavorativa sarà alla luce del sole in una piantagione di kiwi dell’alto mantovano. “Da dieci anni lavoro nei locali notturni come barman – racconta – ma da quando l’emergenza coronavirus ha fatto chiudere i locali e i bar ho perso il lavoro. Mi sono trovato improvvisamente senza lavoro, senza stipendio e senza ammortizzatori sociali e, devo dire, che inizialmente mi sono fatto prendere dal panico. Poi ho iniziato a guardarmi intorno alla ricerca di un lavoro, senza troppi pregiudizi”. Il bando di Confagricoltura gli offre l’opportunità di provare un’occupazione che l’ha sempre affascinato perché era quella del nonno, che da piccolo andava ad aiutare nei campi: “Lunedì inizierò a potare piante di kiwi per l’azienda Boccola di Pozzolo e sono molto felice di quest’opportunità. Un cambio di vita che mi affascina, un’occasione che colgo con grande ottimismo. Passerò dalla confusione alla pace dei campi e questo non mi dispiace”.

Nella stessa azienda inizierà a lavorare, sempre da lunedì, anche Edoardo Gnoato, 28enne diplomato in agraria che in questi anni è passato da un lavoro saltuario all’altro, senza mai trovare stabilità. “Per quanto mi riguarda – spiega – quella che mi sta offrendo il bando di Confagricoltura è l’opportunità che cercavo per andare a lavorare in un settore che amo come quello agricolo. Adoro la calma, la tranquillità, il contatto con la natura, con gli animali. Ma fino a oggi ho trovato lavori saltuari e non proprio con queste caratteristiche, a parte l’ultimo che stavo facendo come apprendista in una ditta di giardinaggio. Ma anche quest’esperienza si è conclusa a causa dell’emergenza”. Anche Gnoato lavorerà quindi nell’azienda che coltiva kiwi su un terreno di 6 ettari e che grazie al bando di Confagricoltura è riuscita a reperire parte della manodopera necessaria in questo periodo: “Le operazioni di diradamento e potatura – spiega il titolare Giorgio Boccola – richiedono un buon numero di lavoratori e iniziative come questa ci stanno aiutando a trovarli. Se l’esperienza con i nuovi assunti (13 a oggi, ndr) andrà bene siamo disponibili a proseguirla anche quando verrà il tempo della raccolta (per i kiwi settembre-ottobre, ndr). Molti inizieranno lunedì e nei primi giorni faremo loro formazione, l’importante è che non abbiano fretta e non si vergognino a chiederci un aiuto in caso di necessità”.

Dal cuoco all’autista per un vivaio di fiori – E’ passato da pentole e fornelli a guidare un furgone per un vivaio Matteo Margonari, 47enne diplomato alla scuola alberghiera e cuoco da 22 anni: “Ho sempre fatto le stagioni sul lago di Garda – racconta – e avrei dovuto riprender a marzo. Ma l’emergenza sanitaria ha bloccato tutto, anche il mio lavoro. Quando sono venuto a sapere dell’opportunità lavorativa offerta dal bando non ci ho pensato due volte. In una settimana mi hanno chiamato e ho iniziato il nuovo lavoro”. Matteo si trova bene, ha tutte le patenti e adesso guida il furgone del vivaio alle porte di Mantova per cui lavora, La Valle dei Fiori. “Un lavoro completamente diverso da quello che ho sempre fatto e per cui ho studiato – ammette – ma va benissimo. Poi, finita l’emergenza, spero di poter tornare a fare il cuoco”.

È una soluzione di fronte a una crisi economica senza precedenti, ma che, da sola, non può bastare. “Continueremo su questa strada”, conclude il presidente di Confagricolutra Mantova Cortesi, “con la consapevolezza che un problema di questo tipo necessita di interventi diversi“.

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