Ascolti sempre alti, che sfiorano i sette milioni di spettatori e il 25% di share, ogni giovedì in prima serata su Rai Uno, “Vivi e lascia vivere” per la regia di Pappi Corsicato e con Elena Sofia Ricci è un vero e proprio fenomeno televisivo. Al centro della storia c’è una madre in difficoltà, che mente per sopravvivere. Attorno a lei ruotano i tre figli, un ex fidanzato dai trascorsi non limpidissimi e le amiche che la seguiranno in una nuova avventura lavorativa. Uno dei figli, Giovanni, è interpretato dal ventenne Giampiero De Concilio. Un personaggio che si evolve, puntata dopo puntata, e che alla fine scopre di essere attratto dai ragazzi. Nella scorsa e penultima puntata, Giovanni bacia intensamente il fratello della sua ragazza, a pochi metri da lei. Una lunga scena diretta magistralmente da Pappi Corsicato, che non ha destato polemiche, nonostante fosse in onda in prima serata e sulla rete ammiraglia della Rai. Abbiamo incontrato Giampiero, che ci ha spiegato i motivi del successo della scena e di tutta la serie.

Perché è piaciuta “Vivi e lascia vivere”?
Sicuramente non solo il fatto che molta più gente è rimasta a casa, a causa della pandemia. Credo sia piaciuto molto l’intreccio della storia, che parla di famiglie che si distruggono e si riuniscono. Credo che quello che ha stupito sia stata l’assoluta onestà con la quale abbiamo affrontato le tematiche affrontate. Una trama nuova, molto interessante con una madre costretta a mentire alla sua famiglia, mettendosi in una posizione scomoda. Ha detto a tutti che il marito è morto, quando non è vero. Nel momento in cui si scopre la bugia, a casa di chi ci guardava si sono create le divisioni tra innocentisti e colpevolisti. Il personaggio di Elena Sofia Ricci nel suo essere divisivo, si è rivelato vincente.

Il tuo personaggio, Giovanni, capisce di essere attratto dai ragazzi, in particolare dal fratello della sua fidanzata. Un bacio su Rai Uno che, alla fine, non ha destato scalpore. I tempi sono cambiati?
Vero. Non si grida più allo scandalo. Sono cambiate molte cose dall’altro famoso bacio gay di ‘Un medico in famiglia’ nel 2016. La società in Italia si è evoluta, anche velocemente. Finalmente credo sia assodato il concetto sacrosanto che l’amore è uguale per tutti. Credo anche che il regista Pappi Corsicato abbia con maestria girato la scena del nostro bacio, dando alla scena una delicatezza e una eleganza estetica rara. Un bacio sospeso nel tempo. Credo che quella scena sarebbe potuta arrivare nella sceneggiatura anche prima o in un altro momento. In quel preciso istante, Giovanni si trova con la sua ragazza vicino, ma decide di baciare suo fratello. Questa dinamica – anche se può apparire contorta – ha dato più valore a quel gesto.

Hai provato imbarazzo a baciare sul set Matteo Oscar Giuggioli?
Ma no! Alla fine era un movimento meccanico. Pappi Corsicato ha fatto tutto il resto, regalando una magia speciale al bacio.

Con Elena Sofia Ricci avevi già recitato in “Che Dio ci aiuti 4”, com’è stata ritrovarla sul set dopo quattro anni?
‘Che Dio ci aiuti’ nel 2016 è stato il primo lavoro che ho fatto in televisione. Facevo parte di uno dei ragazzi problematici della serie. Sono cresciuto tanto artisticamente, grazie a quell’esperienza. Elena Sofia Ricci, da allora, non l’ho più vista, e ritrovarla sul set dopo quattro anni è stato bellissimo. Lei è una grande attrice e la bravura la si riconosce anche perché ti lasci trascinare senza problemi. Artiste come Elena Sofia Ricci ti portano dentro il loro gioco e ti danno consigli utilissimi. Poi ero anche felice perché ci siamo ritrovati di nuovo e abbiamo condiviso tanti momenti belli.

La svolta è arrivata grazie al cinema “Un giorno all’improvviso” di Ciro D’Emilio con Anna Foglietta, hai ricevuto diversi premi e riconoscimenti. Come ti ha cambiato la vita?
È stato il primo passo verso il cinema ai massimi livelli, da protagonista. Avevo deciso di allontanarmi un po’ dalla tv e dopo due-tre anni di spettacoli e laboratori teatrali, ho tentato il provino per questo film. Ma l’ho fatto senza molta convinzione. Poi stato stato scelto. Non ringrazierò mai abbastanza il regista Ciro D’Emilio, che ha creduto in me. Una nuova dimensione rispetto alla tv. C’è stato un percorso di preparazione tre mesi prima. Artisticamente ho capito che devo ancora lavorare tanto, ma ho anche capito che non c’è alcuna differenza tra tv, cinema e teatro quando sei sempre onesto in qualsiasi cosa tu faccia.

Hai già in programma una nuova serie, stavolta per Mediaset, puoi anticiparci qualcosa?
Si intitola “Inchiostro contro piombo” con Claudio Santamaria e diretta da Piero Messina, Ciro D’Emilio e Stefano Lorenzi. Manca ancora qualche scena da chiudere, abbiamo dovuto lasciare il set di Palermo a causa della pandemia. Dovremmo ricominciare a giugno: sarà strano ritrovarsi, avendo a che fare con le rigide misure di sicurezza. È stato bello cimentarsi con un altro personaggio e in un’altra dimensione. Io sarò il giovane fotoreporter Gigi Petyx, che ha fotografato per anni Palermo e la Sicilia. Ha iniziato con lo storico quotidiano di Palermo ‘L’ora’, era il periodo degli attentati di mafia e lui era sempre pronto lì sul posto a documentare tutto.

Ci sono altri progetti per il prossimo futuro?
Con la compagnia del Nuovo Teatro Sanità abbiamo in progetto di portare un nuovo spettacolo teatrale ‘Plastilina’ a luglio, a Palazzo Fondi. Un testo forte che parte dai ragazzini di buona famiglia che si divertono in un modo violento, fino a quando ci scappa il morto. Sono molto felice se riusciremo a portare in scena lo spettacolo, in un momento così difficile come quello che stiamo vivendo. Quindi va benissimo, ci saranno tante mascherine, una sedia vuota e una occupata, rispetteremo le distanze di sicurezza, ma ripartire è importante.

Come hai trascorso il periodo di lockdown?
A casa mia a Napoli. Ho approfondito la mia passione per le lingue, quindi mi sono messo sotto con l’inglese e il francese, utili anche per il lavoro che faccio. Studiare le lingue apre molto la mente. Poi ho letto moltissimi romanzi, storie di marinai della mia terra. Poi ho anche sostenuto diversi provini a casa…

E come hai fatto?
Ho fissato il cellulare su un treppiedi, messo assieme con l’adesivo e mi sono ripreso. Poi ho mandato i video alla produzione. Ammetto che è stata una esperienza frustrante, senza nessuno che ti dà indicazioni. Però di positivo c’è che il cinema non si è fermato, nemmeno durante la pandemia. Ho scoperto ottime possibilità facendo i provini, diversificando anche i ruoli un po’ marinaio un po’ calciatore, uomo di terra. È molto importante per me andare oltre le cose ‘comode’ e andare alla scoperta di terreni inesplorati.

Con quali registi ti piacerebbe lavorare?
Direi con tutti, i nomi sono sempre quelli. Non voglio dimenticarne qualcuno, quindi non faccio nomi. Però devo dire che in questa fase della mia crescita artistica, mi piacerebbe far parte di un’opera prima – come è successo con ‘Un giorno all’improvviso’ – o un’opera seconda. Penso che in questa occasione ci possa essere un bello scambio tra me e il regista.

Hai lasciato lo studio per buttarti subito nella recitazione?
Ho capito al Liceo che avrei fatto questo mestiere. Sono sempre andato bene negli studi. Fare un tour teatrale è sfiancante, anche se una esperienza meravigliosa. Logora fisicamente, perciò ho preferito dedicarmi solo alla recitazione e non andare all’Università.

Sembri molto legato alla tua terra, lasceresti Napoli per Roma?
Per niente al mondo! Alla fine con il treno in un attimo si arriva a Roma. Per ora non ho avuto problemi e lavorativamente mi sono sempre organizzato bene. Non potrei fare a meno del mare e del mio teatro. Non voglio fare il ‘terrone’ a tutti i costi (ride, ndr), Roma è bellissima, davvero, ma il mare di Napoli è imbattibile.

Nonostante tu sia giovanissimo compari poco su Instagram, perché?
Non amo mostrarmi, nonostante faccia l’attore, sono molto timido e non condivido tanto della mia vita privata. Mi piace, invece, pubblicare tutto della mia vita lavorativa, credo sia importante e comporti dei vantaggi. Ho sempre paura che, pubblicando qualcosa di me, io venga etichettato per un qualcosa che non mi rappresenta. Credo sia importante il mistero che gravita attorno all’attore.

Quale etichetta non sopporti?
Quando mi dicono ‘hai un volto da fiction’. Lo trovo frustrante, soprattutto perché cerco sempre di fare tante cose e diverse. Per fortuna ci sono persone che credono in me e guardano oltre.

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