L’Unione europea si è congratulata con Israele per il nuovo governo, ma non le ha teso la mano. Anzi, Bruxelles ha messo in guardia Tel Aviv: nel caso in cui le sue intenzione di annettere le colonie in Cisgiordania siano messe in pratica “l’Ue e i suoi Stati membri non riconosceranno alcuna modifica delle frontiere del 1967 se non concordata da israeliani e palestinesi”. In risposta, Israele ha espresso molta delusione perché “ancora una volta” le dichiarazione dell’Ue ignorano le “minacce che il Paese affronta”. Tanto che il ministero degli esteri israeliano è arrivato a definire quella di Bruxelles “una diplomazia del megafono“.

Pochi festeggiamenti per Tel Aviv che il 17 maggio ha dato il via al nuovo governo Netanyahu-Gantz. L’Unione europea ha concesso giusto qualche parola di congratulazioni per la nascita del nuovo esecutivo e ha preferito concentrarsi sulla possibilità, annunciata dal premier dopo aver ottenuto la fiducia, di estendere la legge israeliana agli insediamenti in Cisgiordania. Secondo il premier israeliano, questo passo avvicinerà la pace con i palestinesi e sarà condotto in coordinamento con gli Stati Uniti. Per l’Ue, invece, l’annessione di “qualsiasi territorio palestinese occupato”, sarebbe “contraria al diritto internazionale“, ha sottolineato il portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue Josep Borrell. L’Unione ha espresso molta preoccupazione e ha sollecitato “fortemente Israele ad astenersi da qualsiasi decisione unilaterale”. La soluzione dei due Stati, “con Gerusalemme come capitale futura per entrambi gli Stati – ha aggiunto il portavoce – è l’unico modo per garantire pace e stabilità sostenibili nella regione”.

Non è della stessa idea il ministero degli Esteri israeliano che ha reagito duramente alle dichiarazioni dell’Alto rappresentante. “La diplomazia del megafono non sostituisce il dialogo diplomatico e non farà avanzare il ruolo che l’Ue persegue”, ha dichiarato il portavoce Lior Haiat, citato dal Times of Israel. Ancora una volta, secondo il ministero degli Esteri, l’Unione europea non ha considerato la “condizione di pericolo” in cui si trova il Paese. Ma, anzi, si è concentrata solo sul tema della legge internazionale a proposito del presunto piano israeliano di applicare la sovranità su valle del Giordano e altre zone in West Bank.

Non è la prima volta che tra Ue e Israele si arriva al confronto pubblico. Solo a gennaio il fronte europeo aveva condannato la decisione di Tel Aviv di costruire circa 2mila nuova unità abitative per portare 1 milione di israeliani nei prossimi 10 anni in Cisgiodania, in grandissima parte nei territori rivendicati dalla Palestina. Secondo Bruxelles, questo provvedimento era illegale e “un grave ostacolo al raggiungimento della soluzione a due Stati e una pace giusta, duratura e globale, come ribadito da una risoluzione Onu“.

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