“Non è il commissario a dover rifornire le farmacie né i loro distributori, né si è mai impegnato a farlo. Né sono io a dover rifornire Confcommercio, Conad Federdistribuzione e Coop”. Il prezzo non condiziona l’approvvigionamento e la dimostrazione è il fatto che la rete della grande distribuzione “funziona”, visto che nei supermercati sono state vendute “19 milioni di mascherine in una settimana”. Così il commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri, risponde alle polemiche sulla scarsità di dispositivi di protezione. Le mascherine a 50 centesimi più Iva, prezzo deciso dallo stesso commissario, dal 4 maggio – giorno del via alla Fase 2 – sono costantemente carenti, in particolare nelle farmacie. Presa di posizione che ha scatenato nuovamente la replica di Federfarma che ribadisce la sua versione sul motivo delle carenze: “Troppi controlli, troppe regole, margini troppo bassi per chi le produce e per chi le importa, che ovviamente preferisce, per guadagnare di più, ‘dirottarle’ verso altri Paesi come la Spagna, dove il prezzo finale delle mascherine è stato fissato a circa 1 euro. Il risultato: in questi Paesi hanno le mascherine, noi no. E in tutto questo qualcuno ha anche il coraggio di dare la colpa ai farmacisti italiani accusandoli addirittura di nasconderle per motivi economici”, risponde Vittorio Contarina, presidente di Federfarma Roma e Lazio e vicepresidente di Federfarma nazionale.

“Da inizio emergenza abbiamo distribuito 206,8 milioni di mascherine. Nell’ultima settimana abbiamo distribuito 36,2 milioni di mascherine alle regioni“, rivendica Arcuri in conferenza stampa alla Protezione Civile. Annunciando anche la firma “nei prossimi giorni con l’associazione dei tabaccai, che ha 50mila punti vendita nel paese”. “Abbiamo sottoscritto i primi due accordi non esclusivi (con la grande distribuzione e con la distribuzione dei farmacisti, ndr) e confidiamo di farne altri ancora con reti di distribuzione altrettanto massicce”, spiega Arcuri.

L’accordo anche con i tabaccai era già stato annunciato a inizio maggio, ma la formalizzazione dell’intesa procede a rilento. Così come la produzione italiana di mascherine, che entrerà a pieno regime solo nei prossimi mesi. Per ora cinque aziende italiane hanno cominciato a produrre i dispositivi made in Italy. Anche per questo, secondo quanto si apprende, il governo starebbe lavorando all’ipotesi di semplificare la normativa e non è escluso che alcuni interventi possano essere inseriti nel decreto Rilancio. Secondo i distributori di farmaci le cause della carenza di mascherine sono i troppi intoppi burocratici e le difficoltà di rifornimenti dalla Cina. Il commissario lunedì ha replicato che la colpa invece è di “due società di distribuzione che hanno dichiarato il falso non avendo nei magazzini i 12 milioni di mascherine che sostenevano di avere”.

“Il prezzo delle mascherine chirurgiche che è stato fissato a 50 centesimi più Iva e resterà quello. La speculazione non c’è più e non tornerà”, conferma Arcuri. “L’ipotesi che il prezzo condizioni l’approvvigionamento delle mascherine è destituita di fondamento“, sostiene il commissario rispetto a un’altra critica arrivata dai distributori. “Le associazioni che hanno sottoscritto l’accordo con noi hanno possibilità di ricevere la compensazione del maggior prezzo che hanno pagato per rifornirsi di mascherine”, spiega Arcuri. “È successo che per una distribuzione la rete funziona e per l’altra non funziona. Gli approvvigionamenti della grande distribuzione funzionano. I cittadini vanno al supermercato e le mascherine le trovano…”, dice il commissario. Riportando che “nell’ultima settimana i supermercati e la grande distribuzione hanno venduto 19 milioni di mascherine al prezzo di 50 centesimi più l’Iva“. Arcuri ribadisce quindi che l’assenza dei dispositivi nelle farmacie “non è dovuto al prezzo calmierato ma ai problemi nel sistema di distribuzione delle farmacie”. “Io posso integrare le forniture per i distributori di farmacie, ma non posso essere le loro forniture”, aggiunge ancora Arcuri.

La replica di Federfarma – “È arrivato il momento di raccontare tutta la verità sulla storia delle mascherine”, dice Contarina a seguito delle accuse da parte del commissario Arcuri. “Sin dal primo momento della crisi, il forte aumento di domanda di mascherine, oltre a causare una drammatica carenza su tutto il territorio nazionale, ha comportato un aumento vertiginoso dei prezzi alle farmacie”, evidenzia il vicepresidente di Federfarma. Poi prosegue: “Successivamente sono arrivati i necessari controlli da parte dei Nas e della Guardia di Finanza, a tappeto in tutta Italia”. “Siamo stati additati da molti come approfittatori e affamatori del popolo”, sostiene Contarina, sottolineando che “si contano sulle dita di una mano le multe elevate nei confronti di colleghi per atteggiamenti speculativi. Siamo sull’ordine di una trentina di casi su 19mila farmacie in Italia”. “Poi è arrivata la querelle dei certificati: veri, falsi, verosimili, non autentici, non accreditati. Ma chi fa entrare in Italia queste mascherine non dovrebbe avere il compito di controllare questo aspetto?”, aggiunge.

Contarina arriva dunque all’annuncio del 27 aprile: mascherine a 50 centesimi. “Come si fa a vendere milioni e milioni di pezzi di un prodotto sul quale una farmacia ci rimette 50 centesimi al pezzo? I farmacisti giustamente insorgono e finalmente il Commissario convoca un tavolo con aziende produttrici, Protezione Civile, distribuzione intermedia e Federfarma per correre ai ripari. Alla fine di questo incontro si decide che le farmacie avrebbero acquistato a 0,40 euro + IVA e avrebbero le avrebbero vendute a 0,50 euro + IVA”. Ancora Contarina: “Evito di raccontare le scene dei cittadini infuriati che ci danno dei ladri perché in televisione il Governo ha detto 50 centesimi mentre noi eravamo tenuti a venderle a 61 centesimi“. Quindi si arriva ai ritardi e alla carenze di questi giorni, che secondo Federfarma sono da attribuire alle decisioni di commissario e governo. Vittorio Contarina conclude: “Queste accuse sono ingiuriose e vergognose e chiedo ufficialmente le scuse e la solidarietà da parte delle Istituzioni ai farmacisti italiani. Pretendiamo rispetto da parte dello Stato, se non altro per i colleghi che si sono sacrificati dando la vita per il proprio Paese”.

Ritardi anche sui test sierologici – I test sierologici su 150mila italiani sono in ritardo perché si è dovuta attendere la norma sulla privacy. Questa la risposta di Arcuri: “Il 26 aprile il nostro compito era concluso – ha rivendicato il commissario – abbiamo bandito e accelerato la gara e trovato il fornitore, giudicato il più eccellente dagli scienziati che ha messo a disposizione gratuitamente 150mila test. Oggi è il 12 maggio, cosa è successo? Si è dialogato – ha spiegato – con l’Agenzia per la privacy che ha il dovere di tutelare la privacy dei cittadini e si è attesa la norma”. Sabato quella norma è stata emanata, ha aggiunto, “e da lunedì sono iniziate le operazioni per avviare i test sierologici”.

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