Il termometro è sotto lo zero all’Estadio Pocitos di Montevideo. È il 13 luglio 1930. Francia e Messico sono una di fronte all’altra. Sono in attesa del fischio che dia ufficialmente inizio alla prima edizione della Coppa del Mondo di calcio. Per raggiungere l’Uruguay (sede di quella edizione) i francesi sono stati costretti a una traversata di due settimane sul transatlantico Conte Verde. Sono partiti il 21 giugno da Villefranche-sur-Mer, condividendo il viaggio assieme a Romania, Jugoslavia e Belgio, le altre compagini europee presenti. Per la Francia essere in Uruguay è quasi un obbligo. L’ideatore della manifestazione è il francese Jules Rimet, presidente della FIFA.

E francese è anche la prima rete nella storia dei mondiali. La mette a segno un operaio della Peugeot, Lucien Laurent. Il torneo però rappresenta una delusione. Dopo la vittoria inaugurale per 4-1 contro i messicani, per la Francia arrivano due sconfitte per 1-0 contro Argentina (che poi arriverà in finale) e Cile. Tre partite che rappresenteranno anche le ultime apparizioni con la maglia dei blues del capitano e leader di quella spedizione: il centrocampista pied-noir Alexandre Villaplane.

Nato ad Algeri, il 12 settembre del 1905, si trasferisce in Francia a sedici anni, cominciando a giocare per il Football Club de Séte. È bravo con il pallone tra i piedi Villaplane. Talmente tanto che già nel 1926 fa il suo esordio in nazionale. È il primo francese di origine africana a giocare per i blues. Nel 1929 Villaplane passa al Racing Club de Paris in cambio di un ingaggio. Un lusso per l’epoca. In Francia il professionismo è infatti ancora vietato. Al mondiale sudamericano è il punto di riferimento di tutto il calcio francese. Un ruolo che perderà molto presto.

Siamo nel 1932. In Francia il professionismo viene autorizzato e Villaplane è acquistato dall’Antibes, una piccola realtà che punta a diventare una grande squadra in breve tempo. Il campionato francese è diviso in due gironi. Le vincitrici di ciascun raggruppamento si affrontano in una finale per il titolo nazionale. L’Antibes di Villaplane batte uno a zero il Cannes nello scontro diretto per l’accesso all’ultimo atto contro l’Olympique Lillois (l’antenato dell’odierno Lille). Quella finale, però, non si disputerà mai. Emerge, infatti, un tentativo di corruzione durante la partita vinta dall’Antibes per cinque a zero contro il Fivois. Villaplane viene sospettato di essere uno degli artefici della truffa. È un colpo definitivo per la sua carriera. Si trasferisce prima al Nizza e poi al Bastidienne di Bordeaux, dove però viene ricordato più per gli allenamenti saltati e il disinteresse per le prestazioni in campo. Invece, è sempre più frequente e problematica la sua presenza negli ippodromi, nei bordelli e nei pub. Nel 1935 finisce anche in carcere per uno scandalo legato alle corse dei cavalli. Dalle gare truccate si passa agli atti di banditismo e al contrabbando d’oro.

Ed è proprio per questi reati che Villaplane è rinchiuso presso la Prison de la Santé di Parigi nel 1940, quando i tedeschi entrano a Parigi. Appena l’ex capitano della Francia viene rilasciato Henri Chamberlin lo contatta. È il capo della Carlingue, la Gestapo francese. Villaplane vuole approfittare il più possibile della occupazione tedesca e così diventa un collaborazionista. La sede della Carlingue è al numero 93 di rue Lauriston. Diverrà un luogo tristemente famoso. Cacciano, catturano e torturano ebrei, partigiani e ogni altra sorta di “nemico del Reich”. Villaplane viene promosso anche sottotenente delle SS. Per i nazisti è la “SS Maometto”. Diventa uno degli uomini di riferimento della Brigade Nord-Africain, organizzazione composta interamente da immigrati nordafricani.

Quando il 25 agosto 1944 Parigi viene liberata dagli Alleati, molti collaborazionisti vengono arrestati. Tra questi c’è anche Villaplane. Quando aveva capito che i tedeschi avrebbero perso la guerra, aveva provato a ripulirsi l’immagine, proteggendo alcuni ebrei francesi e sostenendo di aver salvato la vita a decine di persone. Sarà tutto inutile. Processato dal Tribunale della Senna, l’ex capitano della Francia viene condannato a morte per alto tradimento, responsabilità diretta in almeno dieci omicidi e cospirazione con il nemico. Il 26 dicembre 1944, presso Fort Montrouge, Villaplane è di fronte al plotone d’esecuzione. Davanti a quei connazionali che, 14 anni prima, lo vedevano come l’icona del calcio francese.

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