Un provvedimento per ordinare agli impianti di lavorazione della carne di rimanere aperti nella speranza di sedare così le paure di molti cittadini di rimanere senza cibo dopo che diversi impianti sono stati chiusi per il coronavirus. Per il decreto esecutivo Donald userà il Defence Production Act, che permetterà di classificare la lavorazione della carne come infrastruttura cruciale, mantenere aperti gli impianti e prevenire la carenza di pollo, maiale e altre carni sugli scaffali dei supermercati, nonostante le preoccupazioni per la salute dei lavoratori. Una decisione che, scrive Bloomberg, apre “la resa dei conti tra le gigantesche compagnie produttrici di carne americana e i sindacati e gli attivisti che vogliono proteggere i lavoratori durante la pandemia”. A farsi avanti per primo il sindacato United Food and Commercial Workers: ha ricordato che almeno 20 persone impiegate nella lavorazione di carne e alimenti sono morte e che 5mila addetti al confezionamento della carne sono risultati positivi o costretti all’autoquarantena.

L’emergenza Covid-19 ha infatti costretto molti stabilimenti a rallentare la loro produzione e due dei più grandi impianti di lavorazione di carni della nazione a chiudere. A lanciare l’allarme nei giorni scorsi è stata la Tyson Foods, uno dei colossi americani nel settore. John Tyson aveva infatti detto, con un’inserzione a piena pagina sul New York Times e senza giri di parole, che la catena di distribuzione del cibo è stata interrotta. “Gli allevatori americani – aveva spiegato – non sanno dove andare a vendere il loro bestiame così milioni di animali tra polli, maiali e bovini saranno uccisi a causa della chiusura dei nostri impianti di lavorazione”. Ha anche aggiunto che ci sarà meno carne disponibile nei punti vendita finchè non si riuscirà a riaprire. Tyson Foods impiega 100 mila persone e, a causa del Covid-19, è stata costretta a chiudere i suoi stabilimenti in Indiana e Iowa.

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