di Rosanna Mazzia*

In molti, in questi giorni, hanno guardato positivamente all’attenzione posta da parte di famosi architetti sui borghi come soluzione ai problemi resi evidenti dall’emergenza sanitaria.

E anche la nostra Associazione saluta con favore tale interesse ma, coerentemente all’impegno di tutti questi anni, ci sentiamo in dovere di riportare al centro del dibattito nazionale i borghi e non il rapporto della città con il “fuori”.

Dobbiamo essere consapevoli che i piccoli comuni rappresentano per il nostro Paese un sistema complesso, che da nord a sud e dall’Appennino alle coste non è un indistinto territorio dove potersi rifugiare, inseguiti magari dalle fobie metropolitane.

Quale è dunque il futuro dei borghi ipotizzato in questi giorni?

I borghi come il giardino, un pezzo di orto o le logge milanesi dove si va a vivere “a tempo” sapendo poi di poter tornare in città. I borghi dove si va a lavorare per una multinazionale che ha sede a Roma. E tra i primi, sono chiamati all’appello i borghi abbandonati in cui non è difficile acquistare una casa ad un euro.

Ma non avevamo sostenuto che i borghi hanno il diritto ad essere riconosciuti come luoghi? Che non solo i lavoratori ma anche il lavoro – grazie alle nuove tecnologie – va portato nei borghi? E se meritano i borghi abbandonati, degli altri che di spopolamento muoiono più lentamente, cosa ne facciamo?

E’ condivisibile il principio della proposta che le aree metropolitane debbano adottare i borghi ma va evitato che, con questa logica, ci si possano ritrovare i tavolini dei locali di Torino sulle Alpi e quelli di Napoli sulla costa, coniugando, così, l’esigenza di distanziamento sociale e l’aspirazione a prendere un caffè in un ambiente incontaminato.

Abbiamo molto apprezzato l’intervento della Sottosegretaria Laura Orrico circa la necessità di delocalizzare i flussi turistici nei piccoli borghi, concentrandosi soprattutto sul valore della dimensione umana.

Ed è questo ciò su cui i Borghi Autentici, da anni, hanno lanciato la propria proposta: le comunità e l’incontro con il turista che viene condotto “per mano” a diventare cittadino temporaneo e a occuparsi del territorio stesso che lo ospita.

Le necessarie misure di distanziamento sociale ci stanno negando (speriamo ancora per poco) la possibilità di soddisfare queste legittime aspirazioni ma ci chiedono di ripensare all’idea stessa di viaggio (alle motivazioni, ai comportamenti individuali, alle relazioni con gli ospiti).

Passata l’emergenza, molto ci sarà da riflettere su come ripartire e, soprattutto, da dove.

Negli ultimi anni, come sappiamo, l’attenzione ai borghi come destinazione è cresciuta e il mercato turistico ha esaltato valori quali la presenza diffusa di cultura, l’attenzione alla bellezza e la “lentezza” offerta ai visitatori.

Più che questi elementi a fare la differenza è, però, la considerazione che il borgo, e non altre destinazioni di massa, è per sua vocazione il luogo della vacanza “vissuta”, dei rapporti fiduciari, di esperienze specifiche e costruite su misura.

E’ così possibile un’offerta turistica ripensata in funzione di un nuovo modo di viaggiare in sicurezza e attento alla salute del viaggiatore: nei nostri Borghi Autentici – in assenza dell’affollamento tipico delle città – è consentito il giusto distanziamento ma sono garantiti contesti che conservano il “significato profondo della prossimità”.

Una prossimità da cui, oggi, dobbiamo nostro malgrado “prendere le distanze” ma che è (e sarà ancor di più nei prossimi anni) il valore aggiunto della proposta turistica dei borghi e che andrà formulata non necessariamente (e non solo) nella sua declinazione fisica ma nella conferma di un percorso di conoscenza e di rapporto fiduciario tra viaggiatore e destinazione.

È necessario, guardare con occhi diversi a questo “tempo di attesa” e fare dell’attesa (della fine della crisi ma più in generale del periodo programmato per una partenza) un periodo importante per approfondirne la conoscenza della futura destinazione, rafforzare la fiducia nelle comunità che ci ospiteranno e preparare l’esperienza di visita.

In attesa di superare le distanze imposte dall’attuale situazione di pericolo sanitario (ma anche di “spaesamento” sociale) è opportuno iniziare a pensare ad uno specifico percorso (e relativi strumenti) per un “patto di amicizia” tra la comunità che si prepara ad accogliere e l’ospite che arriva, dandosi così appuntamento.

Per queste ragioni accogliamo con grande favore la proposta della Sottosegretaria Orrico di un Festival dei Borghi. L’Associazione Borghi Autentici d’Italia è pronta ad ospitarlo nei suoi borghi e lancia un appello anche alle Regioni affinché si possa rilanciare la costruttiva collaborazione con i Comuni (già rodata in occasione dell’Anno dei Borghi nel 2017) ripartendo proprio dall’iniziativa interregionale Borghi Viaggio Italiano.

*presidente Associazione Borghi autentici d’Italia

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