Nuova fiammata del rendimento dei Btp italiani durante la prima seduta della settimana che vedrà i leader europei riunirsi per prendere decisioni sul pacchetto di misure economiche in risposta al coronavirus. Il tasso di interesse dei titoli decennali italiani è arrivato a superare a fine mattinata l’1,96%, il massimo dalla fine di giugno 2019 quando l’Italia rischiava la procedura di infrazione per deficit eccessivo. Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund tedeschi si è di conseguenza allargato a oltre 245 punti. In chiusura il tasso di interesse ha ripiegato a 1,94 con lo spread a 242 punti. Questo nonostante continuino forti acquisti da parte della Bce, che evidentemente stanno compensando solo in parte le forti vendite da parte di alcuni operatori.

A soffrire sono stati i titoli sovrani di tutta l’Europa del Sud: i tassi sui decennali della Spagna e del Portogallo hanno toccato i massimi da un mese a questa parte. Ad innervosire i mercati sono le trattative tra i partner europei sull’uso del fondo salva Stati e soprattutto sulla possibilità di emettere titoli di debito comuni. In caso contrario l’Italia dovrebbe continuare ad indebitarsi contando solo sulle sue forze e pagando interessi molto alti, considerato che da tempo i Paesi del Nord Europa emettono titoli decennali a tassi negativi.

Se Francia, Italia, Spagna, Portogallo e almeno altri quattro Stati sono favorevoli all’emissione di eurobond, la cancelliera tedesca Angela Merkel oggi ha di nuovo respinto questa possibilità ribadendo nella seduta del gruppo parlamentare della Cdu che sarebbero la” strada sbagliata”.


In un editoriale uscito sul Financial Times, Wolfgang Munchau scrive che “l’Italia è più in pericolo di quanto pensi l’Eurozona” a causa dell’impennata del rapporto debito/Pil e in Germania non c’è sufficiente comprensione del potenziale impatto catastrofico sul suo settore finanziario e sulla sua economia di un eventuale default di Roma.

Sul fronte azionario sono state deboli tutte le piazze europee, con Piazza Affari maglia nera anche se in chiusura ha recuperato mettendo a segno un +0,05%. L’incertezza dell’economia globale legata alla pandemia si lega al forte calo del petrolio in caduta libera verso i 12 dollari. A risentirne più di altri i titoli legati all’energia con Eni che a Milano ha perso l’1,78 per cento.

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