Secondo le stime di Assomusica (Associazione Italiana Organizzatori e Produttori Spettacoli di Musica dal vivo), a causa della crisi economica causata dalla pandemia del Covid-19, a fine maggio saranno in totale 4.200 gli eventi saltati, che comporteranno 63 milioni di perdite in poco più di due mesi per il solo settore del live. A questi dati si aggiungono anche le perdite legate all’indotto, che Assomusica stima di 130 milioni di euro. Numeri importanti, che mettono a repentaglio anche il lavoro dei tantissimi autonomi che contribuiscono a mettere in piedi l’allestimento e la costruzione di strutture per concerti e altri eventi temporanei. Un argomento ovviamente che sta a cuore alle agenzie live, vicine ad Assomusica: ora si è ottenuto dal governo l’introduzione di voucher in sostituzione dei biglietti acquistati, che consente allo spettatore di non rinunciare al proprio concerto e alle aziende di non andare in default. Ma non solo.

“Chiediamo al governo – ha detto a Vanity Fair Ferdinando Salzano, a.d. di Friends And Partners, che fa parte della multinazionale tedesca Cts Eventim con Vertigo, D’Alessandro e Galli e Vivo Concerti – un salario minimo per i lavoratori autonomi della filiera dello spettacolo che garantisca a chi oggi non ha tutele un salario minimo garantito e un credito Iva che le aziende piccole, medie e grandi dello spettacolo vantano nei confronti dello stato per la specifica tipologia di attività. Crediamo che il credito Iva debba essere garantito ed erogato regolarmente perché permette di far fluire una liquidità che consente e consentirà alle aziende si sopravvivere fino a quando non rivedremo la luce”.

Clemente Zard, CEO di Vivo Concerti, a FqMagazine aggiunge anche altre riflessioni: “A mio avviso questo è uno dei momenti più duri che il nostro settore abbia dovuto affrontare. L’orizzonte temporale è molto lungo, e purtroppo data la natura delle nostre attività temo che potremo ripartire in ritardo rispetto ad altre filiere. È davvero importante che dal governo arrivi una proposta di sostentamento per i lavoratori autonomi che possa garantirne la sopravvivenza professionale finché non si vedrà uno spiraglio di ripartenza”.

“Aggiungo anche che sarebbe importante velocizzare quei processi burocratici per la riconversione produttiva, – continua Zard – per cui moltissimi operatori del nostro settore, dalle industrie produttrici di materiale scenografico per gli spettacoli fino ai tecnici e ai professionisti che lavorano intorno ai palchi potrebbero evitare di fermarsi e insieme dare un contributo significativo a quelli che invece ora sono impegnati su molti fronti. Oltre a questo, bisognerebbe iniziare a parlare di opzioni e scenari possibili del prossimo futuro, in modo da preparare tutta la filiera a capire come ripartire nel modo migliore. Tutti coloro che lavorano nel nostro settore non vedono l’ora di ricominciare a fare musica, e se ci organizziamo ora al meglio sono certo che succederà, insieme a tutti i grandi professionisti che fanno grande l’intrattenimento live”.

La multinazionale Live Nation nel frattempo ha istituito un fondo mondiale #CrewNation per gli autonomi, che lavorano per la realizzazione dei loro concerti: “Ci siamo impegnati con una donazione di 5 milioni di dollari all’apertura del fondo e a contribuire ulteriormente al fine raggiungere un totale di 10 milioni di dollari in seguito alle donazioni di artisti e fan”.

In queste settimane i lavoratori dello spettacolo non sono rimasti con le mani in mano e si sono organizzati. È nata, infatti, la piattaforma di servizi #Chiamatenoi, che riunisce professionisti e aziende del comparto dell’organizzazione di eventi e che raduna in un unico elenco le professionalità spendibili in settori diversi da quello dello spettacolo. Quindi non solo nell’emergenza che riguarda la costruzione di ospedali temporanei, ma anche nelle molte situazioni di necessità per la ripresa nei mesi a venire. “Siamo una forza lavoro importante, al momento rimasta senza lavoro, – dichiara Emilio Simeone, tecnico audio e portavoce del progetto – che preferirebbe essere impiegata in settori diversi dal solito, ma con le stesse necessità, anziché ricorrere all’assistenzialismo per i mesi nei quali tutti gli eventi pubblici, a carattere musicale, culturale, sportivo sono stati cancellati o posticipati”.

Anche le grandi case discografiche si sono adoperate per venire incontro ai collaboratori e che versano in gravi difficoltà. Enzo Mazza, presidente della FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), ha sottolineato e confermato a FqMagazine che qui in Italia “i lavoratori autonomi accedono al bonus 600 euro se sono appunto con partita iva oppure ai fondi dello Spettacolo. Inoltre come SCF (Società di gestione dei diritti musicali, ndr) abbiamo garantito la ripartizione di 6 milioni di euro tra etichette e collecting artisti. Con tutta la gente costretta a lavorare in smart working non era così scontato, ma almeno abbiamo garantito liquidità”.

La Sony Music Group internazionale ha messo in campo 100 milioni di dollari. Attraverso un fondo, Sony fornirà supporto non solo per l’assistenza per le persone impegnate in attività mediche e di pronto intervento per combattere il virus ma anche supporto ai membri della comunità creativa nel settore dello spettacolo, che è stato fortemente danneggiato economicamente dalla diffusione del virus

Universal Music Group comunica che “sono previste diverse forme di assistenza (come anticipi senza royalty ed esenzioni dalle tasse, tra gli altri) per aiutare gli artisti, i cantautori e le etichette indipendenti legate alla multinazionale. Stiamo anche fornendo ai nostri artisti strumenti e piattaforme per raggiungere i fan e generare entrate, quando non sono possibili tournée e altre apparizioni dal vivo. Abbiamo anche lanciato All Together Now: Stay Connected per supportare i lavoratori della musica, maggiormente colpiti dal virus”.

Mentre Warner Music ha appoggiato la racconta fondi Music Cares Covid-19 Relief Fund. “Stiamo sostenendo gli sforzi coraggiosi dei professionisti medici di tutto il mondo, oltre ad aiutare i musicisti a ferire maggiormente questa crisi”, dichiara il CEO dell’azienda Steve Cooper.

Fioccano nel frattempo anche iniziative collaterali che supportano gli artisti medi e piccoli, anche loro a partita iva e che hanno bisogno di supporto. Spotify dà supporto agli artisti con un progetto volto a sostenere diversi enti che raccolgono fondi. Il progetto si chiama Spotify Covid-19 Music Relief e consiste nel suggerire enti benefici verificati che raccolgono fondi a sostegno di artisti e musicisti, invitando gli utenti Spotify a dare il proprio contributo per amplificare così il più possibile la portata delle azioni di sostegno. Spotify intanto ha donato 10 milioni di dollari. Infine anche l’etichetta indipendente Carosello Records si adopera per sostenere i propri artisti più piccoli. “Carosello ha deciso di garantire non solo il regolare pagamento di rendiconti, anticipi e fatture, ma ad ulteriore supporto metterà a disposizione nuove economie per finanziare gli artisti, qualora ne avessero necessità, – spiega in una nota l’etichetta – per la realizzazione di studi di registrazione casalinghi o qualsiasi cosa possa essere necessaria al regolare svolgimento della loro produzione artistica”.

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