La Via Crucis del Venerdi Santo presieduta stasera da Papa Francesco sul sagrato di San Pietro e per la prima volta non al Colosseo, trasmessa in mondovisione, sarà del tutto inedita e a quanto si apprende presenterà anche alcune novità. Il Pontefice, stasera dalle 21, presiederà una inedita Via Crucis a causa della pandemia e leggerà le preghiere al termine di ognuna delle quattordici stazioni. La celebrazione sarà trasmessa in diretta su Rai 1 e Tv2000 a partire dalle 20.50.

Sarà il cappellano del carcere di Padova, don Marco Pozza, curatore delle meditazioni, a portare la croce in una piazza San Pietro deserta per l’emergenza coronavirus e la passerà ai vari rappresentanti che si avvicenderanno nelle 14 stazioni. Particolarmente toccante sarà il lungo silenzio sulla piazza deserta, illuminata dalle fiaccole, quando, alla dodicesima stazione al termine della lettura del Vangelo ‘E detto questo spirò‘ si illuminerà la croce e il Papa si inginocchierà ai suoi piedi. Ai piedi del ventaglio, il crocifisso di San Marcello, il crocifisso del miracolo venerato dai fedeli romani per la liberazione dalla peste.

Le meditazioni quest’anno sono state affidate alla casa di reclusione di Padova ‘Due Palazzì con la supervisione del cappellano don Marco Pozza e della volontaria Tatiana Mario. Bergoglio, in un messaggio alla casa di reclusione, ha ringraziato i detenuti perché la loro voce non resterà anonima ma sarà un pò quella di chi nel mondo si trova in quella condizione. Nelle meditazioni c’è la testimonianza dell’ergastolano che in carcere ha trovato il riscatto, quella dei genitori di una figlia vittima di femminicidio uccisa insieme all’amica del cuore da un uomo senza pietà, ma anche la ‘via Crucis’ lunga dieci anni di un sacerdote accusato ingiustamente ed infine assolto.Quattordici persone hanno raccolto l’invito di Papa Francesco e hanno meditato sulla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Nel dettaglio, il condannato al 41-bis racconta di come in carcere abbia trovato la sua “salvezza” e l’occasione di riscatto; c’è poi il dramma di genitori che hanno perso una figlia vittima di femminicidio. Un altro detenuto racconta di avere perso il suo “nome e ormai mi chiamano con quello del reato di cui la giustizia mi accusa”. Un condannato per spaccio di droga scrive che l’attività di pusher per lui ” valeva più del lavoro di mio padre”. Nelle quattordici stazioni anche il drammatico racconto della figlia di un detenuto che dice: “Conosco le città non per i loro monumenti ma per le carceri che ho visitato”. Nelle meditazioni, la ‘via Crucis’ di un sacerdote che per dieci anni si è dovuto difendere da false accuse e alla fine è stato assolto: “Sono rimasto appeso alla croce per dieci anni e la vergogna mi aveva fatto pensare di farla finita”. Quindi, la testimonianza di un magistrato di sorveglianza che si appella alla pena rieducativa: “Non posso inchiodare un uomo alla sua condanna. La vera giustizia è quella che passa dalla misericordia”. La tredicesima stazione è curata da un frate che lancia l’allarme: “Il carcere continua a seppellire uomini vivi”. Infine l’agente di Polizia penitenziaria: “In carcere ricordo ai detenuti che nessun peccato avrà l’ultima parola”. Inviato da iPhone

Memoriale Coronavirus

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