Senza stipendio e senza ammortizzatori sociali per affrontare la quarantena. È il caso dei circa 700 dipendenti degli Ipab, gli istituti pubblici di assistenza e beneficenze della Sicilia, strutture pubbliche che si occupano dell’accoglienza degli anziani. Sono in attesa di una riforma da vent’anni (legge 328 del 2000): il governo regionale ha vagliato diversi progetti , senza mai promulgare una nuova legge che chiarisca il futuro di questi enti, oggi rimasti senza soldi. Dal 2018 tutto è fermo in commissione Bilancio all’Assemblea regionale siciliana. E in attesa di stabilire il futuro degli enti, la Regione non paga i dipendenti, ufficialmente impiegati pubblici, ma di fatto senza salario. Intanto molti di loro continuano a lavorare assistendo gli anziani nelle varie strutture siciliane.

Proprio il periodo di quarantena, durante il quale molte famiglie monoreddito stanno registrando gravi problemi economici, ha fatto riemergere però il caso dei dipendenti delle strutture Ipab. In alcuni istituti, come nel caso della provincia di Trapani, gli impiegati attendono l’arrivo addirittura di ben 136 mensilità. E non possono neanche contare su eventuali aiuti previsti dallo Stato. Ufficialmente, infatti, sono ancora tutti regolarmente assunti: percepiscono ogni mese la busta paga, ma non l’accredito con lo stipendio.

“È una situazione dell’incredibile oltre al danno per questi lavoratori arriva anche la beffa. I dipendenti Ipab, anche di quelli non attivi, non sono stati licenziati e quindi non sono disoccupati, né sono al lavoro. La conseguenza è che non percepiscono alcuna retribuzione. Vivono una sorta di limbo”, dice Gaetano Agliozzo, segretario regionale funzione pubblica Cgil Sicilia.

Solo quelli che non riescono più a convivere con questa situazione si sono licenziati, altri attendono una riforma già varata in quasi tutte le regioni italiane: “Alcuni – spiega il sindacalista – non vogliono rinunciare al posto pubblico e attendono quindi che la situazione si risolva. Avevamo progettato un sit-in per il mese di marzo, davanti alla Regione Siciliana, ma poi è saltato tutto per il Coronavirus”. A sostegno dei lavoratori ci sarebbe anche un’altra legge, questa regionale (22/1986) che prevede l’assorbimento del personale nei ranghi comunali in caso di estinzione di un Ipab. Una norma rimasta lettera morta.

Capita anche, come nel caso limite di Agrigento, che i dipendenti siano rimasti da più di un anno – dal febbraio del 2019 – senza anziani da accudire, visto che la struttura è stata dichiarata non agibile per “carenze igienico – sanitarie”: l’immobile che ospita l’istituto, infatti, cade a pezzi. “Da pochi giorni ci siamo autosospesi – spiegano da Villa Betania, ad Agrigento – ma non rientriamo in nessun beneficio previsto dallo Governo. Non abbiamo alcun diritto, non esistiamo per nessuno. Abbiamo soltanto il dovere di pagare le tasse perché risultiamo impiegati. Noi siamo pure pronti a dare una mano in questa situazione di emergenza, con le nostre competenze, ma nessuno ci ascolta”.

La “chiusura” è arrivata da un anno ma i dipendenti (ormai rimasti solo in 5) non ricevono soldi dal dicembre 2017. La situazione non cambia nelle altre città come ad Acireale, in provincia di Catania, all’Ipab “Oasi Cristo Re”, commissariata: dipendenti senza stipendio da quasi 5 anni e nessun anziano da accudire, visto che sono stati tutti trasferiti in altre strutture. L’acuirsi della problematica Ipab legata all’assenza di sostegno per le 700 persone , ha prodotto l’ennesima interrogazione sul tema, da parte del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale. “I lavoratori – dicono i deputati regionali – stanno vivendo un dramma nel dramma. I dipendenti Ipab non hanno diritto ad ammortizzatori sociali, ordinari o in deroga né dispongono dei requisiti necessari per accedere alle forme di sostegno al reddito per lavoratori autonomi”.

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