Pavel, tifoso del Neman Hronda, squadra di una cittadina della Bielorussia vicino al confine con la Polonia, ha raccontato a un giornale locale quella che è la richiesta sua e dei suoi compagni di tifo: “Siamo gli unici in Europa ad andare allo stadio, è assurdo. Chiediamo alla federazione di sospendere il campionato”. Poche ore dopo, durante la partita che i suoi han vinto 2-0, i sostenitori del Neman hanno esposto uno striscione di solidarietà nei confronti di tutti i tifosi del mondo che non possono andare a sostenere la propria squadra; i tifosi bielorussi si trovano dall’altra parte della staccionata. A vedere le partite loro ci possono andare, ma preferirebbero che gli venisse impedito di farlo, perché vorrebbe dire che il loro paese ha capito la gravità di questa pandemia che sta colpendo tutto il mondo.

Si, perché se manifestazioni planetarie come le Olimpiadi e gli Europei vengono rinviate, se tornei storici come Wimbledon vengono addirittura cancellati, cosa mai successa prima se non per ragioni belliche, esiste un Eldorado che sembra poter fregarsene del coronavirus: è la Bielorussia, la Russia Bianca. Dal 1994 questa ex repubblica sovietica è il giardino di casa del presidente Aleksandar Lukashenko, che da 26 anni governa ininterrottamente il paese con dei metodi che sorridono alla dittatura, come sottolineano i suoi (pochi) detrattori. Lukashenko, che non ha mai nascosto di essere stato tra i pochi ad aver votato nel 1991 contro lo scioglimento dell’Unione Sovietica, è convinto che la reazione di tutto il mondo nei confronti del Covid-19 sia solo una sorta di “psicosi collettiva”, e che non ci sia nessun reale pericolo. “Qui non ci sono virus . Questo è un frigorifero. Gli sport, in particolare quelli sul ghiaccio, sono la migliore medicina anti-virus”, ha detto mentre ancora indossava mazza e pattini da hockey, lo sport nazionale bielorusso che lui non perde occasione di praticare. I numeri ufficiali dicono che nel Paese ci siano circa 100 casi, con solo due morti, ma avere qualche dubbio sul fatto che questi non siano cifre del tutto attendibili è quanto meno legittimo. La Bielorussia quindi non si è fermata: la vita continua, i ristoranti sono aperti e, quindi, inevitabilmente, anche il calcio e il suo massimo campionato – Vyšėjšaja Liha – è regolarmente iniziato con l’arrivo della primavera, come da programma.

Il calcio in Bielorussia è da sempre il fratello minore dell’hockey, la vera passione dei suoi abitanti. Anche negli anni in cui molti oligarchi russi hanno iniziato a investire nel calcio, mossi da mire di guadagno o dalla volontà di ripulire qualche denaro sporco, nessuno ha mai preso in considerazione questo campionato, rimasto così inevitabilmente nella periferia più buia del calcio europeo. Negli ultimi anni – era il 2018 – si è parlato del calcio di questa zona solo perché associato a Diego Armando Maradona, che per qualche settimana è stato molto vicino a diventare l’allenatore della Dinamo Minsk, squadra di cui è anche stato nominato presidente onorario. Oggi Maradona e la Dinamo hanno ancora un bel rapporto, tanto che di recente gli hanno regalato una Harley Davidson, ma alla fine non se n’è fatto niente e del calcio bielorusso ci si è dimenticati velocemente

Oggi, grazie al fatto di essere l’unico torneo ancora in corso in tutto il continente, e uno dei pochi a livello mondiale insieme a quello del Nicaragua e del Burundi, il campionato bielorusso è tornato a far parlare di sé. Secondo quanto riporta la Reuters, la federazione di recente ha raggiunto un accordo per trasmettere le sue partite in 10 paesi diversi, tra cui Russia, Israele e India. Alexsandr Hleb, per distacco il miglior giocatore di sempre della Bielorussia, uno che ha giocato con Barcellona e Arsenal e che oggi fa il commentatore per una tv locale, a metà tra il serio e il faceto ha invitato Messi e Ronaldo ad andare a giocare lì: “Tutto il mondo – ha detto – ormai guarda il nostro calcio e chi non lo fa, dovrebbe iniziare a farlo”.

Se quella di Hleb può suonare come una provocazione, non c’è niente di ironico nel modo in cui Lukashenko continua a voler gestire la crisi. “Bisogna andare a lavorare – va avanti a sostenere – e bere vodka”. Insieme a fare continuamente molte saune, è questo il “vaccino” da lui proposto. Se i calciatori vengono comunque costantemente monitorati, con misurazioni della febbre e tamponi non appena si verificano dei sintomi riconducibili al virus, non si può dire che i tifosi ricevano le stesse attenzioni. Per proteggere la loro salute la federazione si è limitata a imporre una sanificazione degli stadi prima e dopo ogni partita, ma nulla oltre a questo. Se il Presidente sembra volersi fare beffe del coronavirus, non sono dello stesso avviso i tifosi, che infatti hanno ridotto del 50% rispetto all’anno scorso la loro presenza alle partite. Le immagini di queste prime giornate, facilmente trovabili online in streaming, evocano quelle di un campionato post apocalittico, con poco più di mille persone sugli spalti, alcuni con guanti e mascherine, altri a torso nudo. Nelle ultime ore la federazione ha deciso di sospendere i campionati a livello giovanile, ma non sembra per niente interessata a prendere in considerazione le richieste che i tifosi come Pavel hanno iniziato a rivolgerle, invitando i vertici del calcio ad avere il coraggio di fermare tutto. Lukashenko e i suoi al momento però continuano a far finta di niente, forse per guadagnare qualche soldo in più, forse semplicemente per rimettere la Bielorussia sulla mappa del calcio europeo.

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