Altro che inquinamento prodotto allo scarico: secondo uno studio condotto dalla Emissions Analytics, società britannica specializzata nella misurazione delle emissioni, l’impatto dell’auto sull’ambiente è da attribuirsi prevalentemente all’usura di pneumatici e freni. Quest’ultima può generare emissioni fino a 1.000 volte superiori rispetto a quelle prodotte dal normale funzionamento di un motore termico.

Questo tipo di particolato “non da combustione” è stato misurato attraverso test effettuati sulle gomme e sugli impianti frenanti di un veicolo di taglia medio-piccola, con pneumatici nuovi e gonfiati secondo le indicazioni riportate a libretto. Ne sono risultate emissioni di particelle pari a 5,8 grammi per chilometro percorso: un’enormità se si pensa che i limiti di emissione sui gas di scarico impongono che dal tubo di scappamento non escano più di 4,5 milligrammi di particolato per chilometro.

Ad allarmare è pure il fatto che questi valori si alzano ulteriormente nel caso che il veicolo marci con pressioni di esercizio non corrette – ovvero, quando le gomme sono sgonfie – o se l’autovettura percorre strade particolarmente dissestate, ritenute più “abrasive”. Non solo, quanto più l’automobile è pesante e dotata di pneumatici di grandi dimensioni, tanto più viene generato particolato dalle ruote. Il che mette sotto accusa i suv ma anche i veicoli elettrici, mediamente molto più pesanti di quelli termici di pari segmento.

Attualmente non esiste una regolamentazione per questo tipo di emissioni ed Emissions Analytics ritiene che esse costituiscano la maggior parte del particolato primario – ovvero quello immesso direttamente dall’uomo nell’ambiente – originato dal traffico veicolare. Giova ricordare, però, che alcuni costruttori di freni, come l’italiana Brembo, stanno studiando sistemi di cattura del particolato, da installare in prossimità della pinza e in grado di convogliare il flusso d’aria delle particelle verso un punto di filtraggio.

“Adoperare pneumatici di qualità superiore e gonfiarli sempre come indicato dal costruttore, è un modo per ridurre questo genere di emissioni”, spiega in una nota ufficiale Nick Molden, amministratore delegato di Emissions Analytics: “L’industria automobilistica potrebbe dover trovare modi per ridurre anche il peso del veicolo. Ma c’è bisogno di una precisa regolamentazione per combattere questo problema”. Oltre che di pneumatici e sistemi frenanti più rispettosi dell’ambiente.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L'abbiamo deciso perchè siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un'informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Suzuki, dal primo telaio tessile alla fuoristrada Jimny. Una storia lunga 100 anni

next
Articolo Successivo

Coronavirus, Ferrari riprenderà la produzione il 14 aprile. Fornitori permettendo

next