Renault, Belloni: “Twingo oltre le attese. Le icone? Capitolo chiuso, ma a Parigi ci sarà una sorpresa”
Arnaud Belloni, direttore marketing globale di Renault parla del successo delle nuove icone del marchio, della sfida elettrica, del rapporto con arte e sport e del modo in cui l’intelligenza artificiale sta cambiando il dialogo con i clienti. Una conversazione a tutto campo su elettrico, retrofuturismo, arte e intelligenza artificiale in cui emerge che la casa della Losanga vuole restare popolare, ma con ambizioni sempre più ampie.
Dopo Renault 5, Renault 4 e Twingo, il capitolo delle reinterpretazioni storiche si chiude qui?
“Per quanto riguarda le icone pure, cioè le vere reinterpretazioni dei modelli del passato, in questo momento sì. La chiave del successo è restare fedeli al concetto originale, senza cadere nell’impostura. Nei prossimi mesi, però, vedrete nomi familiari Renault su registri diversi, non retrofuturistici. Al Salone di Parigi ci sarà una sorpresa, ma non si tratterà di modelli destinati alla produzione: serviranno soprattutto a misurare la percezione del pubblico”
Twingo è l’elettrica da 20 mila euro che molti attendevano. Che cosa vi aspettate da questo modello?
“Il successo di Twingo sta andando oltre le nostre aspettative. Nei Paesi dove è stata lanciata, Francia e Germania, vende meglio di Renault 5, che pure continua ad andare molto bene. E non c’è cannibalizzazione: sono clienti aggiuntivi. Anche l’Italia sarà tra i primi mercati e avrà un ruolo importante. In generale, Renault oggi è avvantaggiata dalla sua strategia a due gambe: elettrico puro e full hybrid. In Nord Europa l’elettrico cresce con forza, mentre in mercati come Italia e Spagna restano molto rilevanti ibrido e GPL. Noi possiamo rispondere a entrambe le esigenze”
Quanto pesa la storia di Twingo, soprattutto in mercati come quello italiano?
“Moltissimo. Tra le tre icone, Twingo è forse quella che beneficia di più del legame emotivo con il passato. La prima generazione è del 1992 e ancora oggi se ne vedono molte in giro. La nuova Twingo è molto fedele all’originale, ma più moderna e più pratica: ad esempio ha quattro porte, cosa che la prima non aveva. Credo che molti clienti sentissero la mancanza di quel tipo di auto”
Il ritorno delle icone è anche una risposta all’arrivo dei costruttori cinesi?
“No, avremmo fatto Renault 5, Renault 4 e Twingo comunque. Però è vero che l’arrivo di molti marchi cinesi, spesso con modelli simili e nomi poco riconoscibili, crea confusione. In questo senso, avere nomi come Twingo, Clio, R5, R4 o Espace è un vantaggio enorme. Ma il nome da solo non basta: i prodotti devono essere competitivi anche rispetto ai migliori modelli cinesi”
Rafale e Austral sembrano quasi premium. Come si alza la percezione del marchio senza perdere accessibilità?
“L’accessibilità resta centrale, ma oggi si declina su più livelli. Abbiamo modelli come Clio, Captur e Twingo per l’accessibilità di prezzo, e Scenic, Austral e Rafale per segmenti superiori. Anche la strategia sui motori aiuta: elettrico e full hybrid ci permettono di coprire esigenze e budget diversi. Rafale, in particolare, ci ha riportato nei segmenti C e D con una proposta originale. Ora la sfida è rendere democratico l’elettrico anche nei segmenti più alti”
Renault aprirà un museo. Che rapporto ha il marchio con arte e cultura?
“Abbiamo sempre avuto un legame con l’arte, fin dai tempi di Louis Renault. Oggi stiamo lavorando a un museo che aprirà a Flins a fine 2027, dove riuniremo la collezione di auto storiche e quella di arte contemporanea. Abbiamo orientato molti acquisti verso la street art, perché il nostro campo naturale è la strada. Per noi non è semplice marketing: un cliente oggi compra anche un certo art de vivre francese, latino, europeo”
Renault investe molto in tennis e rugby. Perché questa scelta?
“È stata una scelta ragionata. Il calcio ci dava visibilità, ma non ci aiutava a parlare a nuovi clienti. Con modelli come R5, R4, Twingo, Scenic, Rafale e Austral volevamo raggiungere un pubblico più giovane, più sofisticato e con maggiore capacità di spesa. Il Roland Garros e il rugby ci permettono di presidiare valori come passione, correttezza, fair play e inclusione”
E quanto conta l’impegno sociale legato allo sport?
“Conta molto. Renault resta un brand popolare nel senso più nobile del termine. Con il programma Give Me Five finanziamo campi da tennis nei quartieri popolari per rendere questo sport più accessibile. Nel rugby abbiamo sostenuto anche la nazionale femminile francese. La reputazione si costruisce anche così: non solo vendendo auto, ma ascoltando la società”
Avete tagliato i costi di marketing del 40% e accentrato molte funzioni a Parigi. Come si concilia tutto questo con la necessità di restare locali?
“La nostra strategia è glocal: circa 70% globale e 30% locale. La supervisione creativa è centralizzata per garantire coerenza e qualità, ma poi adattiamo i contenuti ai singoli mercati quando serve. Lo stesso concept può funzionare in Europa e in America Latina, ma con interpreti, riferimenti e sensibilità diverse”
Come state usando l’intelligenza artificiale nel marketing e nel rapporto con i clienti?
“La usiamo molto, ma con attenzione. Sui nostri siti stiamo integrando un motore di ricerca basato su Google Gemini, che permetterà ai clienti di fare domande in modo naturale. L’AI entrerà sempre più anche nelle auto, con l’evoluzione dell’avatar RENO. Ci permette inoltre di conoscere molto più rapidamente il profilo dei clienti e di reagire prima. Ma c’è un rischio: se usata male, può appiattire la personalità dei brand. È uno strumento potente, non un fine”.