Difficile, se non si è provato, comprendere il dramma di milioni di persone che oggi hanno un cuore che sanguina due volte. Sono gli italiani all’estero, tra cui molti giovani che non hanno una vera storia di classica emigrazione, ma in questi anni a migliaia hanno dovuto lasciare l’Italia per cercare futuro all’estero.

Un popolo di milioni di italiani, che oggi soffrono anche per quello che stiamo soffrendo noi qui, in questa Italia in trincea. Soprattutto soffrono perché non possono venire ad aiutarci, non possono tornare qui a produrre mascherine, ad aiutare gli anziani a domicilio, a sviluppare app che rendano più efficace lo stare a casa, a fabbricare disinfettanti o presidi di prevenzione… sono bloccati nei loro paesi ospitanti (in guerra anch’essi) e guardano da lontano il dramma che vivono le loro famiglie al nord come al sud, di questo paese in guerra.

Certo la guerra sarà mondiale, ma una cosa è combatterla in patria, una cosa è combatterla da stranieri in un paese straniero. Noi italiani stiamo combattendo in trincea. Lo fanno i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari sul territorio e nei laboratori, le donne e gli uomini che assicurano l’energia, l’acqua e la pulizia delle città, le forze dell’ordine, i giornalisti inviati nei territori lombardi dove l’incendio virale impazza, i volontari, quelli che assicurano la logistica, i negozianti che garantiscono i generi alimentari, i farmacisti.

Una eroica e continua prima linea fatta di persone che spesso cadono, perché sanno di essere esposti e nonostante ciò avanzano imperterriti sapendo di essere spesso beffati dal nemico invisibile.

Quello che mi colpisce in questi giorni è l’invisibilità cui tutti siamo costretti da mascherine, guanti, sciarpe o scaldacollo tattico. E’ questa una guerra tra invisibili: il nemico, che può nascondersi ovunque, e noi stessi che dobbiamo esserlo perché chiunque potrebbe trasportarlo inconsapevolmente. Anche i nostri italiani all’estero sono ormai invisibili, ma il loro cuore sanguina doppio come il nostro.

Siamo tutti in trincea nelle nostre case, e dobbiamo farlo perché le prime linee davanti a noi stanno cadendo al nord, e forse anche al sud la battaglia sarà durissima. Restare a casa non è solo una regola, ma la modalità più efficace di essere una parte fondamentale nella battaglia. Siamo tutti sempre partigiani. Anche gli italiani all’estero lo sono, perché grazie alle loro rimesse interi territori riescono a vivere da sempre. Siamo tutti partigiani invisibili e alla fine dobbiamo vincere questa guerra, a tutti i costi. Dopo potremo tornare a coltivare le rose.

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